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giovedì 19 aprile 2012

Rappresentazione del Genere

 

L'immagine è un grande cerchio, simile ad una ruota, in cui ogni colore sfuma nel successivo.

Il rosso rappresenta il "femminile", l'arancione il "genderqueer femminile", il giallo il "genderqueer", il verde rappresenta il "genderqueer maschile", il blu il "maschile", il viola l'"androgino". Al centro di questa ruota troviamo un'area grigia dai bordi sfumati che si fonde con ogni colore, essa rappresenta il "neutro".

Intorno all'intero cerchio c'è un anello bianco, anch'esso non è netto e sembra piuttosto incandescente, rappresenta il "pangender". Al di la del cerchio è il colore nero, anch'esso è una rappresentazione, quella del "senza genere".

E' una realtà sicuramente incompleta, non ha la pretesa di essere una perfetta rappresentazione del genere. Più il tentativo di decentrare il concetto di maschio e femmina visto che la maggior parte delle altre rappresentazioni descrivono tutto il genere in base a questo dualismo.

Alcune note:

(1) La realtà Genderqueer comprende tutto ciò che non è strettamente maschio o femmina (compresi neutri, pangender, etc.) In questa rappresentazione però si è cercato di renderne evidenti le diverse anime, anche se in teoria ne restano fuori solo il "maschile" e "femminile".

(2) Non è detto che una persona debba collocarsi in un punto esatto dello schema, potrebbe coprire intere aree o più punti o punti diversi durante l'arco della sua vita, come nel caso dei Genderfluid.
Un individuo potrebbe sentirti sia maschio, che femmina, che androgino, che neutro, che genderqueer o un qualsiasi numero di altre cose. Si può anche essere un mix di Genderless e qualcos'altro.


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martedì 27 marzo 2012

Orientamento Sessuale delle persone GenderQueer

Siamo consapevoli che l'orientamento sessuale e il genere siano due concetti distinti. Questo concetto è relativamente facile da comprendere nel contesto di identità cisgender. Ma come funziona l'orientamento sessuale per genderqueer o transgender? Parliamone.

Prima di procedere voglio precisare che "genderqueer" è un termine relativamente nuovo che ha significati diversi per persone diverse. Io lo uso preferenzialmente per tutte le persone che non si identificano come cisgender (incluse, ma non limitatamente a, persone che si identificano come transgender, bigender, tri-quater-some-gender, two-spirit e a-gender) invece di fare un elenco esaustivo ogni volta che ho bisogno di fare un punto a riguardo.

Inoltre, vale la pena notare che l'"orientamento sessuale" è a sua volta un termine complesso, a suo modo limitante. Lo uso qui per impiegare un termine con cui almeno la maggior parte delle persone ha familiarità e che descrive una combinazione di attrazione fisica, emotiva/romantica e spirituale.

Prima di parlare di come "funziona" l'orientamento sessuale per gente genderqueer  è importante capire come funziona l'attrazione.

Per un momento, smettiamo di pensare in termini di cisgender-genderqueer, e pensiamo solo all'attrazione. L'attrazione è qualcosa che viene dall'interno. Ci sono molte teorie riguardo a cosa alimenti l'attrazione e sul da dove provenga. Io sostengo la teoria per cui l'attrazione è il risultato dell'interpretazione del subconscio delle influenze ormonali, mentre il dare una sensazione di attrazione è il risultato della nostra capacità di socializzare e della consapevolezza di sé. Cioè l'attrazione è in gran parte fuori dal nostro controllo, ma come si riesca a darle un senso e ad agire mediante essa, dipende solo da noi.

Questi concetti riguardo l'attrazione sono validi sia per persone cisgender che genderqueer.

Senza arrivare ancora a parlare di attrazione cisgender o genderqueer, ma ancora riguardo all'attrazione in generale, cosa gioca un ruolo importante nella danza dell'attrazione: l'identità (o le identità) dell'altra persona o le vostre? Un sacco di persone etero cisgender dicono che se diventassero (attraverso intervento magico forse) del genere opposto, rimarrebbero comunque ancora etero.

L'orientamento sessuale non dipende dal genere. Se improvvisamente si divenisse di un diverso genere, si sarebbe ancora attratti dalle stesse persone, altrimenti sarebbe cambiato anche il proprio profondo io. Ora, questo è complicato, perché si potrebbe sostenere che, se si diventasse di un genere diverso, probabilmente si avrebbe un diverso mix di ormoni in circolo, ma non era quello che si intendeva ottenere. Ricordate, era coinvolta la magia.

