Nella nostra cultura, il sesso di un individuo è la
componente biomorfologica intorno a cui si costruisce il suo genere. Partendo
dalla tesi di Fausto-Sterling si vuole contribuire alla decostruzione radicale
del sistema binario di sesso e genere analizzando i modi in cui potremmo
culturalmente ricategorizzare il genere. Si farà specificatamente riferimento
alla figura del berdache, propria dei nativi nord-americani, come esempio delle
debolezze intrinseche nella classificazione binaria e al persistente (forse
anche "naturale") bisogno umano di eludere la sua imposizione.
Cosa c'è dietro il termine Berdache?
La parola "berdache" deriva dalla parola francese
"bardash", che a sua volta deriva dal termine italiano
"berdascia", derivato da "bardaji" in lingua araba, che è
derivato, infine, dal persiano "barah". Originariamente questo
termine indicava uno schiavo maschio o una prostituta o il partner passivo nel
sesso tra uomini. "Berdache" era il termine spesso usato dai primi
esploratori europei in Nord America nel tentativo di etichettare persone il cui
comportamento non si traduceva adeguatamente in qualsiasi lingua europea. Si
userà qui il termine "berdache" in parte per mancanza di una parola
migliore, in parte perché la sua inadeguatezza simboleggia il modo in cui la
nostra lingua e la nostra cultura hanno limitato la nostra capacità di
esprimere concetti come la non-dicotomia del genere e dei fenomeni sessuali. In
antropologia, "berdache" è stato assunto per descrivere un uomo o
(meno spesso) una donna la cui identità di genere non fosse compatibile col suo
sesso biologico. Il “berdachismo” viene riconosciuto in più culture (di paesi
quali Siberia, Tahiti, India, Bali tra gli altri), anche se il termine è usato
nello specifico per descrivere la tradizione delle tribù native americane. I
berdache sono stati documentati in oltre 130 tribù di nativi americani, in ogni
regione del continente, in ogni contesto culturale, in piccoli gruppi di
cacciatori in Alaska fino alla popolosa, gerarchica città-stato della Florida.
Per la maggior parte, siccome le tradizioni nord-americane
sono state ridotte ad una sorta di non esistenza virtuale, gli studi sulla
tradizione berdache conta per lo più su resoconti storici scritti da non-nativi
americani. Missionari ed esploratori forniscono la maggior parte dei resoconti
sui berdache e, non sorprendentemente, tendono più ad esprimere giudizi che a
fornire informazioni. Anche gli studi antropologici apparentemente oggettivi
della cultura dei nativi americani compiuti in questo secolo, tendono ad avere
una leggera inclinazione negativa nel descrivere i berdache. Come riportato da
Kessler e McKenna: "Gli antropologi raccolgono dati sulle altre culture ma
li interpretano spesso in riferimento alle loro proprie organizzazioni. In
termini di genere, sanno che ci sono due generi con differenti ruoli di genere,
quindi non fanno altro che valutare come questi ruoli vengano colmati in altre
culture." In altre parole, la nostra "vista culturale"
(binoculare per lo più) influenza la nostra capacità di percepire e conoscere
altri sistemi culturali riguardo a sesso e genere.
Ermafrodito, travestito o nessuno dei due?
Molti iniziali osservatori chiamarono i berdache “ermafroditi”
anche se apparentemente non c'era nessuna traccia fisica reale che potesse
portare a dire che un berdache fosse realmente un ermafrodito.
"Ermafrodito" però sembrava essere la migliore traduzione venuta in
mente a quei primi esploratori. Solo i Navajo in realtà utilizzano il termine Nadle per descrivere sia l'ermafrodito che il berdache maschio o
femmina. Più nello specifico un ermafrodito vebiva indicato come Real Nadle, mentre un berdache come Pretend Nadle.
Più accuratamente, almeno in apparenza, i berdache sono
stati etichettati come "travestiti" dagli osservatori europei, perché
tendevano ad adottare un abbigliamento del sesso morfologico opposto. Anche se
era una pratica diffusa, sopratutto tra i maschi berdache, il travestitismo non
era né universale né immutabile. I berdache maschi spesso adottavano vestiti e
manierismo delle donne, anche se non necessariamente nella loro interezza.
Piuttosto, spesso creavano un loro modo di presentarsi unico, un look androgino
che non era né tipicamente maschile né tipicamente femminile, ma una mescolanza dei due.
