Negli ultimi decenni lo studio del genere nella cultura umana è rientrato come argomento nel campo dell'antropologia. Il genere è infatti fondamentale per comprendere l'evoluzione culturale e biologica negli esseri umani. Tuttavia, alcune prospettive teoriche antropologiche, e le scienze sociali in generale, divergono dalle scienze fisiche riguardo all'importanza data alla cultura rispetto alla genetica e al loro impatto sull'evoluzione umana. Nuove teorie antropologiche di carattere sia culturale che biologico sulla co-evoluzione cercano di colmare questo divario. Il riconoscimento della doppia eredità data dalla cultura e dalla genetica è essenziale per la comprensione del genere e la nostra comprensione dell'evoluzione del genere e delle identità di genere può fornire il miglior riferimento per esplorare le implicazioni culturali di una possibile divergenza biologica umana in un futuro transumanista.
Quando Charles Sarwin propose la sua teoria sull'evoluzione, rilevò tra i maschi e le femmine di alcune specie animali notevoli differenze che apparivano in contrasto con i concetti fondamentali della selezione naturale. I maschi di alcune specie hanno evoluto le proprie armi. I maschi delle pecore bighom usano le corna per combattere potenziali rivali durante l'accoppiamento. In altre specie i maschi hanno evoluto elaborate parti del corpo utilizzate come ornamento. La coda lunga e colorata del pavone sembra attrarre le esigenti femmine alla ricerca del miglior compagno. Una coda ingombrante e dai colori vivaci però è in contraddizione con le leggi della selezione naturale. Ci deve essere quindi un processo di evoluzione che ha operato sulle differenze biologiche tra i sessi. Con Darwin ha inizio la battaglia accademica tra i sessi.
Anche se alcune peculiarità appaiono a seguito dell’addomesticamento di alcune specie e divengono ereditarie in relazione ad uno specifico sesso, non ci sono dubbi riguardo al fatto che questo resti comunque un processo naturale. Quindi si può assumere che la selezione naturale abbia agito sui due sessi in relazione alle diverse attitudini di vita, come succede a volte, o in relazione all'altro sesso, come avviene comunemente. Questo ci porta a dire qualche parola riguardo a quella che viene chiamata "selezione sessuale".
Darwin definisce la selezione sessuale come una lotta tra individui all'interno del processo di selezione di un compagno adatto alla riproduzione. Gli individui di entrambe i sessi cercano di aumentare il loro successo riproduttivo scegliendo compagni che presentino delle caratteristiche favorevoli a quei fini o esibendo tratti competitivi che permettano un migliore accesso al partner per accoppiarsi. Il successo o il fallimento riproduttivo associato a queste caratteristiche crea pressioni selettive che guidano l'evoluzione delle differenze biologiche e dei diversi comportamenti tra i sessi oltre all'evoluzione della specie nel suo complesso. Pertanto, la selezione sessuale e la selezione naturale sono processi evolutivi profondamente interdipendenti.
La brillantezza della teoria dell'evoluzione di Darwin è stata turbata dal disaccordo accademico riguardo l'importanza delle selezione sessuale nell'evoluzione biologica. Alcune delle difficoltà risiedono nel modo in cui Darwin ha inquadrato e sostenuto la sua tesi. Inserì infatti la selezione sessuale all'interno di universali comportamenti maschio-femmina che, alcuni sostengono, rappresentassero solo dei pregiudizi culturali di epoca vittoriana riguardo ai rapporto uomo-donna rispetto alla realtà estremamente diversa della nostra natura. "Universali", inoltre, implica predisposizioni innate verso un certo comportamento. A onore di Darwin, va detto che egli lasciò la porta aperta alla cultura, insistendo sul fatto che mente e corpo svolgono entrambi un ruolo nell'adattamento. Molti biologi ritengono che sia stato questo il più grosso errore di Darwin.
Le teorie della selezione sessuale in ultima analisi si estendono alle questioni sul comportamento umano. La cultura fornisce ancora un altro livello di complessità alla già complessa interconnessione tra selezione naturale e selezione sessuale. Questo porta al lungo dibattito su natura e cultura. I ruoli di genere emergono dalla rigida struttura genetica, oppure i ruoli di genere emergono dalle relazioni sociali mediate dalla cultura? In passato, ricercatori in scienze biologiche favorivano la genetica, mentre ricercatori in campo sociale favorivano la cultura. Questo divario può diventare castrante per le nuove teorie di genere, e comportamento umano in generale, che si stanno dirigendo verso una visione che prevede che l'evoluzione culturale e l'evoluzione biologica siano sistemi interdipendenti di eredità che, insieme, definiscono la nostra specie.
Una delle critiche più recenti e più dura sulla selezione sessuale viene dal biologo Joan Roughgarden. Nel suo libro Evolution’s Rainbows, egli esplora il suo personale interesse in fatto di genere. Sesso e genere non sono la stessa cosa. A causa della grande diversità tra le specie viventi, il sesso biologico non può essere facilmente determinato dalla forma corporea o dai comportamenti d'accoppiamento. L'unico universale metodo per definire le differenze sessuali sta nella differenza di dimensione tra le cellule riproduttive chiamate "gameti". Il sesso che fornisce gameti più piccoli (spermatozoi) viene definito come maschio. Gameti più grandi (ovuli) designano il sesso femminile. Il genere non fornisce una strada così semplice. Roughgarden definisce il genere come "l'apparenza, il comportamento e la storia di vita di un corpo sessuato". L'inclusione del "comportamento" e della "storia di vita" nella definizione del genere implica una forte influenza culturale nell'identità di genere.
Roughgarden procede poi col suo attacco alla selezione sessuale di Darwin, fornendo numerosi esempi di specie che hanno abitudini di accoppiamento non conformi agli stereotipi di genere ribaditi dai teorici darwiniani. Il modello standard degli ornamenti maschili di aggressione o per far colpo sulla femmina, sarebbe infatti una semplificazione nel caso del pavone maschio o nelle pecore bighorm. Utilizzando le abitudini di accoppiamento di alcuni pesci o uccelli, Roughgarden rifiuta la nozione universale di competitività diretta dei maschi nella selezione sessuale. Sostiene che le femmine non scelgono i loro compagni in base alla manifestazione di geni superiori, ma sulla percezione che il maschio terrà fede alla sua "promessa di cure parentali". Così, la cura parentale è più importante per il successo della prole di quanto non lo siano buoni geni. I suoi esempi tendono a intervenire con un significato di patrimonio culturale in un comportamento che potrebbe essere un po' troppo indulgente perché assegna caratteristiche umane agli animali.
Lo zoologo Richard Dawkins non è pronto a gettare la selezione sessuale, ma non prende in considerazione la selezione sessuale come perfetta e universale. "La selezione sessuale produce stravaganze, bizzarre evoluzioni che vanno in direzioni apparentemente arbitrarie, si alimenta di se stessa per generare selvatici voli di fantasia evolutiva". Esso sembra suggerire che l'arbitrarietà della scelta sessuale possa essere il meccanismo necessario alle specie per evolvere in negativo lungo il loro percorso. La selezione sessuale può portare in un loop in cui le scelte femminili e l'adattamento maschile possono guidare le femmine e i maschi di pari passo verso l'evoluzione di elementi utili quali il bipedismo o le grandi dimensioni del cervello. Da questo punto di vista, un cervello più grande è la versione umana della coda del pavone. Tuttavia, Dawkins è turbato dal fatto che il cervello umano non mostri un forte dimorfismo sessuale. Egli esplora diverse soluzioni promettenti adottate da altri ricercatori, tra cui la possibilità che la selezione sessuale operi bidirezionalmente tra maschio e femmina. Alla fine, Dawkins, rimane soddisfatto di questo aspetto dell'evoluzione umana ma incoraggia una continua discussione sul concetto di selezione sessuale.
Se la selezione sessuale è un meccanismo necessario a spiegare la grande diversità di improbabili comportamenti presenti in natura, allora come tiene conto la selezione sessuale della sessualità tra persone dello stesso sesso? Una visione puramente darwiniana sosterrebbe che l'accoppiamento è finalizzato solo alla riproduzione. La selezione sessuale sceglie solo adattamenti che portino al maggior successo nella riproduzione. Da questa prospettiva la sessualità all'interno dello stesso sesso è disadattativa. La selezione è contro ogni propensione genetica al comportamento omosessuale a causa del fallimento riproduttivo di tali tendenze genetiche.
Roughgarden sostiene che la sessualità giochi un ruolo importante nella gestione dei rapporti sociali, nonché nel facilitare la riproduzione. Di conseguenza, la sessualità tra persone dello stesso sesso ha la sua importanza adattativa, anche se non supporta la riproduzione in maniera diretta. Roughgarden rinforza la sua tesi nel descrivere i comportamenti omosessuali e transessuali presso diverse specie animali. I bonobo sono il suo esempio preferito, perché sembra che utilizzino il sesso non monogamo a scopo sociale oltre che per la riproduzione. Partecipare all'attività sessuale rinforza la socialità del gruppo. Per quanto riguarda i legami sociali, gli incontri sessuali tra membri dello stesso sesso sembrano essere importanti quanto quelli finalizzati alla riproduzione. Roughgarden conclude che il comportamento sessuale sociale è un vantaggio adattativo e quello che lui chiama un tratto socio-includente. Partecipare ai comportamenti sociali del gruppo migliora la sopravvivenza individuale, che a sua volta fornisce una pressione selettiva a favore dei tratti ereditari che promuovono il comportamento sociale. Roughgarden chiama questo processo "selezione sociale". In termini di evoluzione biologica, la selezione sociale guarda al gruppo sociale come una fondamentale unità di selezione su cui l'evoluzione opera.
La selezione di gruppo è categoricamente respinta da Dawkins. Sembra plausibile pensare che la riproduzione sia stata progettata per perpetuare la specie nel suo insieme o anche nell’ambito di un gruppo sociale limitato. Al fine di attuare la selezione naturale e favorire un gruppo, i membri del gruppo devono adottare comportamenti altruistici che promuovano la sopravvivenza del gruppo rispetto alla sopravvivenza dell'individuo. Secondo Dawkins questo non è in accordo con una stabile evoluzione. Gli individui che possiedono una propensione biologica a truffare il sistema sarebbero più efficaci a diffondere i propri geni. Mentre un sistema in cui ci siano troppi altruisti collasserebbe. L'evoluzione biologica è una forza egoista. Dawkins vede la selezione individuale come un ulteriore passo avanti nel proporre la tesi che la concorrenza selettiva si svolge a livello genetico, il più favorito è conosciuto come il "gene egoista".
Tutto ciò è interessante quando le strategie di selezione e i geni egoisti si applicano al comportamento animale, ma come si applicano invece alla grande varietà del comportamento umano? Dawkins si è posto questa domanda riguardo a molti dei comportamenti di accoppiamento umani e ha concluso che "ciò che questa straordinaria varietà suggerisce è che il modo di vivere dell'uomo è in gran parte determinato dalla cultura piuttosto che dai geni." Come ogni buon neo-darwinista farebbe, Dawkins ha tentato di inserire la cultura in un quadro evolutivo che è analogo al sistema biologico. Un meme è infatti un qualsiasi simbolo o un'idea che può replicarsi e diffondersi utilizzando gli esseri umani come ospiti. L'idea del meme come replicatore e come meccanismo di trasmissione culturale ha da allora incontrato alcune difficoltà degne di nota, ma come termine generale esso simboleggia l'eredità culturale in un quadro evolutivo.
Quando la cultura viene vista come un sistema ereditario separato dal patrimonio genetico, una cruciale comprensione della relazione tra questi due sistemi diventa evidente: la cultura guida l'evoluzione biologica tanto quanto l'evoluzione biologica guida la cultura. Nel definire gli esseri umani le due sono inseparabili. Ironia della sorte, l'antropologo Clifford Geertz potrebbe aver preceduto i biologi nel riconoscere questo importante rapporto. Geertz ha concluso che la visione secondo la quale gli umani prima si siano evoluti fisicamente fino allo stato moderno e solo dopo abbiano acquisito la loro cultura, deve essere accantonata. L'evoluzione della cultura ha ed ha avuto un ruolo fondamentale nell'evoluzione biologia dell'uomo.
Dawkins vede il meme come operatore potenziale nel processo di selezione sessuale. Il principio base del meme come unità di trasmissione culturale ha stimolato un intero nuovo campo di ricerca chiamato memetica. Uno degli elementi fondamentali della memetica è che l'informazione culturale è un modificatore importante nel mondo biologico. Secondo il punto di vista di Roughgarden il cervello umano come tratto di inclusione sociale, nasce dall'idea che la complessità sociale seleziona un cervello complesso secondo una "evoluzione galoppante delle dimensioni del cervello e della sua complessità". L'idea che la selezione naturale possa avvenire attraverso i geni (natura) e i memi (nutrimento), che essi possano lavorare come sistemi ereditari separati ma interdipendenti, offre nuove possibilità teoriche per esplorare l'evoluzione umana.
La teoria dell'Eredità Doppia porta avanti il punto di vista darwiniano sul cambiamento evolutivo. Shennan identifica due modi in cui l'evoluzione possa verificarsi.
(1) Attraverso la selezione naturale agente sugli individui sopravvissuti e il successo riproduttivo che può avvenire attraverso una selezione basata sulle loro tradizioni culturali.
(2) Attraverso processi di selezione culturale che possono operare anche non come risultato della selezione naturale che riguarda la sopravvivenza degli individui e il loro successo riproduttivo, bensì come risultato di un conscio o inconscio processo decisionale basato su una certa varietà di criteri.
La teoria della Doppia Eredità sostiene che il linguaggio, l'arte e i manufatti possono essere empiricamente studiati riguardo alla trasmissione a alla diffusione delle idee. La diffusione e l'evoluzione delle forme culturali possono essere confrontate e poste in relazione alla diffusione genetica e al declino delle popolazioni. Meccanismi di trasmissione culturale operano in modo diverso dai meccanismi di trasmissione biologica. L'eredità culturale e l'eredità biologica sono entrambe sistemi evolutivi, ma non obbediscono alle stesse regole. L'evoluzione biologica può benissimo provenire dalla diffusione del gene egoista, ma l'evoluzione culturale porta ad una selezione a livello di gruppo. Questa potenziale miscelazione di diversi livelli di selezione certamente complica le cose. Con la raccolta di dati empirici provenienti da entrambe i sistemi ereditari, possono essere esplorati modelli basati su somiglianze e differenze. Teorie nate all'interno di questi principi possono tentare lo studio del genere sia dal punto di vista antropologico che archeologico.
Shennan dedica un intero capitolo del suo libro “Geni, Memi e Storia Umana” al tema dei rapporti uomo-donna. Servendosi di diversi resoconti etnografici, confronta e contrappone gli elementi comuni tra le risorse, la concorrenza, la coercizione e la scelta riguardo all'investimento maschile e femminile nella prole. Shennan conclude che vi è sufficiente evidenza empirica da ricavare cinque "... possibili relazioni tra maschi e femmine... Esse nascono dai loro interessi riproduttivi indipendenti e dalle risposte... Non sono geneticamente predeterminate."
(1) Concorrenza inter-femminile, particolarmente forte in condizione di elevate differenze di ricchezza, con o senza monogamia.
(2) La forza e la forma assunta dalla concorrenza inter-femminile variano a seconda della probabilità e della necessità delle risorse della parentela maschile.
(3) Competizione inter-maschile che tende ad essere maggiormente attenuata in una società stratificata piuttosto che in una non stratificata, perché i maschi di diversi strati non sono in concorrenza tra di loro.
(4) La correlazione tra ricchezza e successo riproduttivo è più forte tra i maschi rispetto alle femmine, esattamente come la correlazione tra il successo riproduttivo del genitore e quella del figlio.
(5) La sessualità femminile sarà più fortemente controllata in situazione di forti investimenti maschili.
Shennan non considera le sue categorie come universali, piuttosto come tendenze prevedibili. Esse non riescono tuttavia a tener conto delle possibilità estremamente complesse ritrovate all'interno dei rapporti uomo-donna. Per esempio come funziona la selezione? Come sottolinea Zuk, fino a poco tempo fa la maggior parte dei matrimoni erano organizzati dalle famiglie nella prospettiva di motivazioni politiche. Le famiglie beneficiavano di buoni matrimoni che miglioravano il loro accesso a diversi status e aumentavano le loro risorse di sopravvivenza, soprattutto quando erano in gioco la ricchezza della sposa e la sua dote. Potenziali spose e sposi potevano detenere un potere di veto, ma la volontà di controllo parentale poteva essere un potente incentivo a cooperare. Shennan non affronta la selezione di gruppo a livello familiare o parentale, ma si concentra invece su più ampi gruppi. Questo è un peccato in quanto la selezione basata sulla cooperazione tra parenti potrebbe essere l'argomento più forte riguardo alla selezione di gruppo.
