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lunedì 16 aprile 2012

Decostruzione della dicotomia di Genere: concettualizzazione dei Nativi Americani Berdache

In un articolo apparso su Le Scienze, Anne Fausto-Sterling sfida la divisione binaria dei sessi in due distinte entità, maschi e femmine. Lei sostiene ci siano almeno cinque sessi: maschio, femmina e tre categorie intersessuali. Gli intersessuali costituiscono il 4% delle nascite e comprendono, secondo  Fausto-Sterling, veri ermafroditi ("herms"), che posseggono testicoli e ovaie, pseudoermafroditi maschi ("merms"), che hanno testicoli e qualche aspetto dei genitali femminili ma non le ovaie, pseudoermafroditi femmine ("ferms"), che hanno ovaie e alcuni aspetti dei genitali maschili ma mancano i testicoli. Fausto-Sterling propone una radicale decostruzione del sistema binario di sesso e genere attraverso una ricategorizzazione biologica del sesso.

Nella nostra cultura, il sesso di un individuo è la componente biomorfologica intorno a cui si costruisce il suo genere. Partendo dalla tesi di Fausto-Sterling si vuole contribuire alla decostruzione radicale del sistema binario di sesso e genere analizzando i modi in cui potremmo culturalmente ricategorizzare il genere. Si farà specificatamente riferimento alla figura del berdache, propria dei nativi nord-americani, come esempio delle debolezze intrinseche nella classificazione binaria e al persistente (forse anche "naturale") bisogno umano di eludere la sua imposizione.

Cosa c'è dietro il termine Berdache?

La parola "berdache" deriva dalla parola francese "bardash", che a sua volta deriva dal termine italiano "berdascia", derivato da "bardaji" in lingua araba, che è derivato, infine, dal persiano "barah". Originariamente questo termine indicava uno schiavo maschio o una prostituta o il partner passivo nel sesso tra uomini. "Berdache" era il termine spesso usato dai primi esploratori europei in Nord America nel tentativo di etichettare persone il cui comportamento non si traduceva adeguatamente in qualsiasi lingua europea. Si userà qui il termine "berdache" in parte per mancanza di una parola migliore, in parte perché la sua inadeguatezza simboleggia il modo in cui la nostra lingua e la nostra cultura hanno limitato la nostra capacità di esprimere concetti come la non-dicotomia del genere e dei fenomeni sessuali. In antropologia, "berdache" è stato assunto per descrivere un uomo o (meno spesso) una donna la cui identità di genere non fosse compatibile col suo sesso biologico. Il “berdachismo” viene riconosciuto in più culture (di paesi quali Siberia, Tahiti, India, Bali tra gli altri), anche se il termine è usato nello specifico per descrivere la tradizione delle tribù native americane. I berdache sono stati documentati in oltre 130 tribù di nativi americani, in ogni regione del continente, in ogni contesto culturale, in piccoli gruppi di cacciatori in Alaska fino alla popolosa, gerarchica città-stato della Florida.

Per la maggior parte, siccome le tradizioni nord-americane sono state ridotte ad una sorta di non esistenza virtuale, gli studi sulla tradizione berdache conta per lo più su resoconti storici scritti da non-nativi americani. Missionari ed esploratori forniscono la maggior parte dei resoconti sui berdache e, non sorprendentemente, tendono più ad esprimere giudizi che a fornire informazioni. Anche gli studi antropologici apparentemente oggettivi della cultura dei nativi americani compiuti in questo secolo, tendono ad avere una leggera inclinazione negativa nel descrivere i berdache. Come riportato da Kessler e McKenna: "Gli antropologi raccolgono dati sulle altre culture ma li interpretano spesso in riferimento alle loro proprie organizzazioni. In termini di genere, sanno che ci sono due generi con differenti ruoli di genere, quindi non fanno altro che valutare come questi ruoli vengano colmati in altre culture." In altre parole, la nostra "vista culturale" (binoculare per lo più) influenza la nostra capacità di percepire e conoscere altri sistemi culturali riguardo a sesso e genere.

Ermafrodito, travestito o nessuno dei due?

Molti iniziali osservatori chiamarono i berdache “ermafroditi” anche se apparentemente non c'era nessuna traccia fisica reale che potesse portare a dire che un berdache fosse realmente un ermafrodito. "Ermafrodito" però sembrava essere la migliore traduzione venuta in mente a quei primi esploratori. Solo i Navajo in realtà utilizzano il termine Nadle per descrivere sia l'ermafrodito che il berdache maschio o femmina. Più nello specifico un ermafrodito vebiva indicato come Real Nadle, mentre un berdache come Pretend Nadle.

Più accuratamente, almeno in apparenza, i berdache sono stati etichettati come "travestiti" dagli osservatori europei, perché tendevano ad adottare un abbigliamento del sesso morfologico opposto. Anche se era una pratica diffusa, sopratutto tra i maschi berdache, il travestitismo non era né universale né immutabile. I berdache maschi spesso adottavano vestiti e manierismo delle donne, anche se non necessariamente nella loro interezza. Piuttosto, spesso creavano un loro modo di presentarsi unico, un look androgino che non era né tipicamente maschile né tipicamente femminile, ma una mescolanza dei due. Inoltre non sembra esserci una correlazione tra il berdachismo maschile e quello che potremmo definire come un aspetto "effeminato". We'wha, il famoso Zuni uomo/donna che fece amicizia con l'antropologa Matilda Coxe Stevenson, viene descritta come la più "grande e forte" dei Zuni e le sue fotografie lo confermano. Nel 1889, sul New York Medical Journal, A.B. Holder riporta del Bote (né uomo né donna), figura tipica degli indiani Absaroke del Montana come un individuo che indossava l'abito "squaw" e leggins, che portava parte dei capelli raccolti in trecce da donna, che possedeva o articolava la voce e gli atteggiamenti in modo femminile e costantemente si riferiva a sé come se fosse di sesso femminile. La voce, le caratteristiche e la forma, tuttavia, non portavano a perdere completamente le qualità maschili al punto che fosse difficile distinguere il Bote da una donna.

Diventare un Berdache

Parafrasando Simone de Beauvoir: "Non si nasce berdache, lo si diventa". Come funzionava esattamente, allora? Come si diventava berdache? Nella maggior parte delle culture native, un individuo non è né maschio né femmina alla nascita. Tra i Zuni, ad esempio, prima dell'età di 5-6 anni, un bambino non è né un bimbo né una bimba, ma semplicemente un infante, un Cha'le. Eventualmente, dopo questa età, bambini e bambine ricevono un'iniziazione graduale ai ruoli di genere che saranno chiamati ad assolvere nell'età adulta. Secondo Will Roscoe: "I Zuni non nascono uomo o donna, questa costruzione viene dopo. Il genere è un attributo sociale e non naturale. Si diventava uomo o donna imparando le forme sociali maschili e femminili e, in particolare, acquisendo dei simboli di genere durante i riti di passaggio". Il punto è, naturalmente, che non tutti i maschi biologici erano destinati a diventare uomini e non tutte le femmine biologiche a diventare donne. E' stato perfettamente accettabile in molte tribù di nativi americani che un bambino semplicemente scegliesse di non intraprendere le attività e il comportamento tipici del suo sesso morfologico.

Più frequentemente, però, un bambino veniva visitato da sogni o visioni che simbolicamente indicavano che dovesse diventare un berdache. Secondo Alfred Bowers, i berdache maschili presso gli Hidatsa "erano uomini che, durante la tarda adolescenza e tanti sogni, mutavano il loro abbigliamento e indossavano quello tipico delle donne assumendo ruoli particolari all'interno della comunità". Spesso le donne in gravidanza hanno avuto sogni che consentissero loro di determinare il sesso del nascituro. Tra i Mohave, per esempio, l'assunzione del ruolo Alyha (berdache maschile) e Hwame (berdache femminile) era predestinato da un sogno. Se una donna incinta sognava attrezzi maschili, come la freccia di piume, la sua bambina sarebbe potuta diventare un Hwame. Se sognava oggetti associati alle donne, il suo figlio maschio sarebbe potuto diventare un Alyha. Durante i primi anni del bambino, certe tendenze potevano restare latenti, ma durante il periodo in cui i bambini venivano avviati ai ruoli di genere, potevano emergere comportamenti cross-gender.