Inoltre non sembra esserci una correlazione tra il berdachismo maschile e
quello che potremmo definire come un aspetto "effeminato". We'wha, il
famoso Zuni uomo/donna che fece amicizia con l'antropologa Matilda Coxe
Stevenson, viene descritta come la più "grande e forte" dei Zuni e le
sue fotografie lo confermano. Nel 1889, sul New York Medical Journal, A.B.
Holder riporta del Bote (né uomo né donna), figura tipica degli indiani
Absaroke del Montana come un individuo che indossava l'abito "squaw"
e leggins, che portava parte dei capelli raccolti in trecce da donna, che possedeva
o articolava la voce e gli atteggiamenti in modo femminile e costantemente si
riferiva a sé come se fosse di sesso femminile. La voce, le caratteristiche e
la forma, tuttavia, non portavano a perdere completamente le qualità maschili
al punto che fosse difficile distinguere il Bote da una donna.
Diventare un Berdache
Parafrasando Simone de Beauvoir: "Non si nasce
berdache, lo si diventa". Come funzionava esattamente, allora? Come si
diventava berdache? Nella maggior parte delle culture native, un individuo non
è né maschio né femmina alla nascita. Tra i Zuni, ad esempio, prima dell'età di
5-6 anni, un bambino non è né un bimbo né una bimba, ma semplicemente un
infante, un Cha'le. Eventualmente, dopo questa età, bambini e
bambine ricevono un'iniziazione graduale ai ruoli di genere che saranno
chiamati ad assolvere nell'età adulta. Secondo Will Roscoe: "I Zuni non
nascono uomo o donna, questa costruzione viene dopo. Il genere è un attributo
sociale e non naturale. Si diventava uomo o donna imparando le forme sociali
maschili e femminili e, in particolare, acquisendo dei simboli di genere
durante i riti di passaggio". Il punto è, naturalmente, che non tutti i
maschi biologici erano destinati a diventare uomini e non tutte le femmine
biologiche a diventare donne. E' stato perfettamente accettabile in molte tribù
di nativi americani che un bambino semplicemente scegliesse di non
intraprendere le attività e il comportamento tipici del suo sesso morfologico.
Più frequentemente, però, un bambino veniva visitato da
sogni o visioni che simbolicamente indicavano che dovesse diventare un berdache.
Secondo Alfred Bowers, i berdache maschili presso gli Hidatsa "erano
uomini che, durante la tarda adolescenza e tanti sogni,
mutavano il loro abbigliamento e indossavano quello tipico delle donne assumendo
ruoli particolari all'interno della comunità". Spesso le donne in
gravidanza hanno avuto sogni che consentissero loro di determinare il sesso del
nascituro. Tra i Mohave, per esempio, l'assunzione del ruolo Alyha (berdache
maschile) e Hwame (berdache femminile) era predestinato da un sogno. Se una
donna incinta sognava attrezzi maschili, come la freccia di piume, la sua bambina
sarebbe potuta diventare un Hwame. Se sognava oggetti associati alle donne, il
suo figlio maschio sarebbe potuto diventare un Alyha. Durante i primi anni del
bambino, certe tendenze potevano restare latenti, ma durante il periodo in cui
i bambini venivano avviati ai ruoli di genere, potevano emergere
comportamenti cross-gender.
Il fattore visione nella determinazione dell'identità di
genere ha fornito una spiegazione soprannaturale allo stato berdache rendendolo
inevitabile e accettabile.
Solo occasionalmente un bambino è stato incoraggiato, ma mai
forzato, a diventare berdache. Ciò poteva accadere in una famiglia in cui tutti
i bambini erano dello stesso sesso. Per esempio, gli indiani Kaska, della
regione sud-artica, dove la caccia di grossa selvaggina era la fonte primaria di
cibo, la sopravvivenza della famiglia dipendeva in parte dalla capacità del
figlio di cacciare. Se una famiglia aveva solo figlie, una di queste sarebbe
stata scelta per subire una "cerimonia di trasformazione" e sarebbe
cresciuta come un ragazzo e addestrata a cacciare.