Il riduzionismo di Shennan in materia di rapporti uomo-donna potrebbe non sembrare in grado di riconoscere la complessità e la diversità del comportamento umano. Ma potrebbe essere anche una strategia intenzionale diretta ad una specifica metodologia utilizzata dalla teoria della Doppia Eredità. Richerson e Boyl delineano i passi fondamentali dell'analisi darwiniana:
(1) Elaborare un modello della storia della vita degli individui;
(2) Creare un modello individuale dei processi di trasmissione culturale (e genetica, se rilevante) della loro storia di vita;
(3) Decidere quali varianti culturali (o genetiche) prendere in considerazione;
(4) Creare un singolo modello che consideri gli effetti ecologici della storia vitale e delle varianti;
(5) Scalare fino a considerare i processi a livello individuale in una popolazione e reiterare prolungando nel tempo il modello andando generazione dopo generazione.
I modelli matematici basati su questi principi sono utilizzati per elaborare grandi quantità di dati generati da rilevazioni empiriche. Questo metodo richiede che la complessità e la diversità debbano essere semplificate in elementi fondamentali. Tuttavia, Richerson e Boyl sottolineano che il "riduzionismo della scienza evoluzionistica è puramente tattico, semplici modelli deliberatamente irrealistici ed esperimenti altamente controllati hanno avuto un grande valore euristico, perché sono stati in grado di catturare piccole porzioni gestibili di realismo".
Quasi tutti i lavori antropologici sono stati radicati nel passato o nel presente. L'antropologia darwiniana si sforza di comprendere come lo stato passato si sia evoluto fino allo stato presente dell'uomo. Altri paradigmi sono strettamente legati al descrivere e comprendere il comportamento umano attuale. Pochi antropologi hanno avuto il coraggio di guardare al futuro, forse per buone ragioni. Brutti ricordi del darwinismo sociale ancora si attardano col loro potente effetto, ed è giusto che sia così. Tuttavia, in una situazione di sempre più rapidi cambiamenti riguardanti la società di oggi, può essere saggio per l'antropologia guardare al futuro e porsi delle domande. La nostra sopravvivenza può dipendere da una certa comprensione antropologica.
Il caso Roughgarden sul riconoscimento dei generi alternativi e l'importanza della diversità, ha robuste basi politiche, sia per i nostri tempi attuali che per il nostro futuro. Si è d'accordo sulla necessità di comprendere e trattare equamente le persone di tutti i generi e identità personali. Tuttavia, c'è da considerare che la teoria secondo cui il futuro progresso tecnologico sia una minaccia per la diversità umana sembra infondato. La storia ha dimostrato che il progresso tecnologico ha sempre portato a un maggiore potere individuale di scelta di espressione culturale. Nelle società tecnologicamente avanzate oggi l'individuo medio detiene un potere di scelta per molti versi superiore a quello della regalità di solo pochi secoli fa. In quali culture tradizionali un individuo ha la possibilità di modificare o cambiare la propria identità di genere sia sul piano sociale che biologico?
Il genere è un argomento di discussione estremamente importante nel nostro tempo presente, perché è la questione sulla personalità che maggiormente si avvicina alle nostre definizioni di umanità. Che cosa significa essere umani? Geertz, Dawkins e la maggior parte degli studiosi di evoluzione, sono giunti alla consapevolezza che l'Homo Sapiens sia un animale incompiuto. L'evoluzione non si ferma con noi come obiettivo finale. Inoltre, quasi quarant'anni fa, Geertz ha avuto l'intuizione straordinaria che l'uomo sia un artefatto culturale. La nostra identità biologica è in parte il risultato della nostra creatività culturale. Fino ad ora, la cultura è stata solo in grado di deviare le traiettorie dell'evoluzione umana modellando l'ambiente in cui si verifica l'adattamento. Con l'avvento dell'ingegneria genetica si avrà il potere di dirigere l'evoluzione dell'uomo.
I transumanisti prevedono e promuovono un futuro in cui gli individui possano scegliere di estendere le proprie capacità fisiche e mentali al di là dei limiti naturalmente evoluti della condizione umana. Essi sostengono che le tecnologie genetiche e molecolari necessarie per sfuggire ai limiti della natura sono al massimo a pochi decenni di distanza dal diventare reali. Predire il futuro è uno sforzo precario. Tuttavia, se una qualche versione di questo futuro transumanista dovesse divenire realtà, i nostri concetti di personalità e identità, la stessa umanità, saranno messi in discussione. Indicatori culturali attuali riguardo l'identità, come l'alterazione cosmetica, il body building, l'applicazione di ornamenti, potranno diventare marcatori biologici geneticamente potenziati di identità. Il potenziale di divergenza biologica sarà solo limitato dalla diversità immaginabile dalla creatività umana e dal potere di scelta individuale. L'analogia più vicina che abbiamo oggi a disposizione di tali identità umane potenzialmente divergenti riguardano le identità culturalmente e biologicamente collegate di genere. Le idee transumaniste possono sembrare fantascienza, ma le premesse tecnologiche fondamentali sostenute dal transumanesimo vengono prese ora seriamente in considerazione dai ricercatori di quasi ogni campo scientifico.
Darwin ci ha dato l'idea di selezione naturale e selezione sessuale. Geertz e altri hanno analizzato il potere sottile della selezione culturale. Si potrebbe presto essere in grado di scegliere personalmente di implementare direttamente la propria selezione individuale. Nel caso di una emersione di un futuro transumamo, l'antropologia transumanista dovrà far fronte a nuovi livelli di complessità e di diversità rappresentati dalla bio-cultura transumana. Gli studi di genere possono fornire il miglior punto di partenza per esplorare questi regni stimolanti di nuove identità, di diversità e di scelta. Così come la natura umana diventa sempre più accurata, l'antropologia deve elaborare nuovi metodi per studiare e comprendere le traiettorie diverse ma collegate riguardanti l'evoluzione culturale e l'evoluzione biologica. La teoria della Doppia Eredità può fornire un possibile strumento. La sfida dell'antropologia nei prossimi decenni non sarà solo capire come ci siamo evoluti, ma tenere il passo e capire come ci stiamo evolvendo.
Darwin, Charles: 1859 The Origin of Species by Means of Natural Selection. New York: New American Library, 1958.
Dawkins, Richard: 2004 The Ancestor’s Tale: A Pilgrimage to the Dawn of Evolution. Boston, New York: Houghton Mifflin Co.; 1989 The Selfish Gene. Oxford: Oxford Univ. Press.
Geertz, Clifford: 1966 The Impact of the Concept of Culture on the Concept of Man. Reprinted in, Investigating Culture. By Carol Delaney, 2004, Malden: Blackwell Publishing.
Gabora, Liane: 1997 The Origin and Evolution of Culture and Creativity. Journal of Memetics - Evolutionary Models of Information Transmission.
Knauft, Bruce M.: 1987 Divergence Between Cultural Success and Reproductive Fitness in Preindustrial Cities. Current Anthropology.
Richerson, Peter J. and Robert Boyd: 2005 Not by Genes Alone: How Culture Transformed Human Evolution. Chicago and London: Univ. of Chicago Press.
Roughgarden, Joan: 2004 Evolution’s Rainbow: Diversity, Gender, and Sexuality in Nature and People. Berkeley and Los Angeles: Univ. of California Press.
Shennan, Stephen: 2002 Genes, Memes and Human History: Darwinian Archaeology and Cultural Evolution. New York: Thames and Hudson.
World Transhumanist Association: 2002 The Transhumanist Declaration.
Zuk, Marlene: 2005 Animal Models of Gender. In Gender in Cross-Cultural Perspective. Ed. Caroline B. Brettell and Carolyn F. Sargent Upper Saddle River: Prentice Hall; 2002 Sexual Selections: What We Can and Can’t Learn about Sex from Animals. e-Book ed. Berkeley, Los Angeles, London: Univ. of California Press.
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martedì 24 aprile 2012
Geni, Memi e Genere
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lunedì 23 aprile 2012
Il genere e la tirannia della "normalità"
In passato, le maggiori difficoltà legate ai problemi di identità di genere riguardavano il fatto che questi venivano percepiti come malattie rare e le persone che ne erano affette venivano quindi isolate e molto spesso fraintese. I transgender furono repressi, perseguitati e non presi sul serio, con la conseguenza di vedere il loro stato gravato anche dalla solitudine e dalla depressione.
Un ragazzo avrebbe potuto dire del suo sentirsi come una ragazza, ma di cose di questo tipo se ne sentiva così poco parlare che non sarebbe stato creduto o avrebbe imparato a mantenere quel segreto e a soffrirne di conseguenza. Internet ha reso il transgendersimo dei bambini molto più evidente, il che lo rende più facile da accettare e, si spera, più normale. Ma, esattamente in linea con l'ondata di notizie sensazionalistiche riguardo a bambini piccoli la cui condizione viene pubblicamente mostrata, si ha del lavoro da fare dal punto di vista culturale: la "normalità" ha bisogno di ampliare i propri orizzonti.
Durante la crescita, che si tratti di un bambino disforico o meno, l'educazione dovrebbe essere basata sull'invogliare l'espressione personale e non sull'opprimerla, cosa che invece avviene troppo spesso. Idealmente chi si occupa di un bambino disforico non dovrebbe essere né punitivo, né eccessivamente entusiasta, in quanto entrambe queste reazioni sarebbero a loro modo l'espressione di un giudizio. Un giudizio è un po' come un punto fermo e, una volta raggiunto, tendono a cessare ulteriori esplorazioni. Invece gli adulti devono lasciare esprimere l'esperienza soggettiva del bambino. Devono sforzarsi di comprendere e appoggiare i suoi sentimenti.
L'accettazione insegna ai bambini ad entrare in empatia con l'esperienza soggettiva altrui, imparando così le diverse forme di espressione personale. Se un bambino pensa di essere Batman o si identifica come una femmina pur avendo i genitali maschili, la sua esperienza dovrebbe essere onorata. Invece di solito si assume che non crescerà sicuramente pensando di essere Batman, ma che sicuramente crescerà volendo essere una ragazza, teoricamente sarebbero possibili entrambe le cose.
E' molto difficile stabilire se quel bambino desidera veramente essere una bambina o semplicemente sta vivendo un gioco passeggero. Il suo comportamento, insieme ad altri, possono essere i presupposti per una disforia di genere. I fattori determinanti sono ancora oggetto di studio e si parla di aspetti ormonali, sociali, ambientali, in qualsiasi loro combinazione. Ma è impossibile costatare subito quanto in profondità queste influenze siano radicate. Il bambino molto raramente riuscirà a spiegare ad un adulto perché preferisce essere una ragazza invece che un ragazzo. I suoi sentimenti, anche se forti, sono rudimentali e probabilmente non ancora pronti per essere trasformati in parole formando un'argomentazione complessa. Potrebbero non esserlo per lungo tempo ancora o non diventarlo mai. Sono difficoltà che hanno anche molti transessuali adulti, mettere il sentire riguardo alla disforia di genere in parole è difficile visto che le sue cause sono per lo più pre-verbali, legate all'ambiente e alla biologia. Un transessuale adulto probabilmente direbbe cose del tipo "sono una donna intrappolata in un corpo da uomo" o il contrario. Questo è un luogo comune che tende a ripetersi ma resta molto difficile trovare parole specifiche diverse e soggettive per esprimerlo.
Per molti è impossibile immaginare cosa significhi sentirsi intrappolati in un corpo che si percepisce come del sesso sbagliato. E' un sentimento così lontano dalla comune esperienza soggettiva che la prima reazione spesso porta a pensare che la disforia di genere sia una scelta che debba essere intrapresa solo in qualità di individuo adulto. Ma non è una scelta, è una condizione. E in alcuni casi è così definita che le persone disforiche desiderano modificare il proprio corpo.
Può verificarsi che la loro vita diventi addirittura più facile se i trattamenti ormonali vengono avviati prima della pubertà. I genitori che si trovassero di fronte a questa possibilità devono essere consapevoli che non è una decisione che si troveranno ad affrontare da soli. Specialisti psichiatrici e psicologici li guideranno e aiuteranno a capire come procedere in maniera esplicitamente rivolta ad ogni particolare bambino. Sebbene il fenomeno dei bambini disforici di genere sembri essere nuovo ai media popolari, un libro come "Gender Identity Disorder and Psychosexual Problems in Children and Adolescents" di Kenneth Zucker e Susan Bradley, mostra che vi è una lunga esperienza in questo campo di ricerca.
Può essere scoraggiante per un genitore il doversi adattare ad una nuova identità di genere per il loro bambino o pensare che il loro bambino potrebbe, più in là negli anni, sottoporsi alla chirurgia per cambiare il proprio aspetto esteriore al fine di sentirsi più a proprio agio. Ma non bisogna farsi travolgere dalla paura del futuro e rimanere nel presente, facendo tutto ciò che renda la vita del bambino più confortevole. Se una persona si sente compresa e accettata dalla famiglia di origine, tende a saper accettare più serenamente anche quanto le verrà dal resto del mondo.
Molto del disagio psicologico viene dal fatto che non si percepisce vicinanza degli altri riguardo a quello che è il proprio sentire interiore. La tirannia su cosa generalmente viene percepito come normale porta alcuni a sentirsi anormali. L'anormalità ha poco a che fare con l'esperienza soggettiva che un individuo ha riguardo a se stesso, ha più a che vedere con ciò che gli altri pensano lui debba essere o fare.
Spesso ci si pone le domande sbagliate. Invece di chiedersi come mai un ragazzo pensa che dovrebbe essere una ragazza, bisognerebbe chiedersi come mai la nostra cultura non ci consente di accettare che un individuo viva spontaneamente il proprio essere e la propria vita senza che si debba necessariamente patologizzare la sua situazione.
Based on Philippa Perry's article
Un ragazzo avrebbe potuto dire del suo sentirsi come una ragazza, ma di cose di questo tipo se ne sentiva così poco parlare che non sarebbe stato creduto o avrebbe imparato a mantenere quel segreto e a soffrirne di conseguenza. Internet ha reso il transgendersimo dei bambini molto più evidente, il che lo rende più facile da accettare e, si spera, più normale. Ma, esattamente in linea con l'ondata di notizie sensazionalistiche riguardo a bambini piccoli la cui condizione viene pubblicamente mostrata, si ha del lavoro da fare dal punto di vista culturale: la "normalità" ha bisogno di ampliare i propri orizzonti.
Durante la crescita, che si tratti di un bambino disforico o meno, l'educazione dovrebbe essere basata sull'invogliare l'espressione personale e non sull'opprimerla, cosa che invece avviene troppo spesso. Idealmente chi si occupa di un bambino disforico non dovrebbe essere né punitivo, né eccessivamente entusiasta, in quanto entrambe queste reazioni sarebbero a loro modo l'espressione di un giudizio. Un giudizio è un po' come un punto fermo e, una volta raggiunto, tendono a cessare ulteriori esplorazioni. Invece gli adulti devono lasciare esprimere l'esperienza soggettiva del bambino. Devono sforzarsi di comprendere e appoggiare i suoi sentimenti.
L'accettazione insegna ai bambini ad entrare in empatia con l'esperienza soggettiva altrui, imparando così le diverse forme di espressione personale. Se un bambino pensa di essere Batman o si identifica come una femmina pur avendo i genitali maschili, la sua esperienza dovrebbe essere onorata. Invece di solito si assume che non crescerà sicuramente pensando di essere Batman, ma che sicuramente crescerà volendo essere una ragazza, teoricamente sarebbero possibili entrambe le cose.
E' molto difficile stabilire se quel bambino desidera veramente essere una bambina o semplicemente sta vivendo un gioco passeggero. Il suo comportamento, insieme ad altri, possono essere i presupposti per una disforia di genere. I fattori determinanti sono ancora oggetto di studio e si parla di aspetti ormonali, sociali, ambientali, in qualsiasi loro combinazione. Ma è impossibile costatare subito quanto in profondità queste influenze siano radicate. Il bambino molto raramente riuscirà a spiegare ad un adulto perché preferisce essere una ragazza invece che un ragazzo. I suoi sentimenti, anche se forti, sono rudimentali e probabilmente non ancora pronti per essere trasformati in parole formando un'argomentazione complessa. Potrebbero non esserlo per lungo tempo ancora o non diventarlo mai. Sono difficoltà che hanno anche molti transessuali adulti, mettere il sentire riguardo alla disforia di genere in parole è difficile visto che le sue cause sono per lo più pre-verbali, legate all'ambiente e alla biologia. Un transessuale adulto probabilmente direbbe cose del tipo "sono una donna intrappolata in un corpo da uomo" o il contrario. Questo è un luogo comune che tende a ripetersi ma resta molto difficile trovare parole specifiche diverse e soggettive per esprimerlo.