Ciò che è importante e che sto suggerendo è che l'attrazione (realmente, assolutamente) riguarda l'altro e non assolutamente il sé. Anche se ciò potrebbe essere difficile da immaginare ("Ho solo e sempre immaginato il mio pene entrare in una vagina", mi disse una volta un tizio, con mia gioia), è così. O almeno nella maggior parte dei casi è così. Comprendere l'identità è come utilizzare il lato luminoso della forza: non ci sono assoluti (eccetto quello nel dire che non ce ne sono, naturalmente).

Al fine di rendere il tutto il più chiaro possibile, abbiamo bisogno di parlare la stessa lingua. Termini convenzionali usati per descrivere l'orientamento sessuale (etero-, omo- o bi-sessuale) non funzionano bene fuori dal contesto cisgender. Molti hanno sostenuto che non avrei dovuto usare questi termini nel mio articolo sui generi perché non prendono assolutamente in considerazione la gente genderqueer. Anche se questo è vero, i termini convenzionali (pur non includendo le categorie genderqueer) sono più accessibili per le persone che si approcciano a questi nuovi concetti, quindi ho deciso di tenerli.

Ho aggiunto però nuovi termini anche.

Androsessuale/Androfilico: attratto da maschi, uomini e/o mascolinità.

Ginosessuale/Ginefilico: attratto da femmine, donne e femminilità.

Skoliosessuale: attratto da persone genderqueer e transessuali e loro espressioni (persone che non si identificano come cisgender).

Pansessuale: attratto da tutte le persone, indipendentemente dal sesso biologico, dalla identità di genere o altre espressioni.

I termini sopra presentati sono di gran lunga più adatti a descrivere l'orientamento sessuale rispetto ai termini convenzionali, anche se non sono sicuramente perfetti. Bisogna ricordare che: le identità sono troppo numerose per creare una lista o un grafico o un articolo che le descriva tutte. Alcuni sostengono che la lista di cui sopra (e che questo articolo segue), non comprende ad esempio i third-gender (o fourth- o some-) o anche le persone two-spirit. Ma è almeno un passo verso la comprensione di un concetto incredibilmente complesso.

Proprio dalla lettura dei termini sopra, si dovrebbe iniziare ad avere un'idea di base di come funzioni l'attrazione per i nostri amici genderqueer. Se siete particolarmente veloci, vi sarete resi conto che non è troppo diverso da come funzioni l'attrazione per i nostri amici cisgender. Ancora troppo lontani? Sarà un piacere per me spiegare.

In breve, l'orientamento sessuale genderqueer funziona come quello dei cisgender. Gli individui sono attratti da un certo tipo di persone, da espressioni di mascolinità o femminilità, da manifestazioni fisiche di sesso e genere (seno e/ o capelli e/o pene e/o etc.) e anche da alcune auto-identità di genere che si assumono attraverso relazioni o ruoli sociali.

Se una persona genderqueer è attratta dalle donne, si definisce questa persona ginosessuale. Se una persona cisgender (uomo o donna) è attratta dalle donne, si potrebbe analogamente definire ginosessuale. Se una persona genderqueer è attratta da persone genderqueer, si direbbe che questa persona è skoliosessuale. Se una persona cisgender (uomo o donna) è attratta da persone genderqueer, si potrebbe dire che è skoliosessuale (vedete come questi termini sono maggiormente inclusivi?).

Quindi ripeto: l'orientamento sessuale genderqueer opera come l'orientamento sessuale cisgender. In realtà questi nuovi termini per esprimere l'orientamento sessuale funzionano altrettanto bene per le persone cisgender e per le persone genderqueer. Anzi, dovremmo fare in modo da adottarli nel nostro vocabolario.

Ma potrebbe non essere così semplice. Nulla riguardo all'identità è semplice. Ma si può semplificare. Prima di tutto smettiamo di pensare alla gente genderqueer come all'"altro" e troviamo altri modi per differenziare la gente cisgender e genderqueer, così si potrà iniziare a capirsi l'un l'altro, accettarsi l'un l'altro e legiferare lealmente uno per l'altro. Si spera, soprattutto riguardo all'ultimo punto.


by Sam

venerdì 16 marzo 2012

Binarismo & Fluidità

Due concetti importanti ruotano intorno alla scelta personale di genere: binarismo e fluidità.