Alcuni osservatori iniziali ritennero che un berdache
maschio diventasse tale, o fosse uno status che gli venisse imposto, perché
vigliacco o incapace di condurre una vita da guerriero. Tuttavia, non vi è
alcuna base reale per questa interpretazione. In realtà, gli uomini che
volevano evitare la guerra potevano farlo senza diventare berdache così come
alcuni berdache hanno partecipato ai conflitti.
Ruoli sociali
Durante l'adolescenza gli individui che sarebbero diventati
berdache venivano avviati ai ruoli sociali connessi col sesso opposto. Così
come non indossavano esattamente le vesti femminili o non ne adottavano
precisamente i modi, i berdache maschi spesso non assumevano esattamente i
ruoli delle donne. Creavano piuttosto un proprio ruolo di genere combinando
aspetti di entrambe i ruoli, maschile e femminile. Significativamente, sia berdache
maschi che femmine sono stati costantemente descritti come eccezionalmente
abili nelle attività del genere da loro prescelto. Siccome i berdache maschi
non avevano mestruazioni né rimanevano incinti, erano in grado di lavorare
senza interruzioni. Inoltre, la loro forza fisica si è rivelata efficace in
attività come macinare il grano. Anche in questo caso, non si trattava
semplicemente di un berdache maschile che avesse assunto un ruolo femminile.
Siccome non avevano le mestruazioni, non avrebbero portato sfortuna, inoltre
potevano prendere parte alla caccia e alla guerra, attività da cui le donne
erano escluse. Durante queste escursioni il berdache cucinava e curava i
guerrieri, seppelliva i morti e forniva intrattenimento sessuale ai guerrieri
frustrati.
Ruoli spirituali e cerimoniali
A causa della sua posizione unica all'interno della società,
si credeva che il berdache possedesse particolari poteri spirituali. Tra gli
Illinois e i Naudowessies, ad esempio, i bardache maschi "a causa del loro
straordinario modo di vivere erano considerati come Manitù o esseri
soprannaturali, persone di riguardo" (Westermarck). Alcuni berdache
divennero sciamani, mentre altri semplicemente presiedevano importanti
occasioni cerimoniali. Il Cheyenne Hee-man-eh ("metà uomo e metà
donna") ha condotto la danza dello scalpo, mentre il berdache Hidatsa
svolgeva un ruolo importante nella cerimonia della Danza del Sole. Inoltre,
come riportato anche dallo sciamano Lakita Lame Deer, i Winkte (i maschi
berdache Lakota) avevano la capacità di concedere nomi segreti e buon auspicio
ai bambini. Si pensava che il nome dato da un Winkte fosse uno strumento
potente ed efficace e che avrebbe reso quel bambino famoso. Toro Seduto, Alce
Nero, Cavallo Pazzo hanno tutti ricevuto nomi segreti da un Winkte. La
posizione unica dei berdache nella società non simboleggiava solo il potere
soprannaturale, ma anche un punto di vista privilegiato tra i due sessi. In
altre parole il berdache era la giusta “via di mezzo” per gestire le possibili
controversie e le celebrazioni tra i due sessi.
Come conseguenza della loro natura intermedia dovuta al loro
status di genere, i berdache sono stati impegnati nelle attività di uomini e
donne, quindi in grado di massimizzare le loro opportunità economiche. Insieme
a questo potenziale economico, lo status intermedio del berdache ha anche
portato con sé una notevole autorità politica. Un berdache di questo tipo era
We'wha, che divenne ambasciatore Zuni presso il mondo dei bianchi (incontrò
anche il presidente Grover Cleveland che pensò che “lui” fosse una “lei”) e ha
giocato un ruolo significativo nel documentare gran parte della cultura Zuni.
Un altro esempio è il Navajo Nadle Hastiin Klah, artista e uomo di medicina,
che ha contribuito a preservare la religione Navajo, lavorando con degli
specialisti per registrare la sua vasta conoscenza. Alcuni bianchi hanno
considerato il berdache come una devianza ma è evidente che la maggior parte
dei nativi americani li hanno visti come membri integranti della società.
Istituzionalizzazione dell'omosessualità?