Per molti è impossibile immaginare cosa significhi sentirsi intrappolati in un corpo che si percepisce come del sesso sbagliato. E' un sentimento così lontano dalla comune esperienza soggettiva che la prima reazione spesso porta a pensare che la disforia di genere sia una scelta che debba essere intrapresa solo in qualità di individuo adulto. Ma non è una scelta, è una condizione. E in alcuni casi è così definita che le persone disforiche desiderano modificare il proprio corpo.
Può verificarsi che la loro vita diventi addirittura più facile se i trattamenti ormonali vengono avviati prima della pubertà. I genitori che si trovassero di fronte a questa possibilità devono essere consapevoli che non è una decisione che si troveranno ad affrontare da soli. Specialisti psichiatrici e psicologici li guideranno e aiuteranno a capire come procedere in maniera esplicitamente rivolta ad ogni particolare bambino. Sebbene il fenomeno dei bambini disforici di genere sembri essere nuovo ai media popolari, un libro come "Gender Identity Disorder and Psychosexual Problems in Children and Adolescents" di Kenneth Zucker e Susan Bradley, mostra che vi è una lunga esperienza in questo campo di ricerca.
Può essere scoraggiante per un genitore il doversi adattare ad una nuova identità di genere per il loro bambino o pensare che il loro bambino potrebbe, più in là negli anni, sottoporsi alla chirurgia per cambiare il proprio aspetto esteriore al fine di sentirsi più a proprio agio. Ma non bisogna farsi travolgere dalla paura del futuro e rimanere nel presente, facendo tutto ciò che renda la vita del bambino più confortevole. Se una persona si sente compresa e accettata dalla famiglia di origine, tende a saper accettare più serenamente anche quanto le verrà dal resto del mondo.
Molto del disagio psicologico viene dal fatto che non si percepisce vicinanza degli altri riguardo a quello che è il proprio sentire interiore. La tirannia su cosa generalmente viene percepito come normale porta alcuni a sentirsi anormali. L'anormalità ha poco a che fare con l'esperienza soggettiva che un individuo ha riguardo a se stesso, ha più a che vedere con ciò che gli altri pensano lui debba essere o fare.
Spesso ci si pone le domande sbagliate. Invece di chiedersi come mai un ragazzo pensa che dovrebbe essere una ragazza, bisognerebbe chiedersi come mai la nostra cultura non ci consente di accettare che un individuo viva spontaneamente il proprio essere e la propria vita senza che si debba necessariamente patologizzare la sua situazione.
Based on Philippa Perry's article
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domenica 22 aprile 2012
Il Disturbo di Identità di Genere è una condizione di Intersessualità?
Il Disturbo di Identità di Genere è una condizione di Intersessualità? La risposta breve è no, almeno secondo la definizione corrente. L'intersessualità si riferisce infatti ad una anomalia congenita del sistema riproduttivo (secondo il National Institute of Health) e non include il Disturbo di Identità di Genere (DIG) o la transessualità. Alcune persone hanno definito il DIG come una condizione di "intersessualità psicologica", ma non ha più senso che dire che l'emicrania è un "mal di stomaco psicologico".
Resta importante però capire come mai alcune persone DIG vogliano essere considerate intersessuali. Ci sono almeno un paio di motivi. Innanzitutto, il fatto che il DIG venga trattato come una patologia psichiatrica fa si che alcune persone si sentano come se tutto fosse solo nella loro testa, o se lo sentono dire, quando molte persone transessuali sentono che la loro identità di genere vada ben oltre, cioè ritengono che sia qualcosa di biologicamente concreto come le stesse parti del corpo.
Due risposte possono essere date a questa sensazione: in primo luogo, molte condizioni psichiatriche hanno davvero una base biologica, ma vengono considerate psichiatriche perché gli eventi biologici correlati si svolgono all'interno del cervello. In secondo luogo, qualcosa di biologicamente radicato non rende i transessuali simili agli intersessuali. Si potrebbe addirittura sostenere che l'intersessualità non sia biologica ma sociale, poiché non è quanto sia grande il clitoride di qualcuno a porlo nella condizione di intersessualità, bensì quanto la società pensa debba essere grande.
Molte persone pensano anche che essere riclassificati come intersessuali potrebbe fornire una maggiore accettazione delle persone transessuali e la fruibilità di maggiori servizi. In effetti, a volte le persone intersessuali in transizione da un genere all'altro in fase adulta ricevono un trattamento più favorevole rispetto ed un individuo non intersessuale che voglia fare lo stesso, il che è concettualmente ingiusto.
Allo stesso tempo, essere classificati come intersessuali fornisce un ulteriore stigma e non poche barriere. Ad esempio, ad una donna transessuale che ha scoperto il suo stato di intersessualità durante la transizione da maschio a femmina, è stato detto, da un medico, che aveva bisogno di testosterone, e non degli estrogeni che aveva chiesto, perché la sola ragione per cui lei non si sentiva come un ragazzo era perché aveva poco testosterone nel sangue. Essere intersessuali in questa società troppo spesso significa che il proprio diritto all'autodeterminazione viene normalmente trascurato o violato, che è l'ultima cosa di cui necessita una persona transessuale.
Inoltre, la stragrande maggioranza delle persone nate in condizione di intersessualità si identifica con il genere secondo cui è stata allevata, con solo una piccola (ma evidente) minoranza che sceglie di passare all'altro genere o comunque di vivere come trans o genderqueer. Gli attivisti si oppongono agli interventi chirurgici "normalizzanti", compiuti in uno stato di assoluta non consensualità, sui bambini intersessuali. In primo luogo perché si apporta un danno fisico, emotivo e sessuale, e poi perché non si può definire il sesso del bambino come "anormale".
In genere le questioni affrontate dalle persone intersessuali sono molto diverse da quelle affrontate dalle persone transgender o transessuali (anche se ci sono individui che sono sia intersessuali che transessuali). Una delle idee sbagliate che affligge il giovane movimento intersessuale è che la nozione di intersessualità riguardi solo il genere. Non è così. Per le persone intersessuali molti dei problemi da affrontare riguardano la vergogna, il segreto, l'isolamento e il ricordo del trauma sessuale vissuto in ambito medico. Quando alcune persone transessuali e i loro avvocati confondono intersessuali e transessuali, inviano un messaggio sbagliato su ciò che l'intersessualità sia e su tutto ciò per cui lottano gli attivisti in campo di intersessualità.
Naturalmente, quando la comunità medica fa diagnosi di DIG alla nascita e cerca di "fissare" il genere e di eliminare il disturbo attraverso interventi chirurgici invasivi sul cervello dei bambini transessuali, rende i problemi delle persone transessuali abbastanza simili a quelli degli intersessuali tanto da pensare di formare un movimento unitario. C'è chi spera però che ciò non diventi realtà, anche se, sia le persone transessuali che le persone intersessuali meritano di essere accettate pienamente nella società senza vergogna, segreti o tentativi di eliminazione eugenetica.
Based on Emi Koyama's article, Intersex Initiative
Resta importante però capire come mai alcune persone DIG vogliano essere considerate intersessuali. Ci sono almeno un paio di motivi. Innanzitutto, il fatto che il DIG venga trattato come una patologia psichiatrica fa si che alcune persone si sentano come se tutto fosse solo nella loro testa, o se lo sentono dire, quando molte persone transessuali sentono che la loro identità di genere vada ben oltre, cioè ritengono che sia qualcosa di biologicamente concreto come le stesse parti del corpo.
Due risposte possono essere date a questa sensazione: in primo luogo, molte condizioni psichiatriche hanno davvero una base biologica, ma vengono considerate psichiatriche perché gli eventi biologici correlati si svolgono all'interno del cervello. In secondo luogo, qualcosa di biologicamente radicato non rende i transessuali simili agli intersessuali. Si potrebbe addirittura sostenere che l'intersessualità non sia biologica ma sociale, poiché non è quanto sia grande il clitoride di qualcuno a porlo nella condizione di intersessualità, bensì quanto la società pensa debba essere grande.
Molte persone pensano anche che essere riclassificati come intersessuali potrebbe fornire una maggiore accettazione delle persone transessuali e la fruibilità di maggiori servizi. In effetti, a volte le persone intersessuali in transizione da un genere all'altro in fase adulta ricevono un trattamento più favorevole rispetto ed un individuo non intersessuale che voglia fare lo stesso, il che è concettualmente ingiusto.
Allo stesso tempo, essere classificati come intersessuali fornisce un ulteriore stigma e non poche barriere. Ad esempio, ad una donna transessuale che ha scoperto il suo stato di intersessualità durante la transizione da maschio a femmina, è stato detto, da un medico, che aveva bisogno di testosterone, e non degli estrogeni che aveva chiesto, perché la sola ragione per cui lei non si sentiva come un ragazzo era perché aveva poco testosterone nel sangue. Essere intersessuali in questa società troppo spesso significa che il proprio diritto all'autodeterminazione viene normalmente trascurato o violato, che è l'ultima cosa di cui necessita una persona transessuale.
Inoltre, la stragrande maggioranza delle persone nate in condizione di intersessualità si identifica con il genere secondo cui è stata allevata, con solo una piccola (ma evidente) minoranza che sceglie di passare all'altro genere o comunque di vivere come trans o genderqueer. Gli attivisti si oppongono agli interventi chirurgici "normalizzanti", compiuti in uno stato di assoluta non consensualità, sui bambini intersessuali. In primo luogo perché si apporta un danno fisico, emotivo e sessuale, e poi perché non si può definire il sesso del bambino come "anormale".
In genere le questioni affrontate dalle persone intersessuali sono molto diverse da quelle affrontate dalle persone transgender o transessuali (anche se ci sono individui che sono sia intersessuali che transessuali). Una delle idee sbagliate che affligge il giovane movimento intersessuale è che la nozione di intersessualità riguardi solo il genere. Non è così. Per le persone intersessuali molti dei problemi da affrontare riguardano la vergogna, il segreto, l'isolamento e il ricordo del trauma sessuale vissuto in ambito medico. Quando alcune persone transessuali e i loro avvocati confondono intersessuali e transessuali, inviano un messaggio sbagliato su ciò che l'intersessualità sia e su tutto ciò per cui lottano gli attivisti in campo di intersessualità.
Naturalmente, quando la comunità medica fa diagnosi di DIG alla nascita e cerca di "fissare" il genere e di eliminare il disturbo attraverso interventi chirurgici invasivi sul cervello dei bambini transessuali, rende i problemi delle persone transessuali abbastanza simili a quelli degli intersessuali tanto da pensare di formare un movimento unitario. C'è chi spera però che ciò non diventi realtà, anche se, sia le persone transessuali che le persone intersessuali meritano di essere accettate pienamente nella società senza vergogna, segreti o tentativi di eliminazione eugenetica.
Based on Emi Koyama's article, Intersex Initiative
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mercoledì 18 aprile 2012
Visione marziana del Genere
Se ai signori antropologi alieni non dispiace, vorrei iniziare distinguendo il sesso dal genere.
Il Sesso è Biologico, il Genere è Sociale.
Esattamente il Genere è "socialmente costruito", ma si è fatto un uso eccessivo di questa definizione che neanche i terrestri riescono più a capirci qualcosa. Proviamo a ragionarci su.
L'economia è molto più che produrre cibo e beni e distribuirli a chi lo mangerà e agli utenti; familiari e parenti vari non sono l'equivalente di fare sesso e procreare; costumi e religioni non possono essere equiparati alle superstizioni e alla fede; la lingua va al di la dei suoni prodotti dalla lingua e dalla laringe. Non è un caso che nessuno mangi denaro o credito...
Allo stesso modo, il genere non può essere equiparato alle differenze biologiche e fisiologiche tra maschi e femmine.
Il genere, esattamente come il denaro, la famiglia e la lingua, ha una base materiale, ma attribuisce un suo significato specifico a questa base. Se un panino con roast-beef e una macedonia di frutta costano entrambe 3 euro, ai fini monetari sono la stessa cosa. Allo stesso modo, se un insieme di persone vive come uomini, pur considerando tutte le differenze nella loro composizione ormonale, l'aspetto genitale, il sesso, le gonadi, restano tutti uomini ai fini del genere. Naturalmente essi avranno un sapore diverso uno dall'altro.
Per avere un altro esempio di come il sesso si trasformi in genere, raccogliamo un po' di dati sul "sesso cerebrale". Gli studi relativi riportano sempre di un 2% o 5% di differenza tra le prestazioni di uomini e donne in vari test riguardanti abilità verbali e spaziali (alcuni dei quali quando si arriva ad esaminarli risultano decisamente particolari). Ora, è probabilmente vero, come sottolinea Anne Fausto-Sterlin, che questi studi mostrino una differenza, ma c'è sicuramente un altro studio, o anche più di uno, che langue nel cassetto della scrivania di qualcuno e che non ha rilevato alcuna differenza (pochissime persone hanno costruito la loro carriera scientifica confermando delle ipotesi nulle). Ma ciò che conta è che queste insignificanti differenze statistiche si trasformano in una differenza sostanziale tra i due generi, di modo che ci sia un sesso verbale e un sesso matematico e anche Maria Mitchell ricade paradossalmente nella schiera non-matematica. Questa è la magia del genere.
C'è da sempre un problema nel pensare al genere come un insieme di categorie sociali: si dimentica l'individuo. Troppo spesso le persone parlano del genere come se questo venisse imposto esclusivamente dall'esterno. Ma noi umani non siamo solo vittime passive di programmi sociali, siamo al di là di cosa si pensa del sesso e cerchiamo di dargli un senso personale. Il genere non è solo un conveniente tag che altri possono usare per etichettarci, esso è anche parte di come percepiamo noi stessi.
Quindi, ecco un altro modo di rilevare la differenza: il sesso è, il genere rappresenta. Il sesso esiste in sé ed è assolutamente indifferente a cosa gli esseri umani pensano di esso. Il genere è invece l'insieme di tutti i significati che attribuiamo al sesso e, a questo punto va aggiunta, alla sessualità.
Quando si parla di genere come un insieme di categorie sociali, ha senso parlare di un numero finito di generi. Quando parliamo in termini di significato, allora possiamo ammettere che esiste un infinito numero di generi, in quanto esistono infiniti significati attribuibili al sesso, almeno uno per ogni persona che ci ha pensato.
C'è ancora qualcosa che manca. Non tutte le differenze tra persone di generi diversi è significativa. Alcune sono arbitrarie e passano quasi inosservate. Quindi si può azzardare una terza suddivisione: il sesso è un prodotto dei geni, mentre il genere è prodotto dei memi. La memetica, con qualche riserva, fornisce un modo utile per comprendere alcuni sottili punti riguardo al genere.
Per fare un esempio banale, Nicholson Baker ha detto che la maggior parte degli uomini che ti viene addosso correndo usa l'esclamazione "oop" mentre le donne ne conservano una forma ancestrale "oops". Queste sono cose di cui probabilmente solo Nicholson Baker si sarebbe accorto, sicuramente pochi uomini ritengono l'uso del singolare "oop", al posto del plurale "oops", come una parte della loro mascolinità. Però "oop" è un meme opportunistico che, esattamente come un virus, si riproduce legandosi ad una delle nostre idee sul genere: l'idea che l'uomo debba imitare gli altri uomini e la donna le altre donne.
Molti aspetti del genere sono così. Il genere inizia attaccando un significato al sesso biologico, ma poi dei significati si attaccano ad altri significati e i memi aderiscono ad ogni superficie disponibile: ed è così che il genere cresce, corallo su corallo.
Naturalmente fin qui abbiamo parlato solo per distinzioni e non per definizioni. Si è distinto il sesso dal genere, forse dato un'idea di come si riproduce il genere, ma qual è la sua natura? Possiamo definire l'essenza del genere? Possiamo enumerare le sue parti?
Martine Rothblatt pensa sia possibile. Nel suo libro The Apartheid of Sex, promette "una decostruzione dell'identità sessuale in oggettivi, agenitali elementi ". In sostanza Martine Rothblatt ci dice che l'identità sessuale è stata riconosciuta dagli inizi della coscienza come consistente di tre elementi: Dinamismo (o aggressione), Passività (o nutrimento) e Erotismo (o sessualità).