Il fattore visione nella determinazione dell'identità di genere ha fornito una spiegazione soprannaturale allo stato berdache rendendolo inevitabile e accettabile.

Solo occasionalmente un bambino è stato incoraggiato, ma mai forzato, a diventare berdache. Ciò poteva accadere in una famiglia in cui tutti i bambini erano dello stesso sesso. Per esempio, gli indiani Kaska, della regione sud-artica, dove la caccia di grossa selvaggina era la fonte primaria di cibo, la sopravvivenza della famiglia dipendeva in parte dalla capacità del figlio di cacciare. Se una famiglia aveva solo figlie, una di queste sarebbe stata scelta per subire una "cerimonia di trasformazione" e sarebbe cresciuta come un ragazzo e addestrata a cacciare.

Alcuni osservatori iniziali ritennero che un berdache maschio diventasse tale, o fosse uno status che gli venisse imposto, perché vigliacco o incapace di condurre una vita da guerriero. Tuttavia, non vi è alcuna base reale per questa interpretazione. In realtà, gli uomini che volevano evitare la guerra potevano farlo senza diventare berdache così come alcuni berdache hanno partecipato ai conflitti.

Ruoli sociali

Durante l'adolescenza gli individui che sarebbero diventati berdache venivano avviati ai ruoli sociali connessi col sesso opposto. Così come non indossavano esattamente le vesti femminili o non ne adottavano precisamente i modi, i berdache maschi spesso non assumevano esattamente i ruoli delle donne. Creavano piuttosto un proprio ruolo di genere combinando aspetti di entrambe i ruoli, maschile e femminile. Significativamente, sia berdache maschi che femmine sono stati costantemente descritti come eccezionalmente abili nelle attività del genere da loro prescelto. Siccome i berdache maschi non avevano mestruazioni né rimanevano incinti, erano in grado di lavorare senza interruzioni. Inoltre, la loro forza fisica si è rivelata efficace in attività come macinare il grano. Anche in questo caso, non si trattava semplicemente di un berdache maschile che avesse assunto un ruolo femminile. Siccome non avevano le mestruazioni, non avrebbero portato sfortuna, inoltre potevano prendere parte alla caccia e alla guerra, attività da cui le donne erano escluse. Durante queste escursioni il berdache cucinava e curava i guerrieri, seppelliva i morti e forniva intrattenimento sessuale ai guerrieri frustrati.

Ruoli spirituali e cerimoniali

A causa della sua posizione unica all'interno della società, si credeva che il berdache possedesse particolari poteri spirituali. Tra gli Illinois e i Naudowessies, ad esempio, i bardache maschi "a causa del loro straordinario modo di vivere erano considerati come Manitù o esseri soprannaturali, persone di riguardo" (Westermarck). Alcuni berdache divennero sciamani, mentre altri semplicemente presiedevano importanti occasioni cerimoniali. Il Cheyenne Hee-man-eh ("metà uomo e metà donna") ha condotto la danza dello scalpo, mentre il berdache Hidatsa svolgeva un ruolo importante nella cerimonia della Danza del Sole. Inoltre, come riportato anche dallo sciamano Lakita Lame Deer, i Winkte (i maschi berdache Lakota) avevano la capacità di concedere nomi segreti e buon auspicio ai bambini. Si pensava che il nome dato da un Winkte fosse uno strumento potente ed efficace e che avrebbe reso quel bambino famoso. Toro Seduto, Alce Nero, Cavallo Pazzo hanno tutti ricevuto nomi segreti da un Winkte. La posizione unica dei berdache nella società non simboleggiava solo il potere soprannaturale, ma anche un punto di vista privilegiato tra i due sessi. In altre parole il berdache era la giusta “via di mezzo” per gestire le possibili controversie e le celebrazioni tra i due sessi.

Come conseguenza della loro natura intermedia dovuta al loro status di genere, i berdache sono stati impegnati nelle attività di uomini e donne, quindi in grado di massimizzare le loro opportunità economiche. Insieme a questo potenziale economico, lo status intermedio del berdache ha anche portato con sé una notevole autorità politica. Un berdache di questo tipo era We'wha, che divenne ambasciatore Zuni presso il mondo dei bianchi (incontrò anche il presidente Grover Cleveland che pensò che “lui” fosse una “lei”) e ha giocato un ruolo significativo nel documentare gran parte della cultura Zuni. Un altro esempio è il Navajo Nadle Hastiin Klah, artista e uomo di medicina, che ha contribuito a preservare la religione Navajo, lavorando con degli specialisti per registrare la sua vasta conoscenza. Alcuni bianchi hanno considerato il berdache come una devianza ma è evidente che la maggior parte dei nativi americani li hanno visti come membri integranti della società.

Istituzionalizzazione dell'omosessualità?

Lo status del berdache è stato definito oltre che sotto l'aspetto fisico e sociale, anche dalla loro sessualità. La maggior parte dei berdache, se non tutti, uomini e donne, erano coinvolti in attività omosessuali e molti erano anche sposati con membri della comunità del loro stesso sesso biologico. Ancora però le definizioni in materia di sessualità sui berdache risultano sfuggenti e offuscate dalla nostra visione dicotomica del sesso e della sessualità. Se, infatti, lo status berdache era considerato un genere diverso da quello del loro partner sessuale, essi erano davvero impegnati in un rapporto omosessuale? Si è spesso sottolineato che i berdache non facevano sesso con un altro berdache. In altre parole, secondo Walter Williams: "Il berdache e il suo partner maschile non occupavano lo stesso status riconosciuto di genere". Pertanto il berdache si poteva dire in un rapporto "etero-gender", non omosessuale.

Molti scrittori e attivisti, gay e lesbiche, come Jonathan Katz, direttore di Gay American History, ha pubblicato un'intera sezione di documenti sui berdache, cercando negli ultimi anni di rivendicare la figura del berdache come uno di loro. Il collegamento, assolutamente concepibile, è tuttavia semplicistico. David Greenberg afferma che: "La variabilità nelle preferenze sessuali berdache, insieme con l'esistenza dell'omosessualità che non ha comportato miscelanza e incrocio di generi, implica che l'essenza del suo ruolo non era l'omosessualità ma un'anomalia di genere.” L'omosessualità sembra piuttosto essere stata non causa delle trasformazioni quanto piuttosto una delle sue più frequenti conseguenze. E' stata una scelta favorita, non un requisito.

E' un peccato non avere ulteriori informazioni riguardo all'omosessualità non berdache, che pare sia stata largamente praticata anche se non istituzionalizzata e raramente riconosciuta apertamente. I berdache non hanno occupato la stessa categoria e categorie dell'omosessuale moderno, non c'è, del resto, una astorica essenza omosessuale che colleghi le due culture nelle due diverse epoche. Eppure, il berdache, così come il moderno gay o lesbica, sfidavano, in termini pratici e teorici, l'egemonia eterosessuale. Inoltre, anche se non ci può essere una caratteristica essenziale che accomuni berdache e gay/lesbiche moderni, il recupero della tradizione dei nativi americani berdache contribuisce alla comprensione che non esiste una essenziale natura eterosessuale.

Alcune questioni riguardo alle berdache femmine

La maggior parte delle ricerche e borse di studio si è incentrata sulla figura maschile del berdache. I dati sono stati raccolti principalmente da uomini che, molto semplicemente, hanno ignorato e banalizzato la vita delle donne native americane. Non solo la nostra realtà culturale ci porta a inquadrare ogni informazione tra semplicistiche opposizioni binarie, ma è anche "androcentrica". La storia è un processo selettivo, e le storie di donne native americane "che potrebbero contraddire una visione patriarcale del mondo vengono evitate" (Allen). Nonostante questa selezione patriarcale, Evelyn Blackwood ha trovato prova di ruoli cross-gender per le donne in 33 tribù native americane. Eppure, pur tenendo in considerazione l'androcentrismo, sembra comunque che gli uomini divenissero berdache molto più frequentemente delle donne. Perché?