Lo status del berdache è stato definito oltre che sotto
l'aspetto fisico e sociale, anche dalla loro sessualità. La maggior parte dei
berdache, se non tutti, uomini e donne, erano coinvolti in attività omosessuali
e molti erano anche sposati con membri della comunità del loro stesso sesso
biologico. Ancora però le definizioni in materia di sessualità sui berdache risultano
sfuggenti e offuscate dalla nostra visione dicotomica del sesso e della
sessualità. Se, infatti, lo status berdache era considerato un genere diverso
da quello del loro partner sessuale, essi erano davvero impegnati in un
rapporto omosessuale? Si è spesso sottolineato che i berdache non facevano
sesso con un altro berdache. In altre parole, secondo Walter Williams: "Il
berdache e il suo partner maschile non occupavano lo stesso status riconosciuto
di genere". Pertanto il berdache si poteva dire in un rapporto
"etero-gender", non omosessuale.
Molti scrittori e attivisti, gay e lesbiche, come Jonathan
Katz, direttore di Gay American History, ha pubblicato un'intera sezione di
documenti sui berdache, cercando negli ultimi anni di rivendicare la figura del
berdache come uno di loro. Il collegamento, assolutamente concepibile, è
tuttavia semplicistico. David Greenberg afferma che: "La variabilità nelle
preferenze sessuali berdache, insieme con l'esistenza dell'omosessualità che
non ha comportato miscelanza e incrocio di generi, implica che l'essenza del
suo ruolo non era l'omosessualità ma un'anomalia di genere.” L'omosessualità
sembra piuttosto essere stata non causa delle trasformazioni quanto piuttosto
una delle sue più frequenti conseguenze. E' stata una scelta favorita, non un
requisito.
E' un peccato non avere ulteriori informazioni riguardo
all'omosessualità non berdache, che pare sia stata largamente praticata anche
se non istituzionalizzata e raramente riconosciuta apertamente. I berdache non
hanno occupato la stessa categoria e categorie dell'omosessuale moderno, non
c'è, del resto, una astorica essenza omosessuale che colleghi le due culture
nelle due diverse epoche. Eppure, il berdache, così come il moderno gay o
lesbica, sfidavano, in termini pratici e teorici, l'egemonia eterosessuale.
Inoltre, anche se non ci può essere una caratteristica essenziale che accomuni
berdache e gay/lesbiche moderni, il recupero della tradizione dei nativi
americani berdache contribuisce alla comprensione che non esiste una essenziale
natura eterosessuale.
Alcune questioni riguardo alle berdache femmine
La maggior parte delle ricerche e borse di studio si è
incentrata sulla figura maschile del berdache. I dati sono stati raccolti
principalmente da uomini che, molto semplicemente, hanno ignorato e banalizzato
la vita delle donne native americane. Non solo la nostra realtà culturale ci
porta a inquadrare ogni informazione tra semplicistiche opposizioni binarie, ma
è anche "androcentrica". La storia è un processo selettivo, e le
storie di donne native americane "che potrebbero contraddire una visione
patriarcale del mondo vengono evitate" (Allen). Nonostante questa
selezione patriarcale, Evelyn Blackwood ha trovato prova di ruoli cross-gender per le donne in 33 tribù native americane. Eppure, pur tenendo in
considerazione l'androcentrismo, sembra comunque che gli uomini divenissero berdache
molto più frequentemente delle donne. Perché?
Harriett Whitehea ritiene che ciò sia dovuto al fatto che la
componente anatomo-fisiologica di genere è più significativa nel caso di donne
che non per gli uomini. In altre parole, a causa delle mestruazioni e della
riproduzione, la biologia era predestinante per le donne più che per gli
uomini. Whitehead attribuisce la minore incidenza del berdachismo tra le donne
a "uno status asimmetrico tra i sessi nel Nord America". Gli uomini,
crede Whitehead, erano dominanti e, quindi, avevano anche una maggiore libertà
di movimento tra i generi. Inoltre, dice Whitehead: "Come nella maggior parte
dei sistemi gerarchici, muoversi verso il basso era più facile che muoversi
verso l'alto". L'analisi fatta da Whitehead però appare difettosa per
diversi aspetti. Prima di tutto, ci sono prove significative che,
contrariamente alle sue affermazioni, in molte tribù di nativi americani i
ruoli maschili e femminili in quanto complementari erano ad un livello di
status relativamente uguale. In secondo luogo, ci sono poche prove che
l'assunzione di un ruolo da berdache comportasse un movimento verso il basso
dello status degli uomini. E, infine, che se un movimento verso il basso è più
facilmente realizzabile, ne conseguirebbe che gli uomini difficilmente
sarebbero diventati berdache.