Qualsiasi antropologo alieno si sconcerterebbe a guardare a questo sistema. Non può una persona essere attiva senza essere aggressiva? E si può nutrire senza essere identificato come un elemento passivo? Coltivare i mezzi per nutrire o educare sarebbe un elemento passivo? Cerchiamo un solo cuoco o un solo insegnante che si senta passivo. Inoltre, in un sistema di tre tratti presunti variabili indipendentemente uno dall'altro, come si ottiene contemporaneamente la passività e l'aggressività? Non è una l'assenza dell'altra?
Ma mettiamo da parte queste obiezioni specifiche e ricostruiamo coerentemente la psicologia di tipo Rothblatt su tre assi: aggressività, nutrimento e sessualità.
Cosa rende questi tre tratti speciali? Perché essi da soli comporrebbero il genere? Rothblatt non lo spiega. Afferma semplicemente che lo fanno "dall'inizio della coscienza". Potrebbe essere, nessuno era presente a quell'epoca.
Probabilmente Rothblatt si sarebbe meglio espressa dicendo che questi tre assi rappresentano la visione più comune degli elementi che costituiscono concettualmente il genere, ma è vero? Quali elementi caratteriali potrebbero andare a costituire il genere di un individio?
Tutti, naturalmente. Non c'è un singolo elemento della propria personalità che siamo in grado di toglierci con i vestiti. In effetti l'elenco di Rothblatt non coglie probabilmente neanche una caratteristica della maggior parte delle identità. Qualcuno, cui venisse chiesto dei tre tratti personali strettamente legati al sesso, avrebbe potuto rispondere: creatività, tecnofilia e affettività. Ognuno avrà la propria lista. Il punto è che Rothblatt vuole invece fare una lista ufficiale e chiunque si trovi a valori alti (o bassi) lungo i tre tratti di questo elenco, è necessariamente "privo di genere".
Tutto questo in un libro dal sottotitolo A Manifesto on the Freedom of Gender. E' vero, il sistema di genere proposto da Rothblatt permette alle persone di scegliere un genere in età adulta, un passo avanti rispetto alla libertà di espressione e di identità considerando che il nostro attuale sistema assegna a tutti un genere alla nascita. Ma non si tratta comunque di una libera scelta se i termini non sono definiti dal singolo individuo.
Se il genere è un insieme di significati che si attribuiscono al sesso e alla sessualità, tre caratteristiche non potranno mai essere sufficienti. Neanche cento lo sarebbero. Ci sono molti significati da dare al sesso e alla sessualità esattamente come ci sono molte persone che si sono poste il problema di dargli una definizione. Nessun elenco sarà mai esaustivo. E c'è di più, un elenco così prodotto finisce anche per essere incoerente: i suoi elementi non avranno mai niente a che fare uno con l'altro, salvo che qualcuno, da qualche parte, li ha associati con il sesso.
Il Sesso è Biologico, il Genere è Sociale.
Esattamente il Genere è "socialmente costruito", ma si è fatto un uso eccessivo di questa definizione che neanche i terrestri riescono più a capirci qualcosa. Proviamo a ragionarci su.
L'economia è molto più che produrre cibo e beni e distribuirli a chi lo mangerà e agli utenti; familiari e parenti vari non sono l'equivalente di fare sesso e procreare; costumi e religioni non possono essere equiparati alle superstizioni e alla fede; la lingua va al di la dei suoni prodotti dalla lingua e dalla laringe. Non è un caso che nessuno mangi denaro o credito...
Allo stesso modo, il genere non può essere equiparato alle differenze biologiche e fisiologiche tra maschi e femmine.
Il genere, esattamente come il denaro, la famiglia e la lingua, ha una base materiale, ma attribuisce un suo significato specifico a questa base. Se un panino con roast-beef e una macedonia di frutta costano entrambe 3 euro, ai fini monetari sono la stessa cosa. Allo stesso modo, se un insieme di persone vive come uomini, pur considerando tutte le differenze nella loro composizione ormonale, l'aspetto genitale, il sesso, le gonadi, restano tutti uomini ai fini del genere. Naturalmente essi avranno un sapore diverso uno dall'altro.
Per avere un altro esempio di come il sesso si trasformi in genere, raccogliamo un po' di dati sul "sesso cerebrale". Gli studi relativi riportano sempre di un 2% o 5% di differenza tra le prestazioni di uomini e donne in vari test riguardanti abilità verbali e spaziali (alcuni dei quali quando si arriva ad esaminarli risultano decisamente particolari). Ora, è probabilmente vero, come sottolinea Anne Fausto-Sterlin, che questi studi mostrino una differenza, ma c'è sicuramente un altro studio, o anche più di uno, che langue nel cassetto della scrivania di qualcuno e che non ha rilevato alcuna differenza (pochissime persone hanno costruito la loro carriera scientifica confermando delle ipotesi nulle). Ma ciò che conta è che queste insignificanti differenze statistiche si trasformano in una differenza sostanziale tra i due generi, di modo che ci sia un sesso verbale e un sesso matematico e anche Maria Mitchell ricade paradossalmente nella schiera non-matematica. Questa è la magia del genere.
C'è da sempre un problema nel pensare al genere come un insieme di categorie sociali: si dimentica l'individuo. Troppo spesso le persone parlano del genere come se questo venisse imposto esclusivamente dall'esterno. Ma noi umani non siamo solo vittime passive di programmi sociali, siamo al di là di cosa si pensa del sesso e cerchiamo di dargli un senso personale. Il genere non è solo un conveniente tag che altri possono usare per etichettarci, esso è anche parte di come percepiamo noi stessi.
Quindi, ecco un altro modo di rilevare la differenza: il sesso è, il genere rappresenta. Il sesso esiste in sé ed è assolutamente indifferente a cosa gli esseri umani pensano di esso. Il genere è invece l'insieme di tutti i significati che attribuiamo al sesso e, a questo punto va aggiunta, alla sessualità.
Quando si parla di genere come un insieme di categorie sociali, ha senso parlare di un numero finito di generi. Quando parliamo in termini di significato, allora possiamo ammettere che esiste un infinito numero di generi, in quanto esistono infiniti significati attribuibili al sesso, almeno uno per ogni persona che ci ha pensato.
C'è ancora qualcosa che manca. Non tutte le differenze tra persone di generi diversi è significativa. Alcune sono arbitrarie e passano quasi inosservate. Quindi si può azzardare una terza suddivisione: il sesso è un prodotto dei geni, mentre il genere è prodotto dei memi. La memetica, con qualche riserva, fornisce un modo utile per comprendere alcuni sottili punti riguardo al genere.
Per fare un esempio banale, Nicholson Baker ha detto che la maggior parte degli uomini che ti viene addosso correndo usa l'esclamazione "oop" mentre le donne ne conservano una forma ancestrale "oops". Queste sono cose di cui probabilmente solo Nicholson Baker si sarebbe accorto, sicuramente pochi uomini ritengono l'uso del singolare "oop", al posto del plurale "oops", come una parte della loro mascolinità. Però "oop" è un meme opportunistico che, esattamente come un virus, si riproduce legandosi ad una delle nostre idee sul genere: l'idea che l'uomo debba imitare gli altri uomini e la donna le altre donne.
Molti aspetti del genere sono così. Il genere inizia attaccando un significato al sesso biologico, ma poi dei significati si attaccano ad altri significati e i memi aderiscono ad ogni superficie disponibile: ed è così che il genere cresce, corallo su corallo.
Naturalmente fin qui abbiamo parlato solo per distinzioni e non per definizioni. Si è distinto il sesso dal genere, forse dato un'idea di come si riproduce il genere, ma qual è la sua natura? Possiamo definire l'essenza del genere? Possiamo enumerare le sue parti?
Martine Rothblatt pensa sia possibile. Nel suo libro The Apartheid of Sex, promette "una decostruzione dell'identità sessuale in oggettivi, agenitali elementi ". In sostanza Martine Rothblatt ci dice che l'identità sessuale è stata riconosciuta dagli inizi della coscienza come consistente di tre elementi: Dinamismo (o aggressione), Passività (o nutrimento) e Erotismo (o sessualità).
Qualsiasi antropologo alieno si sconcerterebbe a guardare a questo sistema. Non può una persona essere attiva senza essere aggressiva? E si può nutrire senza essere identificato come un elemento passivo? Coltivare i mezzi per nutrire o educare sarebbe un elemento passivo? Cerchiamo un solo cuoco o un solo insegnante che si senta passivo. Inoltre, in un sistema di tre tratti presunti variabili indipendentemente uno dall'altro, come si ottiene contemporaneamente la passività e l'aggressività? Non è una l'assenza dell'altra?
Ma mettiamo da parte queste obiezioni specifiche e ricostruiamo coerentemente la psicologia di tipo Rothblatt su tre assi: aggressività, nutrimento e sessualità.
Cosa rende questi tre tratti speciali? Perché essi da soli comporrebbero il genere? Rothblatt non lo spiega. Afferma semplicemente che lo fanno "dall'inizio della coscienza". Potrebbe essere, nessuno era presente a quell'epoca.
Probabilmente Rothblatt si sarebbe meglio espressa dicendo che questi tre assi rappresentano la visione più comune degli elementi che costituiscono concettualmente il genere, ma è vero? Quali elementi caratteriali potrebbero andare a costituire il genere di un individio?
Tutti, naturalmente. Non c'è un singolo elemento della propria personalità che siamo in grado di toglierci con i vestiti. In effetti l'elenco di Rothblatt non coglie probabilmente neanche una caratteristica della maggior parte delle identità. Qualcuno, cui venisse chiesto dei tre tratti personali strettamente legati al sesso, avrebbe potuto rispondere: creatività, tecnofilia e affettività. Ognuno avrà la propria lista. Il punto è che Rothblatt vuole invece fare una lista ufficiale e chiunque si trovi a valori alti (o bassi) lungo i tre tratti di questo elenco, è necessariamente "privo di genere".
Tutto questo in un libro dal sottotitolo A Manifesto on the Freedom of Gender. E' vero, il sistema di genere proposto da Rothblatt permette alle persone di scegliere un genere in età adulta, un passo avanti rispetto alla libertà di espressione e di identità considerando che il nostro attuale sistema assegna a tutti un genere alla nascita. Ma non si tratta comunque di una libera scelta se i termini non sono definiti dal singolo individuo.
Se il genere è un insieme di significati che si attribuiscono al sesso e alla sessualità, tre caratteristiche non potranno mai essere sufficienti. Neanche cento lo sarebbero. Ci sono molti significati da dare al sesso e alla sessualità esattamente come ci sono molte persone che si sono poste il problema di dargli una definizione. Nessun elenco sarà mai esaustivo. E c'è di più, un elenco così prodotto finisce anche per essere incoerente: i suoi elementi non avranno mai niente a che fare uno con l'altro, salvo che qualcuno, da qualche parte, li ha associati con il sesso.
lunedì 16 aprile 2012
Decostruzione della dicotomia di Genere: concettualizzazione dei Nativi Americani Berdache
In un articolo apparso su Le Scienze, Anne Fausto-Sterling
sfida la divisione binaria dei sessi in due distinte entità, maschi e femmine.
Lei sostiene ci siano almeno cinque sessi: maschio, femmina e tre categorie
intersessuali. Gli intersessuali costituiscono il 4% delle nascite e
comprendono, secondo Fausto-Sterling,
veri ermafroditi ("herms"), che posseggono testicoli e ovaie, pseudoermafroditi
maschi ("merms"), che hanno testicoli e qualche aspetto dei genitali femminili ma
non le ovaie, pseudoermafroditi femmine ("ferms"), che hanno ovaie e alcuni
aspetti dei genitali maschili ma mancano i testicoli. Fausto-Sterling propone
una radicale decostruzione del sistema binario di sesso e genere attraverso una
ricategorizzazione biologica del sesso.
Nella nostra cultura, il sesso di un individuo è la
componente biomorfologica intorno a cui si costruisce il suo genere. Partendo
dalla tesi di Fausto-Sterling si vuole contribuire alla decostruzione radicale
del sistema binario di sesso e genere analizzando i modi in cui potremmo
culturalmente ricategorizzare il genere. Si farà specificatamente riferimento
alla figura del berdache, propria dei nativi nord-americani, come esempio delle
debolezze intrinseche nella classificazione binaria e al persistente (forse
anche "naturale") bisogno umano di eludere la sua imposizione.
Cosa c'è dietro il termine Berdache?
La parola "berdache" deriva dalla parola francese
"bardash", che a sua volta deriva dal termine italiano
"berdascia", derivato da "bardaji" in lingua araba, che è
derivato, infine, dal persiano "barah". Originariamente questo
termine indicava uno schiavo maschio o una prostituta o il partner passivo nel
sesso tra uomini. "Berdache" era il termine spesso usato dai primi
esploratori europei in Nord America nel tentativo di etichettare persone il cui
comportamento non si traduceva adeguatamente in qualsiasi lingua europea. Si
userà qui il termine "berdache" in parte per mancanza di una parola
migliore, in parte perché la sua inadeguatezza simboleggia il modo in cui la
nostra lingua e la nostra cultura hanno limitato la nostra capacità di
esprimere concetti come la non-dicotomia del genere e dei fenomeni sessuali. In
antropologia, "berdache" è stato assunto per descrivere un uomo o
(meno spesso) una donna la cui identità di genere non fosse compatibile col suo
sesso biologico. Il “berdachismo” viene riconosciuto in più culture (di paesi
quali Siberia, Tahiti, India, Bali tra gli altri), anche se il termine è usato
nello specifico per descrivere la tradizione delle tribù native americane. I
berdache sono stati documentati in oltre 130 tribù di nativi americani, in ogni
regione del continente, in ogni contesto culturale, in piccoli gruppi di
cacciatori in Alaska fino alla popolosa, gerarchica città-stato della Florida.
Per la maggior parte, siccome le tradizioni nord-americane
sono state ridotte ad una sorta di non esistenza virtuale, gli studi sulla
tradizione berdache conta per lo più su resoconti storici scritti da non-nativi
americani. Missionari ed esploratori forniscono la maggior parte dei resoconti
sui berdache e, non sorprendentemente, tendono più ad esprimere giudizi che a
fornire informazioni. Anche gli studi antropologici apparentemente oggettivi
della cultura dei nativi americani compiuti in questo secolo, tendono ad avere
una leggera inclinazione negativa nel descrivere i berdache. Come riportato da
Kessler e McKenna: "Gli antropologi raccolgono dati sulle altre culture ma
li interpretano spesso in riferimento alle loro proprie organizzazioni. In
termini di genere, sanno che ci sono due generi con differenti ruoli di genere,
quindi non fanno altro che valutare come questi ruoli vengano colmati in altre
culture." In altre parole, la nostra "vista culturale"
(binoculare per lo più) influenza la nostra capacità di percepire e conoscere
altri sistemi culturali riguardo a sesso e genere.
Ermafrodito, travestito o nessuno dei due?
Molti iniziali osservatori chiamarono i berdache “ermafroditi”
anche se apparentemente non c'era nessuna traccia fisica reale che potesse
portare a dire che un berdache fosse realmente un ermafrodito.
"Ermafrodito" però sembrava essere la migliore traduzione venuta in
mente a quei primi esploratori. Solo i Navajo in realtà utilizzano il termine Nadle per descrivere sia l'ermafrodito che il berdache maschio o
femmina. Più nello specifico un ermafrodito vebiva indicato come Real Nadle, mentre un berdache come Pretend Nadle.
Più accuratamente, almeno in apparenza, i berdache sono
stati etichettati come "travestiti" dagli osservatori europei, perché
tendevano ad adottare un abbigliamento del sesso morfologico opposto. Anche se
era una pratica diffusa, sopratutto tra i maschi berdache, il travestitismo non
era né universale né immutabile. I berdache maschi spesso adottavano vestiti e
manierismo delle donne, anche se non necessariamente nella loro interezza.
Piuttosto, spesso creavano un loro modo di presentarsi unico, un look androgino
che non era né tipicamente maschile né tipicamente femminile, ma una mescolanza dei due.
Inoltre non sembra esserci una correlazione tra il berdachismo maschile e
quello che potremmo definire come un aspetto "effeminato". We'wha, il
famoso Zuni uomo/donna che fece amicizia con l'antropologa Matilda Coxe
Stevenson, viene descritta come la più "grande e forte" dei Zuni e le
sue fotografie lo confermano. Nel 1889, sul New York Medical Journal, A.B.