Harriett Whitehea ritiene che ciò sia dovuto al fatto che la componente anatomo-fisiologica di genere è più significativa nel caso di donne che non per gli uomini. In altre parole, a causa delle mestruazioni e della riproduzione, la biologia era predestinante per le donne più che per gli uomini. Whitehead attribuisce la minore incidenza del berdachismo tra le donne a "uno status asimmetrico tra i sessi nel Nord America". Gli uomini, crede Whitehead, erano dominanti e, quindi, avevano anche una maggiore libertà di movimento tra i generi. Inoltre, dice Whitehead: "Come nella maggior parte dei sistemi gerarchici, muoversi verso il basso era più facile che muoversi verso l'alto". L'analisi fatta da Whitehead però appare difettosa per diversi aspetti. Prima di tutto, ci sono prove significative che, contrariamente alle sue affermazioni, in molte tribù di nativi americani i ruoli maschili e femminili in quanto complementari erano ad un livello di status relativamente uguale. In secondo luogo, ci sono poche prove che l'assunzione di un ruolo da berdache comportasse un movimento verso il basso dello status degli uomini. E, infine, che se un movimento verso il basso è più facilmente realizzabile, ne conseguirebbe che gli uomini difficilmente sarebbero diventati berdache.

Callender, Kochems, Allen e Blackwood, tra gli altri, sostengono che può essere stato il potere delle donne, più che la loro impotenza, ad aver reso il ruolo da berdache meno attraente in alcuni gruppi di nativi americani. Come spiegano Callender e Kochems, le donne avevano meno probabilità di dover subire delle trasformazioni di genere per impegnarsi in attività prevalentemente maschili.

Piuttosto che interpretare ciò come una restrizione imposta alle donne a causa della loro capacità riproduttiva, si suggerisce quindi che esse fossero privilegiate rispetto agli uomini che, per entrare nella loro sfera professionale, erano costretti a passare ad uno status di genere intermedio, realizzato con una miscela di attributi delle due categorie di genere della loro cultura.

Forse, nonostante, o a causa, della riproduzione la categoria sessuale e di genere femminile è più versatile e ampia per quanto riguarda l'acquisizione del ruolo. In altre parole, le donne hanno la capacità di essere un guerriero così come una madre e non è necessario muoversi tra i generi per acquisire questi ruoli. In ogni caso resta un disperato bisogno di condurre ulteriori ricerche sul berdachismo femminile.

Declino del Berdachismo - Eliminazione dell'abominevole difetto

Nel corso del XIX secolo e durante la prima parte del XX, il governo degli Stati Uniti e le chiese cristiane hanno cercato di sottomettere e assimilare i nativi americani 'pagani'. Essendo sempre stato un punto di contesa nella storia americana, la politica sessuale divenne all'ordine del giorno. Il berdache, in particolare, atterrì i sentimenti del retto colonizzatore cristiano. Sempre più bambini nativi vennero educati nelle scuole statali o nelle missioni, indottrinati con la convinzione che i berdache erano deviati e che il berdachismo fosse una vergognosa, incivile tradizione che doveva essere abolita.

La colonizzazione non solo ha imposto la sua ideologia sessuale ai popoli nativi, ma ha anche distrutto le loro religioni e interferito nell'economia di sussistenza dei nativi. Tutti questi fattori hanno contribuito al declino della vitalità della tradizione berdache. Nel XX secolo, per esempio, per quanto riguarda il Cheyenne Hee-man-eh, il poeta nativo americano Maurice Kenny scrive: "Non ci sono guerrieri sul sentiero di guerra, non ci sono scalpi su cui danzare, non ci sono montagne da corteggiare, sottomettere e con cui accoppiarsi e certamente non ci sono danze cerimoniali dedicate al berdache". Nonostante la massiccia distruzione culturale operata dalla colonizzazione, ci sono prove che la tradizione berdache non scomparve del tutto, ma, piuttosto, sacrificando alcuni dei suoi più evidenti elementi, come il cross-dressing, ha continuato secondo un sottile filone. Inoltre, i nativi americani hanno imparato a non fidarsi della gente bianca e, quindi, semplicemente a non discutere le questioni che sapevano essere controverse. Purtroppo però, come sottolinea Roscoe: "La vera e propria rottura non si è verificata quando i berdache hanno smesso di indossare i loro abiti, ma quando i giovani hanno smesso di imparare da quel ruolo". La cultura dei nativi americani è stata costantemente disintegrata dal contatto con gli europei e una componente importante di quella cultura unica, la non dicotomia del sistema di sesso e genere, è stato scissa in due.

Concettualizzare il Berdache

I non-nativi americani hanno avuto grandi difficoltà a comprendere i significati del berdache. Per un bel po' di tempo gli antropologi hanno tentato di trovare una categoria in cui inserire i berdache che fornisse una descrizione accurata del loro ruolo nella società dei nativi americani. Le tre categorizzazioni più comuni del berdache sono: "cross-gender", "mixed-gender", "third-gender".

Whitehead è certo che una "dicotomia di genere sociale è presente in tutte le società conosciute, nel senso che le differenze sessuali anatomiche sono ovunque osservate alla nascita e vengono utilizzate per avviare il nuovo nato o la nuova nata su uno o l'altro dei percorsi che portano a complessi ruoli sociali". Nonostante fosse presente anche tra i nativi americani un percorso relativo al genere, Whitehead ritiene che nella loro cultura fosse possibile anche un “crossing” in quanto non era presente un elaborato rapporto gerarchico tra i due sessi. Oltre ad essere in contrasto con la spiegazione per il minor numero presente di berdache femminili discusso in precedenza, il concetto di “crossing” verso l'altro genere di Whitehead viene ritenuto però concettualmente limitato in quanto reifica una dicotomia tra i sessi. In questa concettualizzazione infatti, nella non distinzione tra i sessi, il genere di ciascuno è sia maschio che femmina. Come sottolinea Williams, l'idea del “cross-gender” spiega più adeguatamente come il maschio (o la femmina) berdache non fossero affatto come il sesso femminile (o maschile), ma ricoprissero compiti unici per la loro particolare natura che andavano al di la dei ruoli tipicamente femminili (o maschili).

Così, riconoscendo la posizione unica del berdache come "non uomo, non donna", altri hanno classificato il berdache come "mixed-gender", con qualità di entrambe i generi. Callender e Kochems proclamano: "Un berdache... trascende i confini della classificazione in generi che è stata culturalmente e biologicamente definita, per raggiungere uno stato intermedio tra i generi, biologicamente identico ma culturalmente ridefinito. Attraversare le categorie di genere non era un singolo processo o un movimento unidirezionale. I berdache erano in un attraversamento continuo di questo limite in entrambe le direzioni, a tal punto che noi preferiamo caratterizzarli come una miscelanza di generi piuttosto che come un attraversamento dei generi". Si enfatizza e sottolinea la capacità dei berdache di muoversi liberamente nel regno del genere. La loro analisi riconosce la debolezza insita nelle teorie che tentano di imporre stasi sul concetto di fluidità del genere. Ciò nonostante, come proclamato anche da Callender e Kochems, il movimento si svolge tra due entità polarizzate, rafforzando implicitamente la nozione binaria di genere.

Una concettualizzazione finale della posizione del berdache nello schema sesso/genere li vede porsi come un "terzo genere", in una stazione intermedia tra i generi di uomo e donna. Due antropologi, Sue Ellen Jacobs e Will Roscoe, che hanno svolto un ampio lavoro riguardo alle attuali culture native (Zuni e Tewa, rispettivamente), sostengono questa tesi. Jacobs, in un commento ad un articolo di Callender e Kochems, espone i suoi tentativi frustranti per inchiodare una volta per tutte una categorizzazione del Quetho (il berdache Tewa) con grande esasperazione dei suoi amici Tewa. "E' possibile che stiamo ponendoci ancora la domanda sbagliata perché nella cultura euro-americana abbiamo difficoltà ad accettare che ci sia un genere concettualizzato come 'terzo'". Questo è stato e, purtroppo, è ancora un problema. Concetti come "cross-gender", "mixed-gender" e "third-gender" possono essere utili se ci permettono di abbattere piuttosto che ribadire le nostre nozioni preconcette di genere.