Callender, Kochems, Allen e Blackwood, tra gli altri,
sostengono che può essere stato il potere delle donne, più che la loro
impotenza, ad aver reso il ruolo da berdache meno attraente in alcuni gruppi di
nativi americani. Come spiegano Callender e Kochems, le donne avevano meno
probabilità di dover subire delle trasformazioni di genere per impegnarsi in
attività prevalentemente maschili.
Piuttosto che interpretare ciò come una restrizione imposta
alle donne a causa della loro capacità riproduttiva, si suggerisce quindi che
esse fossero privilegiate rispetto agli uomini che, per entrare nella loro
sfera professionale, erano costretti a passare ad uno status di genere
intermedio, realizzato con una miscela di attributi delle due categorie di
genere della loro cultura.
Forse, nonostante, o a causa, della riproduzione la
categoria sessuale e di genere femminile è più versatile e ampia per quanto
riguarda l'acquisizione del ruolo. In altre parole, le donne hanno la capacità
di essere un guerriero così come una madre e non è necessario muoversi tra i
generi per acquisire questi ruoli. In ogni caso resta un disperato bisogno di
condurre ulteriori ricerche sul berdachismo femminile.
Declino del Berdachismo - Eliminazione dell'abominevole
difetto
Nel corso del XIX secolo e durante la prima parte del XX, il
governo degli Stati Uniti e le chiese cristiane hanno cercato di sottomettere e
assimilare i nativi americani 'pagani'. Essendo sempre stato un punto di
contesa nella storia americana, la politica sessuale divenne all'ordine del giorno. Il berdache, in particolare, atterrì i sentimenti del
retto colonizzatore cristiano. Sempre più bambini nativi vennero educati nelle
scuole statali o nelle missioni, indottrinati con la convinzione che i berdache
erano deviati e che il berdachismo fosse una vergognosa, incivile tradizione
che doveva essere abolita.
La colonizzazione non solo ha imposto la sua ideologia
sessuale ai popoli nativi, ma ha anche distrutto le loro religioni e
interferito nell'economia di sussistenza dei nativi. Tutti questi fattori hanno
contribuito al declino della vitalità della tradizione berdache. Nel XX secolo,
per esempio, per quanto riguarda il Cheyenne Hee-man-eh, il poeta nativo
americano Maurice Kenny scrive: "Non ci sono guerrieri sul sentiero di
guerra, non ci sono scalpi su cui danzare, non ci sono montagne da corteggiare,
sottomettere e con cui accoppiarsi e certamente non ci sono danze cerimoniali
dedicate al berdache". Nonostante la massiccia distruzione culturale
operata dalla colonizzazione, ci sono prove che la tradizione berdache non
scomparve del tutto, ma, piuttosto, sacrificando alcuni dei suoi più evidenti
elementi, come il cross-dressing, ha continuato secondo un sottile filone.
Inoltre, i nativi americani hanno imparato a non fidarsi della gente bianca e,
quindi, semplicemente a non discutere le questioni che sapevano essere
controverse. Purtroppo però, come sottolinea Roscoe: "La vera e propria
rottura non si è verificata quando i berdache hanno smesso di indossare i loro
abiti, ma quando i giovani hanno smesso di imparare da quel ruolo". La cultura
dei nativi americani è stata costantemente disintegrata dal contatto con gli
europei e una componente importante di quella cultura unica, la non dicotomia
del sistema di sesso e genere, è stato scissa in due.
Concettualizzare il Berdache
I non-nativi americani hanno avuto grandi difficoltà a
comprendere i significati del berdache. Per un bel po' di tempo gli antropologi
hanno tentato di trovare una categoria in cui inserire i berdache che fornisse
una descrizione accurata del loro ruolo nella società dei nativi americani. Le
tre categorizzazioni più comuni del berdache sono: "cross-gender", "mixed-gender", "third-gender".