Holder riporta del Bote (né uomo né donna), figura tipica degli indiani
Absaroke del Montana come un individuo che indossava l'abito "squaw"
e leggins, che portava parte dei capelli raccolti in trecce da donna, che possedeva
o articolava la voce e gli atteggiamenti in modo femminile e costantemente si
riferiva a sé come se fosse di sesso femminile. La voce, le caratteristiche e
la forma, tuttavia, non portavano a perdere completamente le qualità maschili
al punto che fosse difficile distinguere il Bote da una donna.
Diventare un Berdache
Parafrasando Simone de Beauvoir: "Non si nasce
berdache, lo si diventa". Come funzionava esattamente, allora? Come si
diventava berdache? Nella maggior parte delle culture native, un individuo non
è né maschio né femmina alla nascita. Tra i Zuni, ad esempio, prima dell'età di
5-6 anni, un bambino non è né un bimbo né una bimba, ma semplicemente un
infante, un Cha'le. Eventualmente, dopo questa età, bambini e
bambine ricevono un'iniziazione graduale ai ruoli di genere che saranno
chiamati ad assolvere nell'età adulta. Secondo Will Roscoe: "I Zuni non
nascono uomo o donna, questa costruzione viene dopo. Il genere è un attributo
sociale e non naturale. Si diventava uomo o donna imparando le forme sociali
maschili e femminili e, in particolare, acquisendo dei simboli di genere
durante i riti di passaggio". Il punto è, naturalmente, che non tutti i
maschi biologici erano destinati a diventare uomini e non tutte le femmine
biologiche a diventare donne. E' stato perfettamente accettabile in molte tribù
di nativi americani che un bambino semplicemente scegliesse di non
intraprendere le attività e il comportamento tipici del suo sesso morfologico.
Più frequentemente, però, un bambino veniva visitato da
sogni o visioni che simbolicamente indicavano che dovesse diventare un berdache.
Secondo Alfred Bowers, i berdache maschili presso gli Hidatsa "erano
uomini che, durante la tarda adolescenza e tanti sogni,
mutavano il loro abbigliamento e indossavano quello tipico delle donne assumendo
ruoli particolari all'interno della comunità". Spesso le donne in
gravidanza hanno avuto sogni che consentissero loro di determinare il sesso del
nascituro. Tra i Mohave, per esempio, l'assunzione del ruolo Alyha (berdache
maschile) e Hwame (berdache femminile) era predestinato da un sogno. Se una
donna incinta sognava attrezzi maschili, come la freccia di piume, la sua bambina
sarebbe potuta diventare un Hwame. Se sognava oggetti associati alle donne, il
suo figlio maschio sarebbe potuto diventare un Alyha. Durante i primi anni del
bambino, certe tendenze potevano restare latenti, ma durante il periodo in cui
i bambini venivano avviati ai ruoli di genere, potevano emergere
comportamenti cross-gender.
Il fattore visione nella determinazione dell'identità di
genere ha fornito una spiegazione soprannaturale allo stato berdache rendendolo
inevitabile e accettabile.
Solo occasionalmente un bambino è stato incoraggiato, ma mai
forzato, a diventare berdache. Ciò poteva accadere in una famiglia in cui tutti
i bambini erano dello stesso sesso. Per esempio, gli indiani Kaska, della
regione sud-artica, dove la caccia di grossa selvaggina era la fonte primaria di
cibo, la sopravvivenza della famiglia dipendeva in parte dalla capacità del
figlio di cacciare. Se una famiglia aveva solo figlie, una di queste sarebbe
stata scelta per subire una "cerimonia di trasformazione" e sarebbe
cresciuta come un ragazzo e addestrata a cacciare.
Alcuni osservatori iniziali ritennero che un berdache
maschio diventasse tale, o fosse uno status che gli venisse imposto, perché
vigliacco o incapace di condurre una vita da guerriero. Tuttavia, non vi è
alcuna base reale per questa interpretazione. In realtà, gli uomini che
volevano evitare la guerra potevano farlo senza diventare berdache così come
alcuni berdache hanno partecipato ai conflitti.
Ruoli sociali
Durante l'adolescenza gli individui che sarebbero diventati
berdache venivano avviati ai ruoli sociali connessi col sesso opposto. Così
come non indossavano esattamente le vesti femminili o non ne adottavano
precisamente i modi, i berdache maschi spesso non assumevano esattamente i
ruoli delle donne. Creavano piuttosto un proprio ruolo di genere combinando
aspetti di entrambe i ruoli, maschile e femminile. Significativamente, sia berdache
maschi che femmine sono stati costantemente descritti come eccezionalmente
abili nelle attività del genere da loro prescelto. Siccome i berdache maschi
non avevano mestruazioni né rimanevano incinti, erano in grado di lavorare
senza interruzioni. Inoltre, la loro forza fisica si è rivelata efficace in
attività come macinare il grano. Anche in questo caso, non si trattava
semplicemente di un berdache maschile che avesse assunto un ruolo femminile.
Siccome non avevano le mestruazioni, non avrebbero portato sfortuna, inoltre
potevano prendere parte alla caccia e alla guerra, attività da cui le donne
erano escluse. Durante queste escursioni il berdache cucinava e curava i
guerrieri, seppelliva i morti e forniva intrattenimento sessuale ai guerrieri
frustrati.
Ruoli spirituali e cerimoniali
A causa della sua posizione unica all'interno della società,
si credeva che il berdache possedesse particolari poteri spirituali. Tra gli
Illinois e i Naudowessies, ad esempio, i bardache maschi "a causa del loro
straordinario modo di vivere erano considerati come Manitù o esseri
soprannaturali, persone di riguardo" (Westermarck). Alcuni berdache
divennero sciamani, mentre altri semplicemente presiedevano importanti
occasioni cerimoniali. Il Cheyenne Hee-man-eh ("metà uomo e metà
donna") ha condotto la danza dello scalpo, mentre il berdache Hidatsa
svolgeva un ruolo importante nella cerimonia della Danza del Sole. Inoltre,
come riportato anche dallo sciamano Lakita Lame Deer, i Winkte (i maschi
berdache Lakota) avevano la capacità di concedere nomi segreti e buon auspicio
ai bambini. Si pensava che il nome dato da un Winkte fosse uno strumento
potente ed efficace e che avrebbe reso quel bambino famoso. Toro Seduto, Alce
Nero, Cavallo Pazzo hanno tutti ricevuto nomi segreti da un Winkte. La
posizione unica dei berdache nella società non simboleggiava solo il potere
soprannaturale, ma anche un punto di vista privilegiato tra i due sessi. In
altre parole il berdache era la giusta “via di mezzo” per gestire le possibili
controversie e le celebrazioni tra i due sessi.
Come conseguenza della loro natura intermedia dovuta al loro
status di genere, i berdache sono stati impegnati nelle attività di uomini e
donne, quindi in grado di massimizzare le loro opportunità economiche. Insieme
a questo potenziale economico, lo status intermedio del berdache ha anche
portato con sé una notevole autorità politica. Un berdache di questo tipo era
We'wha, che divenne ambasciatore Zuni presso il mondo dei bianchi (incontrò
anche il presidente Grover Cleveland che pensò che “lui” fosse una “lei”) e ha
giocato un ruolo significativo nel documentare gran parte della cultura Zuni.
Un altro esempio è il Navajo Nadle Hastiin Klah, artista e uomo di medicina,
che ha contribuito a preservare la religione Navajo, lavorando con degli
specialisti per registrare la sua vasta conoscenza. Alcuni bianchi hanno
considerato il berdache come una devianza ma è evidente che la maggior parte
dei nativi americani li hanno visti come membri integranti della società.
Istituzionalizzazione dell'omosessualità?
Lo status del berdache è stato definito oltre che sotto
l'aspetto fisico e sociale, anche dalla loro sessualità. La maggior parte dei
berdache, se non tutti, uomini e donne, erano coinvolti in attività omosessuali
e molti erano anche sposati con membri della comunità del loro stesso sesso
biologico. Ancora però le definizioni in materia di sessualità sui berdache risultano
sfuggenti e offuscate dalla nostra visione dicotomica del sesso e della
sessualità. Se, infatti, lo status berdache era considerato un genere diverso
da quello del loro partner sessuale, essi erano davvero impegnati in un
rapporto omosessuale? Si è spesso sottolineato che i berdache non facevano
sesso con un altro berdache. In altre parole, secondo Walter Williams: "Il
berdache e il suo partner maschile non occupavano lo stesso status riconosciuto
di genere". Pertanto il berdache si poteva dire in un rapporto
"etero-gender", non omosessuale.
Molti scrittori e attivisti, gay e lesbiche, come Jonathan
Katz, direttore di Gay American History, ha pubblicato un'intera sezione di
documenti sui berdache, cercando negli ultimi anni di rivendicare la figura del
berdache come uno di loro. Il collegamento, assolutamente concepibile, è
tuttavia semplicistico. David Greenberg afferma che: "La variabilità nelle
preferenze sessuali berdache, insieme con l'esistenza dell'omosessualità che
non ha comportato miscelanza e incrocio di generi, implica che l'essenza del
suo ruolo non era l'omosessualità ma un'anomalia di genere.” L'omosessualità
sembra piuttosto essere stata non causa delle trasformazioni quanto piuttosto
una delle sue più frequenti conseguenze. E' stata una scelta favorita, non un
requisito.
E' un peccato non avere ulteriori informazioni riguardo
all'omosessualità non berdache, che pare sia stata largamente praticata anche
se non istituzionalizzata e raramente riconosciuta apertamente. I berdache non
hanno occupato la stessa categoria e categorie dell'omosessuale moderno, non
c'è, del resto, una astorica essenza omosessuale che colleghi le due culture
nelle due diverse epoche. Eppure, il berdache, così come il moderno gay o
lesbica, sfidavano, in termini pratici e teorici, l'egemonia eterosessuale.
Inoltre, anche se non ci può essere una caratteristica essenziale che accomuni
berdache e gay/lesbiche moderni, il recupero della tradizione dei nativi
americani berdache contribuisce alla comprensione che non esiste una essenziale
natura eterosessuale.
Alcune questioni riguardo alle berdache femmine
La maggior parte delle ricerche e borse di studio si è
incentrata sulla figura maschile del berdache. I dati sono stati raccolti
principalmente da uomini che, molto semplicemente, hanno ignorato e banalizzato
la vita delle donne native americane. Non solo la nostra realtà culturale ci
porta a inquadrare ogni informazione tra semplicistiche opposizioni binarie, ma
è anche "androcentrica". La storia è un processo selettivo, e le
storie di donne native americane "che potrebbero contraddire una visione
patriarcale del mondo vengono evitate" (Allen). Nonostante questa
selezione patriarcale, Evelyn Blackwood ha trovato prova di ruoli cross-gender per le donne in 33 tribù native americane. Eppure, pur tenendo in
considerazione l'androcentrismo, sembra comunque che gli uomini divenissero berdache
molto più frequentemente delle donne. Perché?
Harriett Whitehea ritiene che ciò sia dovuto al fatto che la
componente anatomo-fisiologica di genere è più significativa nel caso di donne
che non per gli uomini. In altre parole, a causa delle mestruazioni e della
riproduzione, la biologia era predestinante per le donne più che per gli
uomini. Whitehead attribuisce la minore incidenza del berdachismo tra le donne
a "uno status asimmetrico tra i sessi nel Nord America". Gli uomini,
crede Whitehead, erano dominanti e, quindi, avevano anche una maggiore libertà
di movimento tra i generi. Inoltre, dice Whitehead: "Come nella maggior parte
dei sistemi gerarchici, muoversi verso il basso era più facile che muoversi
verso l'alto". L'analisi fatta da Whitehead però appare difettosa per
diversi aspetti. Prima di tutto, ci sono prove significative che,
contrariamente alle sue affermazioni, in molte tribù di nativi americani i
ruoli maschili e femminili in quanto complementari erano ad un livello di
status relativamente uguale. In secondo luogo, ci sono poche prove che
l'assunzione di un ruolo da berdache comportasse un movimento verso il basso
dello status degli uomini. E, infine, che se un movimento verso il basso è più
facilmente realizzabile, ne conseguirebbe che gli uomini difficilmente
sarebbero diventati berdache.
Callender, Kochems, Allen e Blackwood, tra gli altri,
sostengono che può essere stato il potere delle donne, più che la loro
impotenza, ad aver reso il ruolo da berdache meno attraente in alcuni gruppi di
nativi americani. Come spiegano Callender e Kochems, le donne avevano meno
probabilità di dover subire delle trasformazioni di genere per impegnarsi in
attività prevalentemente maschili.
Piuttosto che interpretare ciò come una restrizione imposta
alle donne a causa della loro capacità riproduttiva, si suggerisce quindi che
esse fossero privilegiate rispetto agli uomini che, per entrare nella loro
sfera professionale, erano costretti a passare ad uno status di genere
intermedio, realizzato con una miscela di attributi delle due categorie di
genere della loro cultura.
Forse, nonostante, o a causa, della riproduzione la
categoria sessuale e di genere femminile è più versatile e ampia per quanto
riguarda l'acquisizione del ruolo. In altre parole, le donne hanno la capacità
di essere un guerriero così come una madre e non è necessario muoversi tra i
generi per acquisire questi ruoli. In ogni caso resta un disperato bisogno di
condurre ulteriori ricerche sul berdachismo femminile.
Declino del Berdachismo - Eliminazione dell'abominevole
difetto
Nel corso del XIX secolo e durante la prima parte del XX, il
governo degli Stati Uniti e le chiese cristiane hanno cercato di sottomettere e
assimilare i nativi americani 'pagani'. Essendo sempre stato un punto di
contesa nella storia americana, la politica sessuale divenne all'ordine del giorno. Il berdache, in particolare, atterrì i sentimenti del
retto colonizzatore cristiano. Sempre più bambini nativi vennero educati nelle
scuole statali o nelle missioni, indottrinati con la convinzione che i berdache
erano deviati e che il berdachismo fosse una vergognosa, incivile tradizione
che doveva essere abolita.
La colonizzazione non solo ha imposto la sua ideologia
sessuale ai popoli nativi, ma ha anche distrutto le loro religioni e
interferito nell'economia di sussistenza dei nativi. Tutti questi fattori hanno
contribuito al declino della vitalità della tradizione berdache. Nel XX secolo,
per esempio, per quanto riguarda il Cheyenne Hee-man-eh, il poeta nativo
americano Maurice Kenny scrive: "Non ci sono guerrieri sul sentiero di
guerra, non ci sono scalpi su cui danzare, non ci sono montagne da corteggiare,
sottomettere e con cui accoppiarsi e certamente non ci sono danze cerimoniali
dedicate al berdache". Nonostante la massiccia distruzione culturale
operata dalla colonizzazione, ci sono prove che la tradizione berdache non
scomparve del tutto, ma, piuttosto, sacrificando alcuni dei suoi più evidenti
elementi, come il cross-dressing, ha continuato secondo un sottile filone.
Inoltre, i nativi americani hanno imparato a non fidarsi della gente bianca e,
quindi, semplicemente a non discutere le questioni che sapevano essere
controverse. Purtroppo però, come sottolinea Roscoe: "La vera e propria
rottura non si è verificata quando i berdache hanno smesso di indossare i loro
abiti, ma quando i giovani hanno smesso di imparare da quel ruolo". La cultura
dei nativi americani è stata costantemente disintegrata dal contatto con gli
europei e una componente importante di quella cultura unica, la non dicotomia
del sistema di sesso e genere, è stato scissa in due.
Concettualizzare il Berdache
I non-nativi americani hanno avuto grandi difficoltà a
comprendere i significati del berdache. Per un bel po' di tempo gli antropologi
hanno tentato di trovare una categoria in cui inserire i berdache che fornisse
una descrizione accurata del loro ruolo nella società dei nativi americani. Le
tre categorizzazioni più comuni del berdache sono: "cross-gender", "mixed-gender", "third-gender".
Whitehead è
certo che una "dicotomia di genere sociale è presente in tutte le società
conosciute, nel senso che le differenze sessuali anatomiche sono ovunque
osservate alla nascita e vengono utilizzate per avviare il nuovo nato o la
nuova nata su uno o l'altro dei percorsi che portano a complessi
ruoli sociali". Nonostante fosse presente anche tra i nativi americani un
percorso relativo al genere, Whitehead ritiene che nella loro cultura fosse
possibile anche un “crossing” in quanto non era presente un elaborato rapporto
gerarchico tra i due sessi. Oltre ad essere in contrasto con la spiegazione per
il minor numero presente di berdache femminili discusso in precedenza, il
concetto di “crossing” verso l'altro genere di Whitehead viene ritenuto però
concettualmente limitato in quanto reifica una dicotomia tra i sessi. In questa
concettualizzazione infatti, nella non distinzione tra i sessi, il genere di
ciascuno è sia maschio che femmina. Come sottolinea Williams, l'idea del “cross-gender”
spiega più adeguatamente come il maschio (o la femmina) berdache non fossero
affatto come il sesso femminile (o maschile), ma ricoprissero compiti unici per
la loro particolare natura che andavano al di la dei ruoli tipicamente
femminili (o maschili).