Inconclusioni

Fausto-Sterling ritiene che il sesso biologico non si divida in due, separate entità, ma di fatto crei un continuum tra femmina e maschio. Il berdache, di suo, costituirebbe un "terzo genere" inserito in questa teoria del continuum, di genere e non di sesso. Conseguentemente a ciò è possibile postulare che le femmine berdache fossero un "quarto genere". Le difficoltà connesse al concetto di continuum sono legate al fatto che esso crea una progressione lineare. Ciò implica, naturalmente, una polarizzazione, nel senso che devono esserci due estremità del continuum indipendentemente dalla quantità di stazioni intermedie. Salvo, in una certa misura, la teoria di Callender e la nozione del genere misto di Kochems, le altre concettualizzazioni impongono la nozione di stasi per le categorie di genere che esse istituiscono. Eppure, il rapporto di ogni individuo col suo genere è una continua evoluzione. Il genere non è coerente e immutabile nel tempo e nello spazio. Piuttosto esso è invece un artificio liberamente fluttuante ("free-floating artifice" dalle parole di Judith Butler).

Inoltre, secondo quanto Gayle Rubin ha postulato "il sesso e il genere non sono emanazioni storiche della mente umana. Sono piuttosto prodotti della attività storica umana." La dicotomia occidentale nel sistema di sesso e genere, quindi, non è manifestazione dell'immutabile essenza umana, quanto un prodotto culturale, ideologico e storico che non si trova in tutte le culture di tutti i tempi. Il genere, come la sessualità, è relazionale, culturalmente e individualmente. "In quanto fenomeno mutevole e contestuale," scrive Butler. "il genere non denota un essere sostanziale, ma un relativo punto di convergenza tra specifici insiemi di relazioni culturali e storiche".

Pertanto, piuttosto che formare continuum o matrici, che connotano una struttura fissa, il sesso e il genere vanno percepiti come sistemi che includano i berdache, i gay moderni e le lesbiche, gli eterosessuali, i bisessuali, gli ermafroditi, i travestiti all'interno di un caotico complesso senza poli o ruoli binari. Dentro questo complesso, la formazione di un'identità di sesso e di genere diventa un processo che non raggiunge la risoluzione e non vi permane perché continuamente si creano nuove relazioni e modi di relazionarsi. Secondo il filosofo Sawicki Jana: "In opposizione al modello di identità statico o individualista è quello che vede l'identità personale come costituita da una miriade di relazioni sociali, pratiche in cui l'individuo è impegnato. Siccome queste relazioni sono talvolta in contraddizione e spesso instabili, l'identità che emerge è frammentata e dinamica."

Proprio come gli ermafroditi e gli pseudoermafroditi di Fausto-Sterling sfidano la nostra convinzione che i sessi siano polarizzati e fissi, così i berdache sfidano la nostra convinzione che il genere sia polarizzato e fisso.



Works Consulted

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    Lisa L. Diedrich article on Berdache

domenica 15 aprile 2012

Berdache

Molte delle culture mondiali riconoscono più di due generi. L'idea che ci siano individui che non si adattano perfettamente né ad un ruolo maschile né ad uno femminile è stata storicamente accettata da molti gruppi.

Tra i nativi americani, il ruolo di un terzo, di un quarto o addirittura di un quinto genere sono ampiamente documentati. I bambini, nati fisicamente maschi o femmine, che mostravano una propensione per il genere opposto, venivano incoraggiati a vivere nel ruolo di genere che meglio si adattava loro. Il termine usato dagli europei per definire questo fenomeno è Berdache. "Gli indiani non hanno opzioni in termini di o/oppure tra categorie contrastanti, ma in termini di gradi diversi lungo un continuum che collega il maschile al femminile." (Williams, 80).

Un Berdache era un individuo definito attraverso la sua spiritualità, l'androginia, il lavoro e le relazioni. Il Berdache poteva assumere un abbigliamento da donna, associarsi e partecipare alle attività femminili, fare un lavoro da donna, sposare un uomo e prendere parte a molte cerimonie spirituali della tribù. Ci sono anche versioni maschili di queste figure, ma sono molto meno ben documentate dei Berdache e non sono incluse in questo articolo. La generosità e la spiritualità del Berdache sono più caratterizzanti di questo ruolo rispetto all'omosessualità o alla scelta di genere.

In senso tradizionale tali ruoli sono stati spesso associati a grande rispetto e spiritualità. Piuttosto che essere visti come delle aberrazioni, i Berdache venivano visti come individui in grado di colmare il divario tra mondo temporale e mondo spirituale. Per questo motivo i Berdache erano molto apprezzati dalla gente della tribù.

Data l'opzione di scartare o rispettare una persona che non rientrava esattamente nei rigidi compartimenti di genere, molti gruppi di nativi americani hanno scelto di trovare un posto produttivo e venerato per i Berdache. Un tradizionalista Crow dice: "Non perdiamo le persone come fa la società bianca. Ogni persona ha il suo dono."

Con l'arrivo dei coloni europei e le pressioni da parte di fonti cristiane e governative, la tradizione Berdache cambiò in modo drammatico. L'aspetto omosessuale del ruolo fu tutto ciò che i bianchi videro. Il potere bianco tentò di rimuovere ogni traccia di berdachismo.

Quando i nativi americani cominciarono a convertirsi al cristianesimo, la pressione interna che se ne sviluppò li portò a rinnegare la tradizione Berdache all'interno delle nazioni indiane. Poche sacche di tradizione Berdache sopravvissero, osservata soprattutto tra gli anziani. Quando questi cominciarono a morire, la tradizione, fino ad allora sopravvissuta in clandestinità, venne completamente persa dalle generazioni future.

Negli ultimi tre decenni però l'interesse per questa tradizione si è riaccesa. Privati dei diritti civili, i nativi americani gay e lesbiche sono alla ricerca di un mezzo per accedere al loro patrimonio spirituale e guardano al ruolo Berdache. Quando alcuni gruppi hanno ripreso contatto con tale ruolo, la questione di quale fosse la sua definizione e la sua applicazione è stata sollevata. In fase di studio, il riesame del berdachismo ha fornito un punto di appoggio da cui si è in grado di fare un passo indietro e divenire membri significativi della società.

Alcuni nativi americani si sono opposti anche all'uso dello stesso termine per descrivere il particolare ruolo dei Berdache. Secondo alcune fonti il termine trae le sue origini da una parola araba che sta ad indicare il prostituto o il ragazzo 'tenuto' e non è stato coniato dagli indiani, ma dagli europei. Will Roscoe, autore di diversi libri sul tema, indica i dilemmi connessi con la scelta del termine che "crea più problemi di quanti ne risolva, a cominciare da una cattiva connotazione che si da alla storia e al significato della parola Berdache. In quanto termine persiano, le sue origini sarebbero orientali e non occidentali. E non è un termine dispregiativo, se non nella misura in cui lo sono tutti i termini utilizzati per la sessualità non coniugale nelle società europee e che portano con se un atteggiamento di condanna. Raramente è stato usato alla maniera di 'frocio', più spesso come un eufemismo, a indicare un amante o un fidanzato."

Coloro che si oppongono al termine ne sentono fortemente le implicazioni dispregiative e offensive. Inoltre, più importante, ritengono che il termine Berdache non tenga conto delle molteplici sfaccettature dello specifico ruolo. E ciò naturalmente è vero in quanto il ruolo dello Berdache ha molteplici varianti e aspetti. Spesso si preferisce usare il termine Two-spirit (due Spiriti) entrato in uso tra in nativi americani, ma Roscoe stesso utilizza il termine Berdache.