Tutti coloro che si sono posti il problema di capire quale sia realmente il genere di appartenenza hanno individuato sicuramente i due opposti, maschile e femminile, ma molti sono concordi nell'affermare che non sono le sole opzioni disponibili, ma che, anzi, esse sono praticamente infinite, come porre i due estremi maschile/femminile su un segmento e considerare tutti gli infiniti punti che li uniscono. Considerando inoltre che c'è chi non si identifica né con un estremo, né con l'altro e neanche con le possibilità intermedie, quindi non solo è al di fuori del binarismo maschio/femmina, ma completamente al di la di queste definizioni non ritrovando in esse nulla che possa descrivere la loro identità di genere. Quindi possiamo affermare che le possibili identità di genere sono: maschile, femminile, un numero infinito di possibilità intermedie tra queste due opzioni, un numero infinito di possibilità al di la di esse.

Sulla modalità con la quale si sceglie e si mantiene la propria identità di genere poi, si innesta il concetto di "fluidità" che porta alla definizione di "genderfluid" per chi ci si riscontri. Secondo questo concetto i nostri generi sarebbero "fluidi" invece di essere rigidamente fissati. Nell'arco della vita si occuperanno diverse "stazioni" di genere spostandosi da una all'altra come normale evoluzione personale in quanto l'identità di genere non è considerata necessariamente stabile.

Sposando questi due concetti di binarismo (o non binarismo) e fluidità (o non fluidità) nascono alcuni equivoci. Chi considera l'identità di genere come fluida infatti finisce per attribuire questa caratteristica anche a persone transessuali "accusate" di poter tornare sui propri passi a piacimento, ignorando il percorso, il più delle volte sofferto e difficile, che hanno compiuto o stanno compiendo. Secondo questi individui niente affatto "fluidi" invece il concetto stesso di fluidità nega la lotta interna che si innesca con l'identità di genere e che è invece molto tipica delle persone transessuali, binarie e non, che si ritrovano in un vero e proprio conflitto di genere veicolato per lo più da pressioni esterne che svolgono un ruolo inibitorio sull'identità.

Purtroppo è molto complicato, per chi non si sia posto problemi riguardo al proprio genere, capire quale sia l'entità di questo conflitto interiore. Allo scopo di avvicinarci a tale concetto partiamo dall'inizio. Al concepimento a chiunque viene attribuito un sesso biologico che, all'atto della nascita, stabilisce il genere del nascituro, maschio/femmina (ci sono alcune eccezioni biologiche a questo concetto ma meriteranno un accurato discorso a parte). Lentamente, e il più delle volte attraverso il comportamento del resto del mondo nei confronti del bambino, si sviluppa l'identità di genere di questo individuo che è dipendente da come esso comincia a percepirsi. A seconda della discrepanza tra come esso si percepisce e come gli altri lo percepiscono (e quindi lo trattano) si lanciano i primi eventuali semi del conflitto di identità di genere. Se questa discrepanza è nulla o molto ridotta, va tutto al meglio, non c'è conflitto di nessun tipo e probabilmente l'individuo in questione non avrà nessun motivo che lo porterà ad interrogarsi sul proprio genere, vivrà serenamente senza neanche porsi il problema di cosa l'identità di genere sia. Se invece la discrepanza è ampia, se il genere "assegnato" non si adatta alla percezione di se stessi, allora si ricade in una situazione molto dolorosa della quale si prende sempre maggiore coscienza crescendo e non è detto che di pari passo si individuino le soluzioni a quello che innegabilmente viene percepito come un problema.

Molti definiscono questa fase come "cercare disperatamente di fermare un treno in corsa". Altri come il ritrovarsi in un corpo che non è il proprio, come se da qualche parte qualcuno avesse fatto un madornale errore. Non si hanno strumenti per capirsi, spesso si è ostacolati o sminuiti dai propri stessi familiari o dal proprio partner, si finisce per cumulare tante domande e nessuna risposta, soprattutto quando l'identità tanto cercata non ricade nel binarismo dei generi e quindi vengono a mancare anche le definizioni per lasciarsi capire. Questo e altro, analizzando le storie di diversi transgender se ne può avere prova, è il conflitto di identità di genere. E’ davvero una delle cose più complicate da comprendere per chi non ci sia passato, ma non si può assolutamente negare che di conflitto si tratti e come tale, può produrre una certa quantità di danni interiori.