Così, riconoscendo la posizione unica del berdache come
"non uomo, non donna", altri hanno classificato il berdache come
"mixed-gender", con qualità di entrambe i generi. Callender e Kochems
proclamano: "Un berdache... trascende i confini della classificazione in
generi che è stata culturalmente e biologicamente definita, per raggiungere uno
stato intermedio tra i generi, biologicamente identico ma culturalmente
ridefinito. Attraversare le categorie di genere non era un singolo processo o
un movimento unidirezionale. I berdache erano in un attraversamento continuo di
questo limite in entrambe le direzioni, a tal punto che noi preferiamo
caratterizzarli come una miscelanza di generi piuttosto che come un
attraversamento dei generi". Si enfatizza e sottolinea la capacità dei
berdache di muoversi liberamente nel regno del genere. La loro analisi
riconosce la debolezza insita nelle teorie che tentano di imporre stasi sul
concetto di fluidità del genere. Ciò nonostante, come proclamato anche da
Callender e Kochems, il movimento si svolge tra due entità polarizzate,
rafforzando implicitamente la nozione binaria di genere.
Una concettualizzazione finale della posizione del berdache
nello schema sesso/genere li vede porsi come un "terzo genere", in
una stazione intermedia tra i generi di uomo e donna. Due antropologi, Sue
Ellen Jacobs e Will Roscoe, che hanno svolto un ampio lavoro riguardo alle
attuali culture native (Zuni e Tewa, rispettivamente), sostengono questa tesi.
Jacobs, in un commento ad un articolo di Callender e Kochems, espone i suoi
tentativi frustranti per inchiodare una volta per tutte una categorizzazione
del Quetho (il berdache Tewa) con grande esasperazione dei suoi amici Tewa.
"E' possibile che stiamo ponendoci ancora la domanda sbagliata perché
nella cultura euro-americana abbiamo difficoltà ad accettare che ci sia un
genere concettualizzato come 'terzo'". Questo è stato e, purtroppo, è
ancora un problema. Concetti come "cross-gender",
"mixed-gender" e "third-gender" possono essere utili se ci
permettono di abbattere piuttosto che ribadire le nostre nozioni preconcette di
genere.
Inconclusioni
Fausto-Sterling ritiene che il sesso biologico non si divida
in due, separate entità, ma di fatto crei un continuum tra femmina e maschio.
Il berdache, di suo, costituirebbe un "terzo genere" inserito in
questa teoria del continuum, di genere e non di sesso. Conseguentemente a ciò è
possibile postulare che le femmine berdache fossero un "quarto
genere". Le difficoltà connesse al concetto di continuum sono legate al
fatto che esso crea una progressione lineare. Ciò implica, naturalmente, una polarizzazione,
nel senso che devono esserci due estremità del continuum indipendentemente
dalla quantità di stazioni intermedie. Salvo, in una certa misura, la teoria di
Callender e la nozione del genere misto di Kochems, le altre
concettualizzazioni impongono la nozione di stasi per le categorie di genere
che esse istituiscono. Eppure, il rapporto di ogni individuo col suo genere è
una continua evoluzione. Il genere non è coerente e immutabile nel tempo e
nello spazio. Piuttosto esso è invece un artificio liberamente fluttuante
("free-floating artifice" dalle parole di Judith Butler).
Inoltre, secondo quanto Gayle Rubin ha postulato "il
sesso e il genere non sono emanazioni storiche della mente umana. Sono piuttosto prodotti
della attività storica umana." La dicotomia occidentale nel sistema di
sesso e genere, quindi, non è manifestazione dell'immutabile essenza umana,
quanto un prodotto culturale, ideologico e storico che non si trova in tutte le
culture di tutti i tempi. Il genere, come la sessualità, è relazionale,
culturalmente e individualmente. "In quanto fenomeno mutevole e
contestuale," scrive Butler. "il genere non denota un essere
sostanziale, ma un relativo punto di convergenza tra specifici insiemi di
relazioni culturali e storiche".
Pertanto, piuttosto che formare continuum o matrici, che
connotano una struttura fissa, il sesso e il genere vanno percepiti come
sistemi che includano i berdache, i gay moderni e le lesbiche, gli
eterosessuali, i bisessuali, gli ermafroditi, i travestiti all'interno di un
caotico complesso senza poli o ruoli binari. Dentro questo complesso, la
formazione di un'identità di sesso e di genere diventa un processo che non
raggiunge la risoluzione e non vi permane perché continuamente si creano nuove
relazioni e modi di relazionarsi. Secondo il filosofo Sawicki Jana: "In
opposizione al modello di identità statico o individualista è quello che vede
l'identità personale come costituita da una miriade di relazioni sociali,
pratiche in cui l'individuo è impegnato. Siccome queste relazioni sono talvolta
in contraddizione e spesso instabili, l'identità che emerge è frammentata e
dinamica."
Proprio come gli ermafroditi e gli pseudoermafroditi di
Fausto-Sterling sfidano la nostra convinzione che i sessi siano polarizzati e
fissi, così i berdache sfidano la nostra convinzione che il genere sia
polarizzato e fisso.
Works Consulted
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Williams, Walter L. The Spirit and the Flesh: Sexual Diversity in American Indian Culture. Boston: Beacon, 1992.
Lisa L. Diedrich article on Berdache
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sabato 14 aprile 2012
Vivere la Transizione in maniera Sana
La riassegnazione sessuale è uno dei cambiamenti più radicali e distruttivi che un individuo possa compiere. Esso spesso mette a dura prova o recide le relazioni sociali, impone ristrettezze economiche, comporta una buona dose di dolore fisico e una grande quantità di dolore psichico. Richiede studio e duro lavoro al fine di cominciare a sperare di vivere secondo il genere scelto. La transizione deve spesso essere perseguita di fronte alla disapprovazione generale della società e dei propri cari, la riluttanza della comunità medica a fornire i servizi, la scarsità di risorse e innumerevoli ostacoli legali e sociali. Il corpo di uno dei due sessi, che durante la pubertà ha compiuto degli irreversibili cambiamenti somatici, deve essere in qualche modo smontato e riassemblato per assumere le sembianze dell'altro sesso. Vecchi modelli di comportamento devono essere ignorati e nuovi devono essere aggiungi. Una nuova vita deve sostituire la vecchia.
La persona transessuale si trova a dover gestire una grande quantità di ostacoli, senza che il successo venga garantito. Anzi, probabilmente meno del 10% di coloro che mirano al cambiamento di genere riescono effettivamente a compierlo. Eppure, decine di migliaia di persone sono felici, hanno successo lavorativo e conducono una vita soddisfacente col loro nuovo genere. La transizione è possibile. Può essere compiuta. Semplicemente non senza perturbazioni, sacrifici e duro lavoro. Non può essere compiuta senza caparbia determinazione. Non può essere compiuta senza soldi. Non può essere compiuta senza un supporto, né senza dolore.
Alcuni non vedono di buon occhio le persone transessuali nei contesti sociali. "Si lamentano tutto il tempo, sono preoccupati dei loro problemi e dei loro corpi. Hanno bisogno di vivere in maniera più leggera". A queste persone va detto "Per favore considerate le enormi pressioni che queste persone stanno vivendo. Va compreso che ogni aspetto della loro vita viene influenzata dalla loro decisione di cambiare genere e che sono costretti a diventare un po' egocentrici al fine di prevalere contro situazioni che sono quasi insormontabili." E a coloro che sono in transizione: "Alleggeritevi!"
Non si elencheranno qui i rischi connessi alla transizione, un enciplopedia non sarebbe sufficiente, e ci sono documentazioni ben più aggiornate e complete oltre a centri specialistici condotti da esperti presso cui rivolgersi, però si riporteranno alcune strategie e approcci che potrebbero essere d'aiuto.
(1) Senso dell'umorismo (se non ne avete, coltivatelo).
Sarete infelici se vi permetterete di esserlo. Si può avanzare arrancando oppure divertirsi. Potete trovare umorismo nelle situazioni buffe che vi troverete ad affrontare e sulle cose che la gente dirà e che assumeranno un significato del tutto diverso data la vostra natura transgender. Coloro che troverete lungo il percorso si potranno rivelare divertenti se solo permetterete loro di esserlo. Saranno i vostri compagni d'arme e alcuni di loro potrebbero diventare amici. Se vi avvicinerete alla transizione con un senso di meraviglia e di stupore, la vostra esperienza potrà rivelarsi più piacevole di quanto sarà se inalerete solo paura e senso di colpa. Si, è dannatamente difficile, ma è sempre possibile passare del buon tempo.
(2) Non consentire alla transessualità di diventare la vostra vita.
Non bisogna affrontare la transizione come Achab a caccia della Balena Bianca. Achab aveva bisogno di avere una vita, così anche voi. Non dovete rinviare la vostra intera esistenza in previsione della beatitudine ipotetica ottenibile alla fine del percorso. Una vita vuota vissuta col genere originario diventerà una vita vuota vissuta col nuovo genere. La riassegnazione non risolverà i vostri problemi, ve li porterete nel nuovo genere immutati. Fate bene a coltivare obiettivi diversi da quelli della transizione. Coltivate amicizie e interessi che siano al di la della comunità transgender.
(3) Conservate la vostra prospettiva.
Non dovete permettere che la transessualità diventi una fantasia o un feticcio. E' necessario intrecciare la realtà nella trama. Non ponete un peso eccessivo sulla riassegnazione chirurgica, non vi trasformerà magicamente in un uomo o una donna. Si dovrebbe sempre sapere dove si è e dove si sta andando, e tutto ciò dovrebbe essere saldamente radicato nella realtà. Dovete venire a patti con le vostre reazioni fisiche e comportamentali e inserire il tutto nella nuova identità emergente. E' necessario disporre di idee realistiche circa i ruoli sociali di uomini e donne e di che tipo di uomo o donna desiderate diventare. Ricordate che la transizione è un processo, in divenire. State cambiando gradualmente. Non ci si sveglierà la mattina ritrovandosi magicamente diversi.
(4) Non rintanatevi.
Dovete continuare in qualche modo a funzionare. Se prematuramente smontate la vecchia vita non sarà possibile sostituirla con una vita soddisfacente nel genere che avete scelto. Si finirà così in una vita crepuscolare, una identificazione da transessuale. E se ciò finisse per incidere sulle vostre capacità di guadagno si potrebbe finire per rimanere bloccati, incapaci di completare le procedure che produrranno le modifiche corporee necessarie a raggiungere con successo il genere scelto (ad es. l'elettrolisi per le mtf, la mastoplastica per gli ftm). E' necessario continuare a sostenersi il più possibile. Si deve capire che in alcuni casi la mancanza di ciò può tenervi aggrappati alla vecchia identità più a lungo.
(5) Abbandonate le stampelle.
Man mano che il vostro corpo cambia sarà più facile. Si farà sempre meno affidamento su espedienti e si assumerà un aspetto naturale. Questo può significare avere i capelli lunghi invece di una parrucca, eliminare un'imbottitura o utilizzare meno trucco. Può anche significare usare un nuovo nome di nascita, per avere la possibilità di lavorare, invece che un nome femminile idealizzato. Può voler dire aver familiarizzato con interessi e aspetti della propria personalità e che riguardano il genere di scelta. Ma qualsiasi siano i propri difetti percepiti è meglio affrontarli e venirci a patti, dopodiché lasciarli andare.
(6) Sacrifici & compromessi.
La transizione porterà grandi cambiamenti nella vostra vita. Dovete essere preparati ad affrontare tutte le sfide e dare al vostro transessualismo una priorità elevata. Non illudetevi di poter mantenere il tenore di vita precedente a fronte di fatture di psicologi, endocrinologi, estetisti e chirurghi plastici. E' necessario mantenere il ritmo. Se ritardate le procedure come la terapia ormonale a causa della mancanza di denaro o tempo, o per altri motivi, la transizione ne verrà ritardata. E qui si inserisce un avvertimento per le mtf: non rimandate l'elettrolisi. Potreste pentirvene. Una volta che si comincia a vivere secondo il genere femminile, sarà quasi impossibile per voi portare sul viso peli abbastanza lunghi da permettere all'operatore di eliminarli agevolmente. Questo passaggio finirà così per diventare una lotta, molto probabilmente impossibile, fino a quando i peli sul vostro viso saranno scomparsi o almeno sensibilmente ridotti.
(7) Essere un cliente oculato.
Agite con discrezione e rispetto per il vostro corpo. Non agite per disperazione. I servizi possono essere difficili da ottenere ma sono disponibili. E' possibile minimizzare le probabilità di fallimento se si utilizzeranno fornitori competenti di servizi. Si rischiano altrimenti ritardi nell'ottenimento della diagnosi (e quindi degli ormoni), un regime ormonale inadeguato alla mascolinizzazione o femminilizzazione, una chirurgia pasticciata. E' nel vostro pieno interesse procedere con le dovute ragionevoli precauzioni e con cura, facendo attenzione che i medici che contatterete siano realmente competenti e sappiano cosa stanno facendo.
(8) Partecipate a gruppi di sostegno
Sarà vantaggioso per voi poter ascoltare chi è nella vostra stessa situazione. I gruppi di sostegno educano, assistono e aiutano a perfezionare un aspetto maschile o femminile. Si farà amicizia con altri membri del gruppo. Ma, cosa più importante, vedrete vostri colleghi in azione nel prendere decisioni, nel bene e nel male. Osservandoli e parlando con loro, si possono appurare strategie per far fronte comune ed evitare trappole.
La persona transessuale si trova a dover gestire una grande quantità di ostacoli, senza che il successo venga garantito. Anzi, probabilmente meno del 10% di coloro che mirano al cambiamento di genere riescono effettivamente a compierlo. Eppure, decine di migliaia di persone sono felici, hanno successo lavorativo e conducono una vita soddisfacente col loro nuovo genere. La transizione è possibile. Può essere compiuta. Semplicemente non senza perturbazioni, sacrifici e duro lavoro. Non può essere compiuta senza caparbia determinazione. Non può essere compiuta senza soldi. Non può essere compiuta senza un supporto, né senza dolore.
Alcuni non vedono di buon occhio le persone transessuali nei contesti sociali. "Si lamentano tutto il tempo, sono preoccupati dei loro problemi e dei loro corpi. Hanno bisogno di vivere in maniera più leggera". A queste persone va detto "Per favore considerate le enormi pressioni che queste persone stanno vivendo. Va compreso che ogni aspetto della loro vita viene influenzata dalla loro decisione di cambiare genere e che sono costretti a diventare un po' egocentrici al fine di prevalere contro situazioni che sono quasi insormontabili." E a coloro che sono in transizione: "Alleggeritevi!"
Non si elencheranno qui i rischi connessi alla transizione, un enciplopedia non sarebbe sufficiente, e ci sono documentazioni ben più aggiornate e complete oltre a centri specialistici condotti da esperti presso cui rivolgersi, però si riporteranno alcune strategie e approcci che potrebbero essere d'aiuto.
(1) Senso dell'umorismo (se non ne avete, coltivatelo).
Sarete infelici se vi permetterete di esserlo. Si può avanzare arrancando oppure divertirsi. Potete trovare umorismo nelle situazioni buffe che vi troverete ad affrontare e sulle cose che la gente dirà e che assumeranno un significato del tutto diverso data la vostra natura transgender. Coloro che troverete lungo il percorso si potranno rivelare divertenti se solo permetterete loro di esserlo. Saranno i vostri compagni d'arme e alcuni di loro potrebbero diventare amici. Se vi avvicinerete alla transizione con un senso di meraviglia e di stupore, la vostra esperienza potrà rivelarsi più piacevole di quanto sarà se inalerete solo paura e senso di colpa. Si, è dannatamente difficile, ma è sempre possibile passare del buon tempo.
(2) Non consentire alla transessualità di diventare la vostra vita.
Non bisogna affrontare la transizione come Achab a caccia della Balena Bianca. Achab aveva bisogno di avere una vita, così anche voi. Non dovete rinviare la vostra intera esistenza in previsione della beatitudine ipotetica ottenibile alla fine del percorso. Una vita vuota vissuta col genere originario diventerà una vita vuota vissuta col nuovo genere. La riassegnazione non risolverà i vostri problemi, ve li porterete nel nuovo genere immutati. Fate bene a coltivare obiettivi diversi da quelli della transizione. Coltivate amicizie e interessi che siano al di la della comunità transgender.