Whitehead è
certo che una "dicotomia di genere sociale è presente in tutte le società
conosciute, nel senso che le differenze sessuali anatomiche sono ovunque
osservate alla nascita e vengono utilizzate per avviare il nuovo nato o la
nuova nata su uno o l'altro dei percorsi che portano a complessi
ruoli sociali". Nonostante fosse presente anche tra i nativi americani un
percorso relativo al genere, Whitehead ritiene che nella loro cultura fosse
possibile anche un “crossing” in quanto non era presente un elaborato rapporto
gerarchico tra i due sessi. Oltre ad essere in contrasto con la spiegazione per
il minor numero presente di berdache femminili discusso in precedenza, il
concetto di “crossing” verso l'altro genere di Whitehead viene ritenuto però
concettualmente limitato in quanto reifica una dicotomia tra i sessi. In questa
concettualizzazione infatti, nella non distinzione tra i sessi, il genere di
ciascuno è sia maschio che femmina. Come sottolinea Williams, l'idea del “cross-gender”
spiega più adeguatamente come il maschio (o la femmina) berdache non fossero
affatto come il sesso femminile (o maschile), ma ricoprissero compiti unici per
la loro particolare natura che andavano al di la dei ruoli tipicamente
femminili (o maschili).
Così, riconoscendo la posizione unica del berdache come
"non uomo, non donna", altri hanno classificato il berdache come
"mixed-gender", con qualità di entrambe i generi. Callender e Kochems
proclamano: "Un berdache... trascende i confini della classificazione in
generi che è stata culturalmente e biologicamente definita, per raggiungere uno
stato intermedio tra i generi, biologicamente identico ma culturalmente
ridefinito. Attraversare le categorie di genere non era un singolo processo o
un movimento unidirezionale. I berdache erano in un attraversamento continuo di
questo limite in entrambe le direzioni, a tal punto che noi preferiamo
caratterizzarli come una miscelanza di generi piuttosto che come un
attraversamento dei generi". Si enfatizza e sottolinea la capacità dei
berdache di muoversi liberamente nel regno del genere. La loro analisi
riconosce la debolezza insita nelle teorie che tentano di imporre stasi sul
concetto di fluidità del genere. Ciò nonostante, come proclamato anche da
Callender e Kochems, il movimento si svolge tra due entità polarizzate,
rafforzando implicitamente la nozione binaria di genere.
Una concettualizzazione finale della posizione del berdache
nello schema sesso/genere li vede porsi come un "terzo genere", in
una stazione intermedia tra i generi di uomo e donna. Due antropologi, Sue
Ellen Jacobs e Will Roscoe, che hanno svolto un ampio lavoro riguardo alle
attuali culture native (Zuni e Tewa, rispettivamente), sostengono questa tesi.
Jacobs, in un commento ad un articolo di Callender e Kochems, espone i suoi
tentativi frustranti per inchiodare una volta per tutte una categorizzazione
del Quetho (il berdache Tewa) con grande esasperazione dei suoi amici Tewa.
"E' possibile che stiamo ponendoci ancora la domanda sbagliata perché
nella cultura euro-americana abbiamo difficoltà ad accettare che ci sia un
genere concettualizzato come 'terzo'". Questo è stato e, purtroppo, è
ancora un problema. Concetti come "cross-gender",
"mixed-gender" e "third-gender" possono essere utili se ci
permettono di abbattere piuttosto che ribadire le nostre nozioni preconcette di
genere.
Inconclusioni
Fausto-Sterling ritiene che il sesso biologico non si divida
in due, separate entità, ma di fatto crei un continuum tra femmina e maschio.
Il berdache, di suo, costituirebbe un "terzo genere" inserito in
questa teoria del continuum, di genere e non di sesso. Conseguentemente a ciò è
possibile postulare che le femmine berdache fossero un "quarto
genere". Le difficoltà connesse al concetto di continuum sono legate al
fatto che esso crea una progressione lineare. Ciò implica, naturalmente, una polarizzazione,
nel senso che devono esserci due estremità del continuum indipendentemente
dalla quantità di stazioni intermedie. Salvo, in una certa misura, la teoria di
Callender e la nozione del genere misto di Kochems, le altre
concettualizzazioni impongono la nozione di stasi per le categorie di genere
che esse istituiscono. Eppure, il rapporto di ogni individuo col suo genere è
una continua evoluzione. Il genere non è coerente e immutabile nel tempo e
nello spazio. Piuttosto esso è invece un artificio liberamente fluttuante
("free-floating artifice" dalle parole di Judith Butler).