Un tipico iter personale può vedere una persona nascere come donna ed essere allevata come tale, con pressioni sociali più o meno marcate a seconda del tipo di cultura che la circonda. Al liceo essa potrà cominciare a sentirsi come se non fosse esattamente una ragazza ma, mancando completamente tutte le conoscenze e gli strumenti per una corretta comprensione di questa inadeguatezza, è molto difficile che riesca ad identificarne le cause come dovute alla propria identità di genere. Nella prima maturità essa potrà definirsi come genderfluid, oscillando tra una definizione femminile e una genderqueer, finendo per non sentirsi affatto una donna ma continuando, per pace mentale, a tollerare che il resto del mondo si appelli a lei con pronomi femminili, almeno fino a che non sentirà che è arrivato il momento di ripudiarli del tutto. Percorso tipico e complesso anche considerando che restano davvero in pochi quelli che, avendolo intrapreso secondo le proprie caratteristiche e le proprie aspettative, lo dichiarano concluso. Il più delle volte si ritiene che esso continui in qualche modo, anche quando si è arrivati alla vera e propria riassegnazione, e che una parte di sé sia sempre in fase di assestamento o elaborazione, senza considerare i momenti di autocoscienza in cui è veramente difficile attribuire parole comuni al proprio sentire interno.

Per i transgender nient'affatto "fluidi" questo percorso è vissuto come un tormento, passare in inadeguate stazioni alla ricerca di sé è un atto doloroso. Ma è innegabile che molti transgender, arrivati alla fine del proprio percorso, spesso anche chirurgicamente e legalmente, si siano accorti che il loro nuovo genere non è quello adatto a definirli in quanto l'identità tanto agognata è al di là del binarismo dei generi. Allo stesso tempo molti genderqueer alla fine del loro percorso hanno trovato una propria serena collocazione all'interno dello stesso binarismo che pensavano non potesse definirli.

Nelle persone genderfluid, pur riconoscendo un percorso articolato di ricerca della propria identità, raramente si ritrova lo stesso senso opprimente di erroneità tipico degli individui transgender. Il loro più grande dramma è il non essere riconosciuti, da molti neanche considerati, se non addirittura accusati di finzione visto che la loro scelta non li porterà probabilmente mai sotto un bisturi o nell'aula di un tribunale per la riassegnazione del genere. Addirittura una delle accuse più inaspettate che viene loro rivolta viene proprio dal mondo transgender che li accusa di creare un "inutile scompiglio tra i generi" che ostacolerebbe l'accettazione da parte della società dei diritti transgender.

Io credo che la società non sia vittima di "inutile scompiglio tra i generi" dovuto alle persone genderfluid, credo piuttosto faccia molta fatica a capire chiunque faccia un percorso personale verso la propria identità di genere. Dividere il mondo in due categorie rende tutto più facile, peccato che le persone facili non lo siano affatto. Ognuno percorre la propria strada, ma va tenuto conto che per molti è sofferta, sceglie la definizione che maggiormente si avvicina al proprio sentire interiore, ma non è detto che sia immutabile o che riesca a descriverli pienamente, sceglie una tipologia di pronomi e non costa proprio nulla rispettarli e non lasciarsi ingannare dall'esteriorità solo perché quanto ne è al di sotto non risponde a canoni immediatamente classificabili.

mercoledì 14 marzo 2012

Come gestire il coming out per persone transgender o fuori dal binarismo dei generi

Le persone che hanno un'identità alternativa di genere possono trovare terrificante l'idea di un coming out col proprio partner. Paura del rifiuto e della confusione sono piuttosto comuni. Resta comunque di vitale importanza avere un aperto e onesto dialogo col proprio partner. Persone che hanno provato a tenere nascosta la propria identità spesso si sono ritrovate con un rapporto conflittuale dove è venuta completamente a mancare la fiducia reciproca.

Prima di tutto, prima ancora di pensare al coming out, prendetevi del tempo per voi, per capire chi siete. L'identità personale normalmente cambia ed evolve nel corso del tempo, il genere non fa differenza. Ottenere una chiara visione di cosa siete al momento vi permetterà di mostrarla in maniera più produttiva agli altri rendendo il tutto più naturale. In questa fase cercare un gruppo professionale o di sostegno può essere estremamente utile. Esistono terapisti specializzati nelle problematiche GLBT (gay, lesbiche, bisessuali, transgender).