Gran parte di rabbia e frustrazione espressa circa l'uso del termine deriva dall'esperienza avuta dai popoli indigeni di essere studiati e spesso fraintesi dagli antropologi bianchi. Will Roscoe invece ha assunto una posizione molto rispettosa nei suoi studi. Per le sue evidenti buone intenzioni e per il suo amore per la gente, quindi, in questo articolo si seguirà il suo esempio. Quello che segue è quindi uno sguardo molto limitato sul mondo straordinariamente complesso e sulla storia dei Berdache.




Considerare generi alternativi non è facile alla maggior parte delle persone, ma molte tribù tradizionali di nativi americani non hanno avuto problemi ad accettare Berdache in mezzo a loro. Il concetto di continuum tra i generi, completamente separato dal tipo di sesso biologico, è un concetto largamente accettato dalle culture indigene. Inoltre molte religioni native affrontano il concetto dei Berdache.

Gli Arapaho delle pianure credono che il ruolo Berdache fosse un dono soprannaturale proveniente dai volatili o dagli animali. La storia della creazione dei Mohave del Colorato parla "di un tempo in cui le persone non erano sessualmente differenziate". Nel linguaggio Omaha, il termine Berdache significa "istruito dalla Luna". Secondo i miti non si dovrà mai tentare di interferire con l'adempimento del ruolo, le conseguenze potrebbero essere disastrose e portare anche alla morte.

In questa ottica c'era la forte convinzione che nessuno avrebbe dovuto resistere ad una chiamata spirituale quando questa portava a seguire un percorso da Berdache. Questa convinzione, frutto del rispetto e quasi di una paura reverenziale, portava all'accettazione del fatto che il Berdache fosse realmente un dono per la tribù, un individuo da amare e onorare.

Molte tribù credevano che la persona venisse guidata da una esperienza spirituale fino ad immergersi nel ruolo Berdache. Nessun ragazzo è mai stato costretto in quel ruolo, piuttosto a chi lo desiderava è stato permesso di esplorare la propria naturale inclinazione. Si passava attraverso una sorta di cerimonia al fine di determinare il loro cammino, perché si credeva che i Berdache avessero un'ampia visione spirituale e doti profetiche.

La seguente frase sembra riassumere il sentimento generale dei nativi americani riguardo alle differenze della loro gente: "Dal punto di vista indiano, qualcuno che sia diverso offre vantaggi alla società proprio perché lui o lei è libero dalle restrizioni comuni. Come una finestra diversa da cui guardare il mondo."

Nel 1971 lo sciamano Sioux intervistò un Winkte (Berdache). "Mi disse che se la natura pone un onere su un uomo rendendolo diverso, gli da anche un potere." Gli indiani Zapotec dell'Oaxaca in Messico difendono strenuamente il diritto dei Berdache di adottare un genere diverso e differenti ruoli sessuali perché "Dio ha creato ciò". L'enfasi sulla definizione del ruolo è posto sul carattere della persona e sul suo spirito e non sugli aspetti sessuali.




I nomi con cui le diverse tribù hanno onorato i Berdache sono svariati. La maggior parte delle fonti utilizzate nell'articolo consigliano di utilizzare un nome specifico associato alla specifica tribù e ciò è stato fatto laddove possibile.

I Lakota li chiamano Winktes. I Mohave li chiamano Alyha. I Lhamana usano il termine Zuni, così come i Navajo. Ci  sono dozzine di termini, la maggior parte sono varianti di una parola comune utilizzata in una determinata area geografica. Il ruolo del Berdache esisteva e viene riconosciuto anche tra i popoli del continente sud americano e in vari altri luoghi del mondo. In Messico, il popolo Zapotec chiama i propri Berdache Ira'muxe.




Ci sono molte definizione per i Berdache. Alcune vengono elencate in seguito.

(1) "Berdache è riferito a speciali ruoli di genere nelle culture dei nativi americani che gli antropologi hanno interpretato come cerimonie di travestitismo, omosessualità istituzionalizzata, varianza di genere o di genere multiplo". (Jacobs, Thomas, Lang)

(2) "... un Berdache può essere definito come un uomo morfologico che non ricopre il ruolo maschile standard nella società, che ha un carattere non-mascolino." (Williams)

(3) Nel 1975, nel loro libro The Female of the Species, Martin e Voorhies hanno scritto "Le differenze di sesso non sono necessariamente percepite come bipolari. Sembra possibile che la bisessualità riproduttiva stabilisca un numero minimo di psico-sessi socialmente riconosciuti, ma questi non hanno bisogno di essere limitati a due".

(4) Nel suo libro The Zuni Man/Woman, l'autore Will Roscoe descrive il famoso We’wha come "colui che ha combinato il lavoro e i ruoli sociali di uomo e donna, un artista e un sacerdote che vestiva, almeno in parte, in abiti femminili."

L'antropologo Evelyn Blackwood riporta "Il genere dei Berdache non è una devianza di ruoli. Non è una miscela dei due generi, né tantomeno un salto da un genere al suo opposto. Non è un ruolo alternativo per persone non tradizionali che siano ancora considerate uomini o donne. E' piuttosto un genere separato all'interno di un multiplo sistema di genere".

l tema resta complesso e sembra sfidare ogni possibile descrizione, tuttavia si ritrovano elementi comuni. Le caratteristiche variano da gruppi a gruppi, ma un nucleo di quattro elementi è condiviso.

Ruolo lavorativo specifico - Uomini e donne Berdache sono tipicamente descritti in termini delle loro preferenze e come risultato nel lavoro del sesso 'opposto' e/o come attività specifiche della loro identità.

Differenze di genere - In aggiunta alle preferenze lavorative, i Berdache si distinguevano da uomini e donne in termini di temperamento, abbigliamento, stile di vita e ruolo sociale.

Aspetto spirituale - L'identità Berdache è fermamente creduta come il risultato di un intervento soprannaturale, sotto forma di visioni o di sogni e/o sancita dalla mitologia tribale.

Relazioni con lo stesso sesso - I Berdache il più delle volte intrecciano rapporti sessuali ed emozionali con membri non Berdache del loro stesso sesso.




Ruolo lavorativo specifico e Differenze di Genere

Il ruolo Berdache veniva determinato durante l'infanzia. Si studiavano il comportamento del bambino che sembrava avere una tendenza a vivere come Berdache e lo si aiutava a perseguirla invece che scoraggiarlo. A un certo punto, di solito in età puberale, si svolgeva la cerimonia per formalizzare l'entrata del ragazzo in questo ruolo. Una cerimonia comunemente praticata vedeva l'uso di un arco da uomo con una freccia e di cesti da donna, questi oggetti venivano messi in una sorta di capanna data alle fiamme. Il ragazzo veniva spinto ad attraversarla e ad uscirne col primo oggetto che istintivamente avrebbe afferrato durante il percorso. Ciò che avrebbe portato con sé veniva visto come un'indicazione spirituale riguardo a se il ragazzo era portato o meno per seguire il percorso da Berdache.

E' importante ricordare che gli indiani non vedevano questo ruolo come una scelta personale. Colui che seguiva questo percorso lo faceva seguendo la sua guida spirituale. Una importante caratteristica però restava il vivere una vita vera sul proprio cammino spirituale. Nella maggior parte dei casi il ruolo del Berdache veniva assunto per tutta la vita, ma ci sono stati casi, come nel XIX secolo, quando il Berdache Klamath di nome Lele'ks abbandonò il suo ruolo. Iniziò ad indossare abbigliamento da uomo, agire come un uomo e sposò una donna. La ragione che addusse fu che era stato in tal senso istruito dagli Spiriti.

Il seguire la propria direzione spirituale è la chiave per l'assunzione o l'abbandono del ruolo. "Di coloro che diventavano Berdache, gli altri indiani pensavano fossero stati rivendicati dalla Donna Sacra," senza possibilità di appello. Potevano anche essere compatiti a causa delle responsabilità spirituali che detenevano, ma venivano comunque trattati come qualcosa di misterioso e sacro, rispettati come persone benevoli che hanno aiutato gli altri in periodo di carestia." (Williams)

I Berdache eccellevano nella tessitura, nell'intreccio di perle e nella ceramica, tutte arti quasi prettamente associate alle donne della tribù. We'Wha, famoso Berdache Zumi, era un abile tessitore e ceramista nonché un fabbricatore di fasce e coperte. Le sue ceramiche venivano vendute a due volte il prezzo degli altri vasi del villaggio. Uomini Berdache sono stati anche coinvolti nella cucina, nella concia, nella fabbricazione di selle, nell'agricoltura, nel giardinaggio, nell'educazione dei figli e nell'intreccio di cesti.