(3) Conservate la vostra prospettiva.
Non dovete permettere che la transessualità diventi una fantasia o un feticcio. E' necessario intrecciare la realtà nella trama. Non ponete un peso eccessivo sulla riassegnazione chirurgica, non vi trasformerà magicamente in un uomo o una donna. Si dovrebbe sempre sapere dove si è e dove si sta andando, e tutto ciò dovrebbe essere saldamente radicato nella realtà. Dovete venire a patti con le vostre reazioni fisiche e comportamentali e inserire il tutto nella nuova identità emergente. E' necessario disporre di idee realistiche circa i ruoli sociali di uomini e donne e di che tipo di uomo o donna desiderate diventare. Ricordate che la transizione è un processo, in divenire. State cambiando gradualmente. Non ci si sveglierà la mattina ritrovandosi magicamente diversi.
(4) Non rintanatevi.
Dovete continuare in qualche modo a funzionare. Se prematuramente smontate la vecchia vita non sarà possibile sostituirla con una vita soddisfacente nel genere che avete scelto. Si finirà così in una vita crepuscolare, una identificazione da transessuale. E se ciò finisse per incidere sulle vostre capacità di guadagno si potrebbe finire per rimanere bloccati, incapaci di completare le procedure che produrranno le modifiche corporee necessarie a raggiungere con successo il genere scelto (ad es. l'elettrolisi per le mtf, la mastoplastica per gli ftm). E' necessario continuare a sostenersi il più possibile. Si deve capire che in alcuni casi la mancanza di ciò può tenervi aggrappati alla vecchia identità più a lungo.
(5) Abbandonate le stampelle.
Man mano che il vostro corpo cambia sarà più facile. Si farà sempre meno affidamento su espedienti e si assumerà un aspetto naturale. Questo può significare avere i capelli lunghi invece di una parrucca, eliminare un'imbottitura o utilizzare meno trucco. Può anche significare usare un nuovo nome di nascita, per avere la possibilità di lavorare, invece che un nome femminile idealizzato. Può voler dire aver familiarizzato con interessi e aspetti della propria personalità e che riguardano il genere di scelta. Ma qualsiasi siano i propri difetti percepiti è meglio affrontarli e venirci a patti, dopodiché lasciarli andare.
(6) Sacrifici & compromessi.
La transizione porterà grandi cambiamenti nella vostra vita. Dovete essere preparati ad affrontare tutte le sfide e dare al vostro transessualismo una priorità elevata. Non illudetevi di poter mantenere il tenore di vita precedente a fronte di fatture di psicologi, endocrinologi, estetisti e chirurghi plastici. E' necessario mantenere il ritmo. Se ritardate le procedure come la terapia ormonale a causa della mancanza di denaro o tempo, o per altri motivi, la transizione ne verrà ritardata. E qui si inserisce un avvertimento per le mtf: non rimandate l'elettrolisi. Potreste pentirvene. Una volta che si comincia a vivere secondo il genere femminile, sarà quasi impossibile per voi portare sul viso peli abbastanza lunghi da permettere all'operatore di eliminarli agevolmente. Questo passaggio finirà così per diventare una lotta, molto probabilmente impossibile, fino a quando i peli sul vostro viso saranno scomparsi o almeno sensibilmente ridotti.
(7) Essere un cliente oculato.
Agite con discrezione e rispetto per il vostro corpo. Non agite per disperazione. I servizi possono essere difficili da ottenere ma sono disponibili. E' possibile minimizzare le probabilità di fallimento se si utilizzeranno fornitori competenti di servizi. Si rischiano altrimenti ritardi nell'ottenimento della diagnosi (e quindi degli ormoni), un regime ormonale inadeguato alla mascolinizzazione o femminilizzazione, una chirurgia pasticciata. E' nel vostro pieno interesse procedere con le dovute ragionevoli precauzioni e con cura, facendo attenzione che i medici che contatterete siano realmente competenti e sappiano cosa stanno facendo.
(8) Partecipate a gruppi di sostegno
Sarà vantaggioso per voi poter ascoltare chi è nella vostra stessa situazione. I gruppi di sostegno educano, assistono e aiutano a perfezionare un aspetto maschile o femminile. Si farà amicizia con altri membri del gruppo. Ma, cosa più importante, vedrete vostri colleghi in azione nel prendere decisioni, nel bene e nel male. Osservandoli e parlando con loro, si possono appurare strategie per far fronte comune ed evitare trappole.
mercoledì 28 marzo 2012
Androginia
Uno dei fenomeni più sconcertanti riguardo ai disordini di genere è l'androginia, che è definita come la coesistenza di maschio e femmina in un solo individuo. L'androgino fisico viene indicato come un ermafrodito. Molti hanno erroneamente confuso l'androginia con la bisessualità che invece è una condizione psicologica.
Sono rari i casi di esseri umani nati con entrambi i sessi, maschile e femminile. Le stime rivelano un'incidenza dell'1% della popolazione.
Molte culture vedono l'androginia in senso mitico, di volta in volta desiderata e temuta. Ad esempio, secondo l'Enciclopedia Britannica Macropedia, la tribù dei Dogon africani seguono un mito della creazione secondo cui l'androginia viene vista come un segno di perfezione divina.
Secondo i greci i sessi sarebbero stati creati insieme e poi divisi come descritto da Platone nel "Simposio". In esso viene descritto Aristofane, caratterizzato come due esseri in uno, successivamente diviso in due metà da Zeus. Ciascuna delle metà si presentava in forma globulare, con schiena e fianchi rotondi, quattro braccia e quattro gambe, due facce ma una sola testa, su un collo cilindrico, una faccia su un lato e una sull'altro, quattro orecchie e così via con tutte le parti abbinate.
Va inoltre notato che molte divinità di numerose culture erano androgine. Il dio Indù Shiva viene spesso raffigurato come mezzo donna e mezzo uomo. Inoltre, entrambe gli ormoni maschili e femminili sono presenti in entrambi i sessi.
Questo articolo spiegherà l'origine e lo scopo dell'androginia in conformità al modello e al piano di Elohim che vede maschile e femminile dentro ogni individuo. La scienza moderna è stata in grado di spiegare perché esiste questo fenomeno. Si mostrerà anche che l'androginia simboleggia un principio spirituale che si riflette su tre diversi piani: fisico, psicologico e spirituale.
La cosa importante da capire è che tutti gli esseri umani sono androgini in riferimento alle proprie anime e c'è una componente psicologica androgena che noi tutti possiamo sviluppare se desideriamo crescere a livello spirituale.
In breve, Adamo “con Eva in sé” è il modello per tutti noi, per la nostra anima che è donna e che sta dando alla luce l'uomo-bambino Yahshua. Infine, questo articolo spiegherà come diverse culture hanno affrontato l'androginia.
Nella maggior parte delle culture, la visione dominante sul genere è quella di vedere in un individuo maschio o femmina, non entrambi. Questa è l'interpretazione tipica, soprattutto nelle culture occidentali, secondo la tradizione giudaico-cristiana, che è "arbitro" del "naturale" comportamento degli esseri umani.
Ora, ogni possibilità del genere umano diverso da quello maschile e femminile, secondo questa mentalità, è considerata anormale. Così, nascere come androgeno in queste culture era considerato anormale. Un bambino che nascesse con entrambi i sessi doveva far fronte a numerosi problemi. Crescere e svilupparsi era il primo problema. Ma quello principale era il dover vivere in una società che ha un proprio insieme di valori e norme dove ogni individuo o è maschio o è femmina.
La maggior parte delle culture provocavano un tale shock ai genitori del bambino, che in passato, soprattutto in Europa, questi venivano lasciati alle chiese.
Vedremo anche che in alcune culture l'androginia era vista come cattivo presagio e i bambini venivano di solito uccisi, questo soprattutto in culture con un alto grado di superstizione.
L'ironia di questa situazione è l'ignoranza profonda che l'umanità, e soprattutto i cristiani, hanno dimostrato di avere, anche riguardo alle proprie stesse scritture. Il rifiuto dell'androginia mostra che essi non ne hanno alcuna comprensione. Se i cristiani avessero capito il concetto di Adamo, ed Eva in lui (Gn 1,27), allora avrebbero trattato l'androginia con amore spiegandosi lo scopo per cui fosse stata creata.
La scienza non può motivare la nascita di esseri umani di entrambe i sessi, ma può spiegare l'androginia in termini di alcune anomalie nei cromosomi sessuali maschili e femminili. Molte persone credono che gli androgini siano scherzi della natura.
Ma non ci sono errori possibili nella creazione di Elohim. In effetti, come può una creatura dalla comprensione molto limitata sulla creazione, dire qualcosa riguardo a quanto non comprende dell’opera del suo Creatore? Né scienza né uomo potranno mai capire questo fenomeno perché rifiutano l'esistenza dello Spirito e dei principi che sono all'interno della Bibbia. L'androginia fisica è un riflesso dell'androginia spirituale (Rom. 1:19-20) o come la "Legge di Corrispondenza" dice: "come sopra così sotto".
Un annosa questione su cui gli uomini hanno sempre dibattuto: è nato prima l'uovo o la gallina? Allo stesso modo: quale dei due sessi è arrivato prima? Molti credono fosse l'uomo. La verità sulla questione è che Adamo è stato creato con entrambe i sessi, maschio e femmina, poi la donna è stata tolta da Adamo (Gn 2,22-23).
Ciò che non deve essere dimenticato è che Adamo è stato creato a immagine e somiglianza di Elohim, il Creatore. Ciò significa che il corpo umano manifesta molti degli attributi spirituali del corpo spirituale di Elohim.
Il corpo spirituale di Elohim è sia maschile che femminile in linea di principio, quindi il corpo di Adamo doveva necessariamente riflettere questo. In sostanza il corpo spirituale di Elohim è costituito da nove attributi quali intelligenza, saggezza, conoscenza, amore, bellezza, giustizia, fondazione, potenza e forza. In realtà ognuno di questi attributi è sia maschile che femminile.
Ciò significa che tutti gli attributi spirituali hanno sia una parte femminile che una maschile. Ad esempio, l'intelligenza e la saggezza hanno un genere. Solomon si riferisce a ciò quando vi assegna un genere femminile. Scrive: "La sapienza non grida ella? E l’intelligenza non fa ella udire la sua voce?" (Pro. 8:1).
Il lato maschile dell'intelligenza e della saggezza è la logica e il pensiero critico, mentre il lato femminile è più intuitivo e premuroso. Entrambi sono necessari per il processo creativo. Non vi è alcun dominio di uno degli elementi sull'altro, perché entrambi sono uguali o esistono come re e regina. Chiaramente questo è un modello di perfezione o di androginia ed è l'equilibrio del principio che racchiude in sé maschile e femminile.
Ora i sessi sono stati separati di modo che l'umanità possa comprendere il funzionamento dei principi e delle caratteristiche che Elohim, il Creatore, che è spirito, possiede (Gv. 4:24). Senza le due controparti maschile e femminile, non c'è modo di capire il funzionamento dell'invisibile, dello spirituale e del processo creativo del concepimento. Da questi opposti, maschile e femminile, viene creata una nuova creatura. Molte delle antiche scuole greche compresero l'importanza degli opposti.
Ma è stato solo negli ultimi duecento anni che la filosofia ha messo in evidenza l'importanza di questi opposti in ogni processo creativo. Il filosofo tedesco Friedrich Hegel (1770-1831) sviluppò una filosofia chiamata appunto hegelismo. Questa filosofia afferma che ogni idea esistente di fatto appartiene a una mente che tutto abbraccia, in cui ogni idea e situazione (tesi) evoca il suo opposto (antitesi) e questi due risultati racchiusi in un insieme unitario (sintesi) diventano una nuova tesi.
In alcune culture gli androgini sono stati uccisi a causa della superstizione. In Androgyny The Opposites Within, libro di June Singe, si cita Mircea Eliade che ha sottolineato la difficile situazione dell'androginia "... se il bambino mostrava alla nascita segni di ermafroditismo, esso veniva ucciso dei genitori. In altre parole l'anatomia ermafrodita era considerata un'aberrazione della natura o un segno della collera degli dei..." (p.14). In queste culture l'androginia non ha dovuto subire il disprezzo e l'ostracismo della società, proprio perché gli esponenti sono stati uccisi. Questo a ulteriore prova della mancanza di comprensione e dell'ignoranza.
In Isrlaele non c'erano leggi che hanno affrontato il tema dell'androginia. Con tutta probabilità però ci sono stati dei nati tra gli israeliti. Il problema dell'androginia in Israele doveva essere quello che essi non sarebbero stati in grado di riprodursi con prole.
Questo con ogni probabilità avrebbe impedito loro di sposarsi. Era molto importante per Israele, in particolare per i maschi, avere un seme in Israele. Se il marito fosse deceduto prima di avere un figlio, era dovere del fratello prendere sua moglie e metterla incinta in nome della sua stirpe (Deu. 25:5-6).
Il modo in cui Israele si è comportato nei confronti dell'androginia può essere paragonato al modo in cui si è comportato nei confronti degli eunuchi. Mosè scrisse: "Colui che è ferito nelle pietre, o ha il membro tagliato, non deve entrare nella congregazione del Signore" (Deu. 23:01, vedi Isaia 56:3-5). Possibile comunque che, proprio come gli eunuchi, essi servissero altre funzioni.
Ci sono molti casi documentati nella storia che rivelano la condizione dell'androginia. F. Gonzales-Crussi nel suo libro Three Forms of Sudden Death ha scritto un capitolo sull' "Indifferenziazione sessuale" dove discute la situazione di Marguerite Malaure, un androgeno, cresciuto come una ragazza. Nata nel 1655 in Francia, i genitori l'hanno ceduta alla chiesa cattolica romana perché venisse cresciuta ed educata come orfana. Venne messa al servizio di una donna molto importante come cameriera. Purtroppo Marguerite si ammalò e venne trasportata semicosciente all'ospedale di Tolosa.
Il dottore rimase scioccato nello scoprire che Marguerite non era una femmina, poiché aveva entrambi gli organi sessuali. Marguerite aveva vissuto 31 anni come donna. I medici, dopo averla esaminata, pensarono che fosse maggiormente orientata verso una scelta maschile. Le autorità civili chiesero che non si vestisse come donna ma che apparisse come uomo. La gente della città, nella loro ignoranza e superstizione, costantemente la insultarono e umiliarono mentre procedeva per le strade.
Lasciò la città di Tolosa e andò a Bordeaux, dove ancora una volta venne scoperta e arrestata. Il giudice chiese di cambiare il suo nome in uno maschile e che indossasse sempre abiti maschili. Se non si fosse conformata alle disposizioni, sarebbe stata frustata. Divenne indigente da quando aveva preso a lavorare come domestica e per tale ragione venne radiata da questa professione.
Essendo costantemente perseguitata dalle persone della città, andò a Parigi in cerca di due chirurghi di fama, che pensava di contattare per un intervento chirurgico che rimediasse alla sua situazione. Ottenne di potersi presentare davanti al re e la sua situazione venne esaminata. Dopo aver valutato tutte le prove, la commissione decise che era una donna. La vita di Marguerite è stata un inferno a causa dell'ignoranza e della superstizione delle masse, della chiesa e dei medici. Il suo è stato un famoso e purtroppo tipico caso di androginia.
Molte culture nel corso della storia dell'umanità hanno inteso l'androginia in doppia forma: fisica e mitica. Spesso l'androginia fisica è stata vista come un cattivo presagio degli dei, ma si è arrivati a comprendere che l'androginia mitica fosse un modello ideale cui l'uomo dovrebbe sforzarsi di anelare. Mircea Eliade nel suo libro Mephistophele Androgini, citato anche da June Singer nel suo Androgyny, afferma "... l'ermafrodito rappresenta nell'antichità una condizione ideale che gli uomini hanno cercato di raggiungere con mezzi spirituali e riti...".
Questo punto di vista è confermato anche nel rinascimento europeo, nel il sito internet intitolato "Hermaphrodites: Gender Transgression, or Gender Transcendence?" viene precisato: "L'ermafrodito rinascimentale non era affatto necessariamente clinicamente androgino, ma piuttosto un fenomeno figurativo più che letterale e fisico: l'unione, sia perversa che divina, dei due sessi".