Vi potrà all'inizio balenare la possibilità di non accettare per la vostra identità una definizione specifica che vi inserisca in una qualche categoria sociale, sceglierne una che però maggiormente vi definisca rispetto ad altre potrà facilitare le cose al vostro partner. Questo perché chiunque all'inizio associa una nuova conoscenza alle nozioni che già possiede, è un modo umano di procedere alla comprensione del mondo, quindi non vivetela necessariamente come un modo con cui il vostro partner voglia limitarvi, abbiate fiducia. Termini come "transgender" o "genderqueer" possono aiutare il vostro partner alla comprensione di chi siete. Avere banalmente anche una parola da cercare su internet può essere piuttosto utile per le persone che intendono capirvi e supportarvi.

Il tempismo è essenziale quando si parla di coming out. Quindi scegliete un momento tranquillo, col minimo stress possibile, con del tempo a disposizione per entrambi. Il luogo è essenziale. Anche se non avete proprio nulla da nascondere, un po' di privacy è necessaria. Dovrete essere in grado di discutere di questioni che possono anche essere imbarazzanti e vi potreste trovare in difficoltà in una stanza affollata anche se gli altri difficilmente vi ascolteranno. Per alcuni è meglio parlare di certe cose a casa, altri preferiscono un caffè o un ristorante. Scegliete con calma, se possibile immaginate la situazione, poi create l'occasione. Vivetevi serenamente anche l'ansia che precederà il momento senza lasciarvene sopraffare, state per fare un passo molto importante per la vostra vita.

E' anche fondamentale avere un'idea di base riguardo alle vostre intenzioni, cioè quali aspetti di questa identità generica che avete scelto non vi riguardano (o non vi riguardano ancora). Ad esempio, se vi siete definiti come transgender, ma non avete nessuna intenzione di avere a che fare con ormoni ed interventi chirurgici, ditelo ma lasciate comunque al vostro partner la possibilità di informarsi al riguardo. Ciò contribuirà a dare al vostro partner un'idea di cosa potrà avvenire in futuro e di quali cambiamenti sono, o non sono, in atto.

Convincetevi che per quanto bene si pensi di conoscere il proprio partner, la risposta che riceverete non è prevedibile. E ciò è ancora più vero per le coppie che stanno insieme da tanto tempo. E ci vorrà tempo per elaborare e digerire la nuova situazione. Alcuni partner rimangono scioccati e si arrabbiano, mentre altri sorridono e vi chiederanno come mai ci avete messo così tanto tempo per parlargliene. Altri ancora non sono in grado di elaborare da soli quanto sta per succedere. Siate preparati ad ogni tipo di reazione.

Si spera che il vostro partner sia in grado di comprendervi e sostenervi anche davanti ad un cambiamento potenzialmente enorme nella vita di entrambi. Avere accanto una persona che vi vuole bene nei momenti difficili sarà un grande aiuto. Ancora una volta cercare il sostegno di uno specialista GLBT può essere utile, stavolta per entrambi. Anche se all'inizio sarà andato tutto abbastanza liscio, uno specialista potrà aiutarvi quando verranno fuori problemi futuri.

Se le cose non sono andate come si sperava, convincetevi con tutte le vostre forze che dovete andare avanti. E' del tutto impossibile nascondersi e fingere per tutta una vita. Non si può vivere una vita vera ed appagante negando il proprio autentico sé. Circondatevi di amici e familiari che vi siano davvero di sostegno. Andate avanti a testa alta e cominciate a vivere come la persona che siete davvero e che avete negato fino ad oggi.

Non importa quale sia la vostra identità di genere, l'importante è esprimere se stessi liberamente. Purtroppo non viviamo (ancora) in una società che ci permetta di garantirci il nostro personale modo di essere, sono tante, troppe, le etichette che si cercherà di appiccicarvi addosso. Voi deviatele e siate onesti, con voi stessi e con gli altri. Non ostentate, ma date le dovute spiegazioni a chi ve le chiederà, non sarà infatti sempre frutto della semplice curiosità, comunque legittima, il più delle volte sarà un modo per gli altri di elaborare un modo nuovo che vi permetta di sentirvi maggiormente a vostro agio. E non arrabbiatevi troppo se qualcuno sbaglierà un pronome o un aggettivo, siate ironici, correggeteli col sorriso, facendo capire che per voi è una cosa importante, ma che su qualche errore siete in grado di soprassedere. Così pian piano, anche attraverso lo sguardo altrui, riuscirete a consolidare la vostra identità trovandovi accanto persone che tengono a voi esattamente per quello che siete.

Based on J. Lee Phelan article