Una delle caratteristiche dei Berdache era che il loro lavoro veniva fortemente apprezzato sia all'interno che all'esterno della tribù. Dire ad una donna che il suo lavoro era svolto bene come da un Berdache, non era considerato commento sessista, ma un grande complimento. A causa della loro qualità superiore, i beni prodotti dal Berdache erano molto apprezzanti anche dai collezionisti. C'era la convinzione che una parte del potere spirituale del Berdache venisse trasferita all'oggetto prodotto. Alcuni credevano che l'arte eccelsa prodotta fosse una manifestazione del loro potere.

Oltre all'artigianato i Berdache erano anche noti per la loro capacità di rendere legate le famiglie e la comunità. Sono stati considerati patrimonio della tribù e simbolo di grande orgoglio. Un uomo cresciuto con suo cugino Berdache disse: "Viveva come se avesse una comprensione più grande della vita".

Molti Berdache adottavano bambini e sono stati conosciuti per essere stati ottimi genitori e insegnanti. I nativi americani erano ben disposti all'adozione e tradizionalmente condividevano l'educazione dei figli all'interno delle famiglie. I Berdache eccellevano nella cucina, nella pulizia e nei lavori domestici. Molti, come We'Wha, erano molto orgogliosi di essere in grado di fornire alle loro famiglie il massimo confort, cibo e nutrimento.

In tutta la letteratura ci sono riferimenti al fatto che i Berdache non trovassero alcuno scopo più grande del servire i loro compagni di tribù. Hastiin Klah, un famoso sciamano e Berdache Navajo, è stato descritto con molto amore e rispetto dalla ricca bostoniana Mary Cabot Wheelwright: "L'ho rispettato e amato per la sua vera bontà, la sua generosità. Era un santo, non c'è altra parola che si possa usare per lui... Da quando l'ho conosciuto non ha mai tenuto nulla per sé. Era difficile guardarlo ricoperto di stracci alle sue cerimonie, ma ciò che gli è stato dato raramente lui lo ha tenuto, passandolo a qualcun'altro che ne avesse bisogno... Ogni cosa era la forma esteriore del mondo spirituale che era reale per lui."

Per quanto riguarda l'educazione dei figli e l'istruzione, i Berdache avevano un ruolo importante. Non solo adottavano figli propri, ma spesso venivano coinvolti nella cura di figli di altri. Uno dei migliori esempi di ciò si trova nella cultura Zuni. In essa tutti i membri adulti si consideravano responsabili del comportamento di tutti i bambini della tribù. Un adulto poteva affidare un bambino dal comportamento errato ad un altro che lo avrebbe corretto. We'Wha dichiara di aver beneficiato di questo meccanismo quando era un bambino e che è diventato a sua volta un suo sistema per far maturare i bambini e farli diventare Berdache.

Tutt'oggi la pratica da Berdache di essere coinvolti nell'educazione dei figli persiste e sembra aver assunto sempre più importanza dal momento che nelle tribù l'abuso e l'alcolismo abbondano. "Terry chiamato Aquila, un Berdache Lakota, afferma: 'Io amo i bambini e all'inizio avevo paura di restare senza. Lo Spirito ha detto che vi avrei provveduto. Poco dopo alcuni ragazzi ubriachi e che non si prendevano cura di loro stessi si sono avvicinati a me. I ragazzi hanno cominciato a trascorrere sempre più tempo qui e alla fine i loro genitori mi hanno chiesto di adottarli'. Oltre questi ragazzi a Terry è stato chiesto di adottarne altri. In tutto ha adottato sette orfani, uno dei quali vive con lui. Questo ragazzo diciassettenne, tipicamente maschile, interagisce produttivamente con le persone che provvedono a lui. Dopo essere stato abusato fisicamente da bambino da genitori alcolizzati, ora è grato per la stabilità e per l'atmosfera di sostegno della sua casa adottiva". (Williams)

Il ruolo Berdache è spesso caratterizzato da una tendenza ad un temperamento pacifico, ma erano anche noti per l'andare in guerra e/o regolarmente a caccia. Alcune culture lasciavano che si occupassero di cucinare, lavare, prendersi cura del campo e dei feriti.

La loro presenza tra i guerrieri era valutata in base ai loro speciali poteri spirituali. Occasionalmente un Berdache avrebbe potuto partecipare direttamente alla battaglia. Questo confuta l'argomentazione dei primi antropologi secondo cui il ruolo Berdache fosse utilizzato per evitare la guerra. Il Berdache Crow, Osh-Tisch, deve il suo nome ad una battaglia avuta nel 1876, battaglia in cui si distinse per il suo coraggio, e significa 'trova e uccide'.

A causa della loro posizione unica tra i generi, né maschio né femmina, i Berdache venivano chiamati ad essere consiglieri nei conflitti coniugali. Nelle tribù Omaha venivano anche pagati per questo servizio. I Berdache spesso hanno rivestito il ruolo di mediatori. Quando un giovane voleva inviare regali per ottenere l'attenzione di una giovane donna, spesso un Berdache interloquiva tra lui e la famiglia della ragazza.

Da sottolineare è che un aspetto notevole del Berdache era l'associazione con la prosperità e la ricchezza. Non essendo soggetti a mestruazioni, gravidanze e allattamento, erano in grado di lavorare durante i periodi in cui le donne non potevano. Inoltre la loro muscolatura li rendeva in grado di sopportare lunghe giornate di lavoro duro. Erano conosciuti come in grado di fare il doppio del lavoro di una donna. Questa forza e la sua propensione a lavorare sodo era una capacità tenuta in considerazione da chi intendeva sposarli.

Sebbene si prenda in considerazione la fluidità di un comportamento di genere alternativo, un Berdache poteva raggiungere alcuni assoluti quando si trattava di adottare ruoli femminili. Le limitazioni fisiche non hanno limitato i tentativi di imitare i processi biologici femminili come le mestruazioni o la gravidanza. Gli Alyha Mohave erano particolarmente noti per aver fatto di tutto per simulare gravidanze. Si sarebbero indotti alla costipazione per poter 'partorire' un feto fecale senza vita. Adeguati riti funebri e di sepoltura sono stati eseguiti in questi casi col coinvolgimento del marito dell'Alyha.

L'Alyha poteva anche simulare le mestruazioni grattandosi le gambe fino a farle sanguinare. Avrebbero poi richiesto ai loro mariti di osservare tutti i tabù legati alle mestruazioni. Tuttavia non è mai stato osservato il tentativo di accudire un infante. A volte l'Alyha avrebbe finto una gravidanza allo scopo di fermare il marito dal lasciarlo o dal divorziare per motivi di sterilità.

Una delle storie più divertenti connessi all'abbigliamento femminile dei Berdache ci viene da We'Wha. Nel 1886 si recò a Washington DC per incontrare il presidente Grover Cleveland accompagnato da un giovane antropologo, Matilda Coxe Stevenson. Poiché passava tranquillamente per una donna gli fu permesso di entrare nelle camere delle signore e nel boudoir d'elite. Al suo ritorno a casa si è divertito a raccontare che "le donne bianche erano per lo più finte, avevano denti falsi e 'ratti' nei loro capelli".

Sanzione spirituale

Il Berdache tradizionalmente era noto per la sua vita condotta all'interno di un forte codice morale. La loro etica era al di sopra di ogni sospetto ed erano considerati come persone di pace e arbitri nelle controversie. Hanno accettato i doveri del loro ruolo e cercato di soddisfare le aspettative che gli altri riponevano in loro. Non solo sono stati abili nel risolvere le controversie tra i membri della tribù, ma sono anche stati intercessori tra mondo fisico e spirituale.