In realtà, androgini o ermafroditi sono concetti da ampliarsi su tre livelli: fisico, psicologico, spirituale. Ora gran parte di questo articolo si indirizza all'androginia fisica ma il lettore deve tener presente che l'androginia fisica è solo un riflesso fisico dello stesso principio spirituale.
In molti oggi stanno affrontando l'androginia psicologica nel loro tentativo di integrarsi nel proprio complesso. Questo è un risultato che riguarda entrambi i sessi, maschi e femmine, e sta nel rendersi conto che ognuno ha caratteristiche psicologiche del sesso opposto che non sono pienamente sviluppate perché la società ha definito quale ruolo deve essere attribuito alle donne e quale agli uomini e le caratteristiche che ognuno deve manifestare. Ad esempio, June Singer sottolinea nel suo libro, che se si chiede ad un gruppo di persone di elencare alcune caratteristiche di maschi e femmine, molti darebbero il seguente elenco di attributi:
Maschio Femmina
Aggressività Passività
Dominio Sottomissione
Durezza Dolcezza
Logica Intuitività
June Singer spiega le implicazione dell'androginia psicologica come segue: "L'androginia affronta il problema notando che il primo vero cambiamento inizia all'interno della struttura psichica dell'individuo... i cambiamenti generati dall'androginia sono soprattutto di natura intrapsichica. L'androginia accetta consapevolmente l'interazione degli aspetti maschili e femminili della psiche individuale. Uno è il complemento dell'altro, nello stesso modo in cui il principio attivo, dello sperma, è il complemento del principio passivo, dell'ovulo in attesa di concepimento. I due principi così combinati nell'individuo, cioè la natura attiva e passiva, coesistono tutto l'arco della vita." E' abbastanza evidente che per maschi e femmine, al fine di maturare, c'è bisogno di sviluppare attributi del sesso opposto. Ad esempio, gli uomini stanno cominciando a saggiare il vantaggio dell'intuitività femminile e vogliono sviluppare questo attributo. Le donne vedono un vantaggio nella logica maschile e si sforzano di sviluppare questo attributo. Così noi tutti diventiamo psicologicamente androgini.
Infine, la maggior parte delle persone prive di una comprensione spirituale percepiscono maschio e femmina in senso letterale. Questo impedisce loro di vedere la realtà spirituale dell'androginia. E' la componente spirituale dell'androginia quella che tutti dovremmo cercare per avere la vita eterna. Tutti infatti sanno che è necessario il principio maschile e quello femminile per la nascita della vita.
By Dr. Lee Warren, B.A., D.D. (c) 1999 PLIM REPORT, Vol. 8 #3
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http://www.plim.org/esoteric.html
Sono rari i casi di esseri umani nati con entrambi i sessi, maschile e femminile. Le stime rivelano un'incidenza dell'1% della popolazione.
Molte culture vedono l'androginia in senso mitico, di volta in volta desiderata e temuta. Ad esempio, secondo l'Enciclopedia Britannica Macropedia, la tribù dei Dogon africani seguono un mito della creazione secondo cui l'androginia viene vista come un segno di perfezione divina.
Secondo i greci i sessi sarebbero stati creati insieme e poi divisi come descritto da Platone nel "Simposio". In esso viene descritto Aristofane, caratterizzato come due esseri in uno, successivamente diviso in due metà da Zeus. Ciascuna delle metà si presentava in forma globulare, con schiena e fianchi rotondi, quattro braccia e quattro gambe, due facce ma una sola testa, su un collo cilindrico, una faccia su un lato e una sull'altro, quattro orecchie e così via con tutte le parti abbinate.
Va inoltre notato che molte divinità di numerose culture erano androgine. Il dio Indù Shiva viene spesso raffigurato come mezzo donna e mezzo uomo. Inoltre, entrambe gli ormoni maschili e femminili sono presenti in entrambi i sessi.
Questo articolo spiegherà l'origine e lo scopo dell'androginia in conformità al modello e al piano di Elohim che vede maschile e femminile dentro ogni individuo. La scienza moderna è stata in grado di spiegare perché esiste questo fenomeno. Si mostrerà anche che l'androginia simboleggia un principio spirituale che si riflette su tre diversi piani: fisico, psicologico e spirituale.
La cosa importante da capire è che tutti gli esseri umani sono androgini in riferimento alle proprie anime e c'è una componente psicologica androgena che noi tutti possiamo sviluppare se desideriamo crescere a livello spirituale.
In breve, Adamo “con Eva in sé” è il modello per tutti noi, per la nostra anima che è donna e che sta dando alla luce l'uomo-bambino Yahshua. Infine, questo articolo spiegherà come diverse culture hanno affrontato l'androginia.
Nella maggior parte delle culture, la visione dominante sul genere è quella di vedere in un individuo maschio o femmina, non entrambi. Questa è l'interpretazione tipica, soprattutto nelle culture occidentali, secondo la tradizione giudaico-cristiana, che è "arbitro" del "naturale" comportamento degli esseri umani.
Ora, ogni possibilità del genere umano diverso da quello maschile e femminile, secondo questa mentalità, è considerata anormale. Così, nascere come androgeno in queste culture era considerato anormale. Un bambino che nascesse con entrambi i sessi doveva far fronte a numerosi problemi. Crescere e svilupparsi era il primo problema. Ma quello principale era il dover vivere in una società che ha un proprio insieme di valori e norme dove ogni individuo o è maschio o è femmina.
La maggior parte delle culture provocavano un tale shock ai genitori del bambino, che in passato, soprattutto in Europa, questi venivano lasciati alle chiese.
Vedremo anche che in alcune culture l'androginia era vista come cattivo presagio e i bambini venivano di solito uccisi, questo soprattutto in culture con un alto grado di superstizione.
L'ironia di questa situazione è l'ignoranza profonda che l'umanità, e soprattutto i cristiani, hanno dimostrato di avere, anche riguardo alle proprie stesse scritture. Il rifiuto dell'androginia mostra che essi non ne hanno alcuna comprensione. Se i cristiani avessero capito il concetto di Adamo, ed Eva in lui (Gn 1,27), allora avrebbero trattato l'androginia con amore spiegandosi lo scopo per cui fosse stata creata.
La scienza non può motivare la nascita di esseri umani di entrambe i sessi, ma può spiegare l'androginia in termini di alcune anomalie nei cromosomi sessuali maschili e femminili. Molte persone credono che gli androgini siano scherzi della natura.
Ma non ci sono errori possibili nella creazione di Elohim. In effetti, come può una creatura dalla comprensione molto limitata sulla creazione, dire qualcosa riguardo a quanto non comprende dell’opera del suo Creatore? Né scienza né uomo potranno mai capire questo fenomeno perché rifiutano l'esistenza dello Spirito e dei principi che sono all'interno della Bibbia. L'androginia fisica è un riflesso dell'androginia spirituale (Rom. 1:19-20) o come la "Legge di Corrispondenza" dice: "come sopra così sotto".
Un annosa questione su cui gli uomini hanno sempre dibattuto: è nato prima l'uovo o la gallina? Allo stesso modo: quale dei due sessi è arrivato prima? Molti credono fosse l'uomo. La verità sulla questione è che Adamo è stato creato con entrambe i sessi, maschio e femmina, poi la donna è stata tolta da Adamo (Gn 2,22-23).
Ciò che non deve essere dimenticato è che Adamo è stato creato a immagine e somiglianza di Elohim, il Creatore. Ciò significa che il corpo umano manifesta molti degli attributi spirituali del corpo spirituale di Elohim.
Il corpo spirituale di Elohim è sia maschile che femminile in linea di principio, quindi il corpo di Adamo doveva necessariamente riflettere questo. In sostanza il corpo spirituale di Elohim è costituito da nove attributi quali intelligenza, saggezza, conoscenza, amore, bellezza, giustizia, fondazione, potenza e forza. In realtà ognuno di questi attributi è sia maschile che femminile.
Ciò significa che tutti gli attributi spirituali hanno sia una parte femminile che una maschile. Ad esempio, l'intelligenza e la saggezza hanno un genere. Solomon si riferisce a ciò quando vi assegna un genere femminile. Scrive: "La sapienza non grida ella? E l’intelligenza non fa ella udire la sua voce?" (Pro. 8:1).
Il lato maschile dell'intelligenza e della saggezza è la logica e il pensiero critico, mentre il lato femminile è più intuitivo e premuroso. Entrambi sono necessari per il processo creativo. Non vi è alcun dominio di uno degli elementi sull'altro, perché entrambi sono uguali o esistono come re e regina. Chiaramente questo è un modello di perfezione o di androginia ed è l'equilibrio del principio che racchiude in sé maschile e femminile.
Ora i sessi sono stati separati di modo che l'umanità possa comprendere il funzionamento dei principi e delle caratteristiche che Elohim, il Creatore, che è spirito, possiede (Gv. 4:24). Senza le due controparti maschile e femminile, non c'è modo di capire il funzionamento dell'invisibile, dello spirituale e del processo creativo del concepimento. Da questi opposti, maschile e femminile, viene creata una nuova creatura. Molte delle antiche scuole greche compresero l'importanza degli opposti.
Ma è stato solo negli ultimi duecento anni che la filosofia ha messo in evidenza l'importanza di questi opposti in ogni processo creativo. Il filosofo tedesco Friedrich Hegel (1770-1831) sviluppò una filosofia chiamata appunto hegelismo. Questa filosofia afferma che ogni idea esistente di fatto appartiene a una mente che tutto abbraccia, in cui ogni idea e situazione (tesi) evoca il suo opposto (antitesi) e questi due risultati racchiusi in un insieme unitario (sintesi) diventano una nuova tesi.
In alcune culture gli androgini sono stati uccisi a causa della superstizione. In Androgyny The Opposites Within, libro di June Singe, si cita Mircea Eliade che ha sottolineato la difficile situazione dell'androginia "... se il bambino mostrava alla nascita segni di ermafroditismo, esso veniva ucciso dei genitori. In altre parole l'anatomia ermafrodita era considerata un'aberrazione della natura o un segno della collera degli dei..." (p.14). In queste culture l'androginia non ha dovuto subire il disprezzo e l'ostracismo della società, proprio perché gli esponenti sono stati uccisi. Questo a ulteriore prova della mancanza di comprensione e dell'ignoranza.
In Isrlaele non c'erano leggi che hanno affrontato il tema dell'androginia. Con tutta probabilità però ci sono stati dei nati tra gli israeliti. Il problema dell'androginia in Israele doveva essere quello che essi non sarebbero stati in grado di riprodursi con prole.
Questo con ogni probabilità avrebbe impedito loro di sposarsi. Era molto importante per Israele, in particolare per i maschi, avere un seme in Israele. Se il marito fosse deceduto prima di avere un figlio, era dovere del fratello prendere sua moglie e metterla incinta in nome della sua stirpe (Deu. 25:5-6).
Il modo in cui Israele si è comportato nei confronti dell'androginia può essere paragonato al modo in cui si è comportato nei confronti degli eunuchi. Mosè scrisse: "Colui che è ferito nelle pietre, o ha il membro tagliato, non deve entrare nella congregazione del Signore" (Deu. 23:01, vedi Isaia 56:3-5). Possibile comunque che, proprio come gli eunuchi, essi servissero altre funzioni.
Ci sono molti casi documentati nella storia che rivelano la condizione dell'androginia. F. Gonzales-Crussi nel suo libro Three Forms of Sudden Death ha scritto un capitolo sull' "Indifferenziazione sessuale" dove discute la situazione di Marguerite Malaure, un androgeno, cresciuto come una ragazza. Nata nel 1655 in Francia, i genitori l'hanno ceduta alla chiesa cattolica romana perché venisse cresciuta ed educata come orfana. Venne messa al servizio di una donna molto importante come cameriera. Purtroppo Marguerite si ammalò e venne trasportata semicosciente all'ospedale di Tolosa.
Il dottore rimase scioccato nello scoprire che Marguerite non era una femmina, poiché aveva entrambi gli organi sessuali. Marguerite aveva vissuto 31 anni come donna. I medici, dopo averla esaminata, pensarono che fosse maggiormente orientata verso una scelta maschile. Le autorità civili chiesero che non si vestisse come donna ma che apparisse come uomo. La gente della città, nella loro ignoranza e superstizione, costantemente la insultarono e umiliarono mentre procedeva per le strade.
Lasciò la città di Tolosa e andò a Bordeaux, dove ancora una volta venne scoperta e arrestata. Il giudice chiese di cambiare il suo nome in uno maschile e che indossasse sempre abiti maschili. Se non si fosse conformata alle disposizioni, sarebbe stata frustata. Divenne indigente da quando aveva preso a lavorare come domestica e per tale ragione venne radiata da questa professione.
Essendo costantemente perseguitata dalle persone della città, andò a Parigi in cerca di due chirurghi di fama, che pensava di contattare per un intervento chirurgico che rimediasse alla sua situazione. Ottenne di potersi presentare davanti al re e la sua situazione venne esaminata. Dopo aver valutato tutte le prove, la commissione decise che era una donna. La vita di Marguerite è stata un inferno a causa dell'ignoranza e della superstizione delle masse, della chiesa e dei medici. Il suo è stato un famoso e purtroppo tipico caso di androginia.
Molte culture nel corso della storia dell'umanità hanno inteso l'androginia in doppia forma: fisica e mitica. Spesso l'androginia fisica è stata vista come un cattivo presagio degli dei, ma si è arrivati a comprendere che l'androginia mitica fosse un modello ideale cui l'uomo dovrebbe sforzarsi di anelare. Mircea Eliade nel suo libro Mephistophele Androgini, citato anche da June Singer nel suo Androgyny, afferma "... l'ermafrodito rappresenta nell'antichità una condizione ideale che gli uomini hanno cercato di raggiungere con mezzi spirituali e riti...".
Questo punto di vista è confermato anche nel rinascimento europeo, nel il sito internet intitolato "Hermaphrodites: Gender Transgression, or Gender Transcendence?" viene precisato: "L'ermafrodito rinascimentale non era affatto necessariamente clinicamente androgino, ma piuttosto un fenomeno figurativo più che letterale e fisico: l'unione, sia perversa che divina, dei due sessi".
In realtà, androgini o ermafroditi sono concetti da ampliarsi su tre livelli: fisico, psicologico, spirituale. Ora gran parte di questo articolo si indirizza all'androginia fisica ma il lettore deve tener presente che l'androginia fisica è solo un riflesso fisico dello stesso principio spirituale.
In molti oggi stanno affrontando l'androginia psicologica nel loro tentativo di integrarsi nel proprio complesso. Questo è un risultato che riguarda entrambi i sessi, maschi e femmine, e sta nel rendersi conto che ognuno ha caratteristiche psicologiche del sesso opposto che non sono pienamente sviluppate perché la società ha definito quale ruolo deve essere attribuito alle donne e quale agli uomini e le caratteristiche che ognuno deve manifestare. Ad esempio, June Singer sottolinea nel suo libro, che se si chiede ad un gruppo di persone di elencare alcune caratteristiche di maschi e femmine, molti darebbero il seguente elenco di attributi:
Maschio Femmina
Aggressività Passività
Dominio Sottomissione
Durezza Dolcezza
Logica Intuitività
June Singer spiega le implicazione dell'androginia psicologica come segue: "L'androginia affronta il problema notando che il primo vero cambiamento inizia all'interno della struttura psichica dell'individuo... i cambiamenti generati dall'androginia sono soprattutto di natura intrapsichica. L'androginia accetta consapevolmente l'interazione degli aspetti maschili e femminili della psiche individuale. Uno è il complemento dell'altro, nello stesso modo in cui il principio attivo, dello sperma, è il complemento del principio passivo, dell'ovulo in attesa di concepimento. I due principi così combinati nell'individuo, cioè la natura attiva e passiva, coesistono tutto l'arco della vita." E' abbastanza evidente che per maschi e femmine, al fine di maturare, c'è bisogno di sviluppare attributi del sesso opposto. Ad esempio, gli uomini stanno cominciando a saggiare il vantaggio dell'intuitività femminile e vogliono sviluppare questo attributo. Le donne vedono un vantaggio nella logica maschile e si sforzano di sviluppare questo attributo. Così noi tutti diventiamo psicologicamente androgini.
Infine, la maggior parte delle persone prive di una comprensione spirituale percepiscono maschio e femmina in senso letterale. Questo impedisce loro di vedere la realtà spirituale dell'androginia. E' la componente spirituale dell'androginia quella che tutti dovremmo cercare per avere la vita eterna. Tutti infatti sanno che è necessario il principio maschile e quello femminile per la nascita della vita.
By Dr. Lee Warren, B.A., D.D. (c) 1999 PLIM REPORT, Vol. 8 #3
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