Inoltre, secondo quanto Gayle Rubin ha postulato "il
sesso e il genere non sono emanazioni storiche della mente umana. Sono piuttosto prodotti
della attività storica umana." La dicotomia occidentale nel sistema di
sesso e genere, quindi, non è manifestazione dell'immutabile essenza umana,
quanto un prodotto culturale, ideologico e storico che non si trova in tutte le
culture di tutti i tempi. Il genere, come la sessualità, è relazionale,
culturalmente e individualmente. "In quanto fenomeno mutevole e
contestuale," scrive Butler. "il genere non denota un essere
sostanziale, ma un relativo punto di convergenza tra specifici insiemi di
relazioni culturali e storiche".
Pertanto, piuttosto che formare continuum o matrici, che
connotano una struttura fissa, il sesso e il genere vanno percepiti come
sistemi che includano i berdache, i gay moderni e le lesbiche, gli
eterosessuali, i bisessuali, gli ermafroditi, i travestiti all'interno di un
caotico complesso senza poli o ruoli binari. Dentro questo complesso, la
formazione di un'identità di sesso e di genere diventa un processo che non
raggiunge la risoluzione e non vi permane perché continuamente si creano nuove
relazioni e modi di relazionarsi. Secondo il filosofo Sawicki Jana: "In
opposizione al modello di identità statico o individualista è quello che vede
l'identità personale come costituita da una miriade di relazioni sociali,
pratiche in cui l'individuo è impegnato. Siccome queste relazioni sono talvolta
in contraddizione e spesso instabili, l'identità che emerge è frammentata e
dinamica."
Proprio come gli ermafroditi e gli pseudoermafroditi di
Fausto-Sterling sfidano la nostra convinzione che i sessi siano polarizzati e
fissi, così i berdache sfidano la nostra convinzione che il genere sia
polarizzato e fisso.
Works Consulted
Allen, Paula Gunn. The Sacred Hoop. Boston: Beacon, 1986.
Bem, Sandra Lipsitz. The Lenses of Gender: Transforming the Debate on Sexual Inequality. London: Yale UP, 1993.
Blackwood, Evelyn. "Sexuality and Gender in Certain Native American Tribes: The Case of Cross-Gender Females." Signs: Journal of Women in Culture and Society 10.1 (1984): 27-42.
Bowers, Alfred. Hidatsa Social and Ceremonial Organization. Lincoln: U of Nebraska P, 1965.
Butler, Judith. Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity. New York: Routledge, 1990.
Callender, Charles, and Lee M. Kochems. "The North American Berdache." Cultural Anthropology Aug.-Oct. 1983: 443-70.
Fausto-Sterling, Anne. "The Five Sexes: Why Male and Female Are Not Enough." Sciences. Mar.-Apr. 1993: 20-24.
Greenberg, David F. The Construction of Homosexuality. Chicago: U of Chicago P, 1988.
Jacobs, Sue-Ellen. Comment on "The North American Berdache" by Charles Callender and Lee M. Kochems. Cultural Anthropology Aug.-Oct. 1983: 460.
Katz, Jonathan Ned. Gay American History: Lesbians and Gay Men in the U.S.A. New York: Meridian, 1976.
Kenny, Maurice. "Tinselled Bucks: A Historical Study in Indian Homosexuality." Roscoe, Living 1-5.
Kessler, Suzanne J., and Wendy McKenna. Gender: An Ethnomethodological Approach. New York: Wiley, 1978.
Midnight Sun. "Sex/Gender Systems in Native North America." Roscoe, Living 32-47.
Padgug, Robert. "Sexual Matters: On Conceptualizing Sexuality in History." Forms of Desire: Sexual Orientation and the Social Constructionist Controversy. Ed. Edward Stein. New York: Garland, 1990. 43-67.
Paul, Jay P. "Childhood Cross-Gender Behavior and Adult Homosexuality: The Resurgence of Biological Models of Sexuality." If You Seduce a Straight Person, Can You Make Them Gay? Ed. John P. DeCecco and John P. Elia. New York: Harrington Park, n.d. 41-54.
Roscoe, Will, ed. Living the Spirit: A Gay American Indian Anthology. New York: St. Martin's, 1988.
---. "Strange Country This: Images of Berdaches and Warrior Women." Roscoe, Living 48-76.
---. The Zuni Man-Woman. Albuquerque: U of New Mexico P, 1991.