La tribù li teneva in grande considerazione e la gente rispettava, e spesso temeva, la loro connessione col mondo degli Spiriti. Questo sembra essere uno dei motivi per cui i Berdache tradizionali non sono stati oggetto di fastidio e vessazioni. La maggior parte delle tribù riteneva che fosse molto pericoloso tentare di interagire col regno spirituale e si sentivano fortunate ad avere un Berdache in mezzo a loro in grado di svolgere questo compito.

Anche se spesso i Berdache adempivano maggiormente al compito di prendersi cura dei malati e feriti, non erano di solito sciamani, piuttosto erano coloro a cui lo sciamano si rivolgerebbe per essere guidato. Come ha dichiarato un Lakota: "I Winktes possono essere uomini medicina, ma di solito non lo sono perché hanno già il potere".

I Berdache erano strettamente connessi a sogni e visioni. In alcune culture si credeva semplicemente che le visioni e i sogni guidassero gli individui per cui sono stati considerati una forza benevola. In altre, come per i Maricopa, l'adozione di un ruolo Berdache è stato associato col 'troppo' sognare.

Tra le tribù delle pianure, spettava al Berdache benedire il palo sacro della cerimonia della Danza del Sole, il rito religioso più importante della loro cultura. L'associazione dei Berdache con esso avrebbe portato fortuna al rituale e al partecipante. I Berdache spesso avevano il compito di preparare i morti per la sepoltura. Tra i Yokuts, i Tongochim erano così stimati che erano autorizzati a tenere uno dei beni del defunto a loro scelta.

Nella tribù Potawatomi se un Berdache si era preso cura dei capelli di un uomo che poi sarebbe andato a caccia, egli avrebbe avuto uno speciale vantaggio spirituale e protezione. Anche se potevano essere tra i membri più gentili e amorevoli di un gruppo, se incrociati, potevano diventare nemici vendicativi e formidabili, una caratteristica che sottolinea il mistero e il potere del loro ruolo.

In relazione alla natura spirituale del ruolo, la gente si avvicinava ad essi come ad una divinità, con timore, rispetto e senso di accettazione, senza neanche bisogno di comprendere appieno il perché.

Relazioni con lo stesso sesso

A differenza degli europei, i nativi americani vedevano nell'esperienza sessuale qualcosa di più che un mezzo di riproduzione. Era un'attività apprezzata e gradita. Il piacere era considerato un dono dal mondo degli Spiriti. Come risultato, le tribù più tradizionali non risentivano di nessuna inibizione nei confronti dei rapporti sessuali. I bambini potevano vedere adulti che facevano sesso e in alcune cerimonie il sesso era un elemento orgiastico. Inoltre il contatto sessuale non era necessariamente limitato al proprio coniuge o al sesso opposto, quindi sicuramente fare sesso con un membro del proprio sesso non era esclusiva dei Berdache.

Ci sono alcune caratteristiche delle pratiche sessuali Berdache però che differiscono da quelle del fare sesso tra appartenenti allo stesso sesso. I Berdache quasi sempre osservavano il tabù dell'incesto, quindi non facevano sesso con un altro Berdache. Una spiegazione potrebbe essere che il partner sessuale del Berdache tendeva ad avere una natura maschile. Questa consuetudine è coerente con alcuni aspetti del loro ruolo di genere piuttosto che con aspetti solo sessuali. Resta anche coerente coi matrimoni contratti dai Berdache che li vedevano il più delle volte sposare un uomo. In queste unioni i Berdache sono visti come delle mogli e vengono apprezzati dal marito non solo per i compiti domestici ma anche per i rapporti omosessuali socialmente accettabili.

In un certo senso le culture dei nativi americani hanno istituzionalizzato e socialmente sancito i rapporti omosessuali utilizzando il ruolo Berdache come quello preferenziale per il partner dello stesso sesso. Quando gli uomini volevano avere un rapporto con un altro uomo, essi venivano incoraggiati a farlo con un Berdache.

Il comportamento sessuale usuale per un Berdache è quello di assumere un ruolo passivo nel rapporto anale. A volte si poteva indulgere nel rapporto orale o nell'assumere un ruolo attivo, ma di ciò non si ha documentazione. Se un Berdache voleva assumere un ruolo attivo, di solito veniva fatto in segreto e con un partner fidato. Questo valeva anche per un uomo coinvolto con un Berdache, se voleva assumere un ruolo passivo bastava mantenesse il riserbo su questa pratica.

Un'altra caratteristica sessuale dei Berdache è che durante i preliminari al rapporto in genere non gradivano si toccassero loro i genitali. "Il rapporto con un Alyha ha la sua etichetta da rispettare,  il partner deve attenervisi, altrimenti potrebbe ricadere in ogni sorta di guai." Un uomo Mohave che ha avuto alcuni Alyha come mogli riporta "Insistevano per denominare il loro pene come 'cunnus'(clitoride)" . "... Non ho mai osato toccare il loro pene in erezione, tranne durante il rapporto. Avrei corteggiato la morte altrimenti, perché possono diventare violenti se si gioca troppo col loro pene in erezione".


WORKS CITED

Jacobs, Sue-Ellen, Wesley Thomas, and Sabine Long. Two-Spirit People. Urbana and Chicago: University of Illinois Press, 1997.

Roscoe,Will. Changing Ones: Third and Fourth Genders in Native North America.New York: St. Martin’s Press, 1998.

Roscoe, Will, ed. Living the Spirit: A Gay American Indian Anthology. Complied by Gay American Indians. New York: St. Martin’s Press, 1988.

The Zuni Man-Woman.Albuquerque: University of New Mexico Press, 1991.

Williams, Walter L.The Spirit and the Flesh, Sexual Diversity in the American Indian Culture.Boston: Beacon Press, 1986.

martedì 10 aprile 2012

Ancora ruoli

Uomini

"Allora... chi di voi è l'uomo e chi la donna?"

Domanda odiosa che merita solo una risposta: "Siamo entrambi uomini e allora?"

E' una questione che ha perseguitato i gay dalla Liberazione. Per coloro che non hanno familiarità con la complessità della sessualità maschile gay, soprattutto quando si parla di sesso anale, è facile ridurre i ruoli gay maschili a qualcosa di familiare. Tuttavia il ridurre il tutto al binarismo maschio-femmina con dinamiche di Top-bottom è problematico.

Prima di tutto i gay non sono uomini e donne, maschi e femmine. Sono uomini che amano uomini, ecco perché sono gay! L'ipotesi che tutte le coppie di amanti debbano rispettare l'eteronormatività di un uomo e una donna sostiene l'idea che il rapporto vaginale sia l'unico modo per le persone di fare sesso. Supporta inoltre anche l'ingiusta ipotesi che la virilità e la mascolinità determinano la parte dominante nelle relazioni.

Rifacciamoci al vocabolario usato comunemente quando si parla di sesso gay. "Top", partner penetrativo, e "bottom", partner ricettivo. Come accade per altri aspetti che riguardano genere e sessualità, molti uomini gay ricadono su uno spettro più ampio, e questi sono i cosiddetti "versatili". Ci sono alcuni uomini, i cosiddetti "strict tops" o "power bottom" ben lieti invece di rappresentare le estremità di questo spettro. Ma presumere che ci siano solo due tipi di uomini è assurdo.

Questo assunto riflette la politica secondo cui chi penetra è maschile e dominante. Non è raro sentire gay lanciarsi insulti in base alle loro inclinazioni da "bottom". Rivolgersi a qualcuno con "power bottom" o "bossy bottom" come insulto implica che in qualche modo i bottom siano considerati inferiori, secondo la convinzione che "essere trattati come una donna" sia qualcosa di umiliante.

Sotto questa gerarchia Top-bottom c'è la realtà, che la vita sessuale degli uomini gay è troppo delineata dalle norme eterosessuali. Prendiamo, ad esempio, i ragionamenti intorno alla verginità. Un bottom, come una donna, "perde" la sua verginità, mentre un Top la "prende".