Rubin, Gayle. "The Traffic in Women: Notes on the 'Political Economy of Sex.'" Women, Class, and the Feminist Imagination. Ed. Karen V. Hansen and Ilene J. Philipson. Philadelphia: Temple UP, 1990. 74-113.
Sawicki, Jana. Disciplining Foucault: Feminism, Power, and the Body. New York: Routledge, 1991.
Westermarck, Edward. "Homosexual Love." The Origins and Development of the Moral Ideas. Vol. 2. London: Macmillan, 1926. 456-89.
Whitehead, Harriett. "The Bow and the Burden Strap: A New Look at Institutionalized Homosexuality in Native North America." Sexual Meanings. Ed. Sherry B. Ortner and Whitehead. N.p., 1981. 80-115.
Williams, Walter L. The Spirit and the Flesh: Sexual Diversity in American Indian Culture. Boston: Beacon, 1992.
Allen, Paula Gunn. The Sacred Hoop. Boston: Beacon, 1986.
Bem, Sandra Lipsitz. The Lenses of Gender: Transforming the Debate on Sexual Inequality. London: Yale UP, 1993.
Blackwood, Evelyn. "Sexuality and Gender in Certain Native American Tribes: The Case of Cross-Gender Females." Signs: Journal of Women in Culture and Society 10.1 (1984): 27-42.
Bowers, Alfred. Hidatsa Social and Ceremonial Organization. Lincoln: U of Nebraska P, 1965.
Butler, Judith. Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity. New York: Routledge, 1990.
Callender, Charles, and Lee M. Kochems. "The North American Berdache." Cultural Anthropology Aug.-Oct. 1983: 443-70.
Fausto-Sterling, Anne. "The Five Sexes: Why Male and Female Are Not Enough." Sciences. Mar.-Apr. 1993: 20-24.
Greenberg, David F. The Construction of Homosexuality. Chicago: U of Chicago P, 1988.
Jacobs, Sue-Ellen. Comment on "The North American Berdache" by Charles Callender and Lee M. Kochems. Cultural Anthropology Aug.-Oct. 1983: 460.
Katz, Jonathan Ned. Gay American History: Lesbians and Gay Men in the U.S.A. New York: Meridian, 1976.
Kenny, Maurice. "Tinselled Bucks: A Historical Study in Indian Homosexuality." Roscoe, Living 1-5.
Kessler, Suzanne J., and Wendy McKenna. Gender: An Ethnomethodological Approach. New York: Wiley, 1978.
Midnight Sun. "Sex/Gender Systems in Native North America." Roscoe, Living 32-47.
Padgug, Robert. "Sexual Matters: On Conceptualizing Sexuality in History." Forms of Desire: Sexual Orientation and the Social Constructionist Controversy. Ed. Edward Stein. New York: Garland, 1990. 43-67.
Paul, Jay P. "Childhood Cross-Gender Behavior and Adult Homosexuality: The Resurgence of Biological Models of Sexuality." If You Seduce a Straight Person, Can You Make Them Gay? Ed. John P. DeCecco and John P. Elia. New York: Harrington Park, n.d. 41-54.
Roscoe, Will, ed. Living the Spirit: A Gay American Indian Anthology. New York: St. Martin's, 1988.
---. "Strange Country This: Images of Berdaches and Warrior Women." Roscoe, Living 48-76.
---. The Zuni Man-Woman. Albuquerque: U of New Mexico P, 1991.
Rubin, Gayle. "The Traffic in Women: Notes on the 'Political Economy of Sex.'" Women, Class, and the Feminist Imagination. Ed. Karen V. Hansen and Ilene J. Philipson. Philadelphia: Temple UP, 1990. 74-113.
Sawicki, Jana. Disciplining Foucault: Feminism, Power, and the Body. New York: Routledge, 1991.
Westermarck, Edward. "Homosexual Love." The Origins and Development of the Moral Ideas. Vol. 2. London: Macmillan, 1926. 456-89.
Whitehead, Harriett. "The Bow and the Burden Strap: A New Look at Institutionalized Homosexuality in Native North America." Sexual Meanings. Ed. Sherry B. Ortner and Whitehead. N.p., 1981. 80-115.
Williams, Walter L. The Spirit and the Flesh: Sexual Diversity in American Indian Culture. Boston: Beacon, 1992.
Lisa L. Diedrich article on Berdache
Nessun commento:
Posta un commento