Il discorso eteronormativo ha sporcato il modo in cui gli uomini gay parlano di se stessi e della loro vita sessuale. Prendendo in prestito il modello delle relazioni eterosessuali che sostiene che l'uomo sia dominante, che lo sia il partner penetrativo, si stanno semplicemente riciclando strumenti che hanno tenuto le donne soggiogate per secoli. E' come se per alcuni uomini gay l'uomo ideale non sia affatto gay, ma un uomo etero che scopa con loro. L'omofobia interiorizzata che gira intorno a questo concetto riflette una società che stigmatizza l'effeminatezza. Piaccia o no, nel sostenere il maschile “straight-acting” Top come un ideale di ciò che significa essere un vero e attraente uomo, ci si è messi esattamente di fronte al modello di mascolinità che ha oppresso i gay per generazioni.

Secoli di politica di genere schiacciano i gay anche quando sono premuti contro il corpo nudo di un altro uomo. E' un qualcosa che dovrebbe smettere. Perché le idee eteronormative di chi ha potere a letto e di ciò che definisce un "vero" uomo dovrebbero governare la vita sessuale di tutti? Bisognerebbe riflettere sui propri desideri, su se si desidera essere Top o bottom o esplorare nuovi modi di raggiungere il piacere attraverso i ruoli.

Donne


Alla domanda riguardo Top e bottom nei rapporti tra due donne, la maggior parte delle persone risponde con affermazioni confuse del tipo "Allora una è il ragazzo e l'altra la ragazza."

Di solito la "Top" è la parte dominante, penetrativa rispetto alla parte sottomessa, ricettiva detta "bottom". Naturalmente queste definizioni sono di più complicata comprensione quando si parla di rapporti donna-donna che non hanno una diretta affinità col concetto di penetrazione.

I ruoli instauratisi nelle relazioni tra donne non necessariamente rientrano nelle dinamiche butch-femme. In realtà questa associazione serve solo ad affermare un ideale di mascolinità penetrante, quindi dominante. Le donne in realtà definiscono le proprie relazioni indipendentemente dagli uomini.

Alcune desiderano rinunciare del tutto ai ruoli, sostenendo che essi limitano la loro flessibilità e la portata dei rapporti queer. Quindi piuttosto che una identificazione con esse, si preferisce che le etichette vengano superate. La mancanza di specificità è propria della natura del pensiero queer, il cui appello è: queer enfatizza il desiderio individuale su sesso e genere. Un'altra chiusura mentale però è quella che prevede che tutte siano totalmente versatili, quando in tante sono ben felici di esternare le loro preferenze in questo gioco.

Molte ragazze si identificano con specifici ruoli durante i rapporti, "big spoon" o quella che mette il braccio intorno alle spalle dell'altra, segni che ci aiutano a capire diverse situazioni senza tuttavia assegnarle a delle categorie fisse. Ma quando si arriva alla descrizione delle dinamiche sessuali, coloro che dicono "sono Top", "sono bottom" sono decisamente una minoranza. E' più probabile sentir dire "sono power bottom", "sono soft Top" o "dipende dalla partner". E ciò è molto più veritiero per i rapporti tra donne visto che non c'è necessariamente un partner penetrativo, a meno che una delle due non utilizzi sex toys, quindi si è libere di definire i ruoli in qualsiasi momento e in qualsiasi modo durante il rapporto.

Mentre la maggior parte delle persone ritiene che Top e bottom siano ruoli ben distinti, in realtà questi termini riflettono una personalità da esternarsi a letto piuttosto che una essenziale identità. Non si pensa inerentemente al sesso "Questo è quello che dovrei fare o questo è quello che avrei dovuto fare" o "Questo è quello che sono". Si fa quello che fa stare bene in quel momento.

I ruoli sessuali sono solo uno dei modi in cui si può gestire il piacere e il potere nelle relazioni. Il piacere può essere l'avere la lingua di una donna tra le gambe che ti lecca fino a farti venire. E' l'assaggiare un'altra ragazza, ottenendo accesso a lei. Potenza è controllare il suo corpo, inchiodarla a terra mentre la sua pelle risponde a ogni tocco. E' il suo avanzare verso di noi, sapendo che ci vuole. Il piacere è avere il controllo o la volontà di perderlo completamente.

I ruoli di Top e bottom semplicemente spiegano questo dinamismo della vita sessuale. Essi non riflettono quanto si è. Variano a seconda del partner, dei livelli di esperienza, anche tutte le notti. Non si ha bisogno di un pene o di una precisa definizione per sapere ciò che qualcuno vuol dire quando si descrive come "super toppy". Ma ciò non la rende sicuramente un uomo.

domenica 1 aprile 2012

Un po' di scienza

Esiste una strana comune convinzione, che gli uomini gay si dividano in due gruppi: quelli che amano scopare e quelli che amano farsi scopare. Come se si faccia veramente molta fatica a staccarsi dall’idea che un rapporto sessuale si consumi tra due persone, una delle quali ha da infilare qualcosa in un’altra, che nei rapporti tra eterosessuali a ricevere sia necessariamente la donna e che non esistano altre varianti. L’equivoco poi viene ribaltato dal mondo eterosessuale (ma anche da una parte ‘tradizionalista di quello omosessuale) sulle dinamiche del sesso gay.

L'omosessualità non è una specie di surrogato dell'eterosessualità. I gay non sono "eterosessuali venuti male", così quando ci si innamora, non si cerca di creare una tragica imitazione di un rapporto uomo-donna. Non si cerca di essere quanto più vicini possibile alle persone etero e durante il sesso non c'è uno che fa finta di essere 'donna' mentre l'altro fa l''uomo'. Un uomo gay è attratto sentimentalmente e sessualmente da un uomo perché è un uomo. Nessuno dei due vuole essere donna, nessuno dei due vuole che l'altro sia donna. Questo è quello che significa l'omosessualità anche se, come sempre, la situazione è più complicata di come possa sembrare.

Non ci vogliono grandi doti mentali per rendersi conto che in quasi tutte le società l'eterosessualità è la cultura sessuale dominante. Non è una cosa necessariamente da biasimare o vedere come ingiusta, la maggioranza delle persone sono etero quindi l'eterosessualità diventa inevitabilmente una forza dominante, ma produce anche un certo numero di effetti che vanno considerati. Uno degli effetti più rilevanti è che risulta molto difficile guardare l'omosessualità in termini non eterosessuali. Anche se due uomini a letto possono godere di un'esperienza più ampia rispetto ad una coppia di sessi opposti (in realtà anche le coppie uomo-donna possono avere dinamiche sessuali assolutamente non convenzionali), ci sono uomini gay che ancora si assegnano un ruolo sessuale usando termini come 'top', 'bottom (o 'attivo', 'passivo', che hanno lo stesso significato) per descrivere se stessi.

Dall'esperienza pratica però la divisione tra i due ruoli è messa in dubbio. Pochissime persone sembrano essere attive al 100% e passive al 100%. La maggior parte delle persone sono versatili almeno in parte, ma hanno genericamente un ruolo in cui si trovano maggiormente a loro agio. Alcuni uomini gay però insistono a dirsi rigidamente una cosa o l'altra e il fatto che abbiano scelto proprio uno stereotipo che ricorda molto quello eterosessuale potrebbe portare a chiedersi quanto questo sia radicato nella nostra cultura e quali siano le motivazioni di questa scelta.

Considerando l’età media di un ruolo rispetto all’altro, si ricava che le persone che sostengono di essere esclusivamente passive sembrano avere una certa 'ansia da prestazione' o sono sessualmente inesperte, e pensano che cominciare sulla strada del bottom sia più facile. Sembra che ci siano motivazioni simili, ma diverse, per le persone che si dicono esclusivamente attive. Per alcuni è sintomo della difficoltà di venire a patti con il fatto stesso di essere gay (ancora adesso un sacco di uomini pensano che siccome non vengono mai penetrati, non possano essere considerati gay, anche se scelgono partner sessuali uomini e non donne). Ci sono anche persone condizionate dallo 'stigma' associato all'assunzione di un ruolo passivo (alcune persone vedono l'essere penetrate come incompatibile con l''essere uomo').

L'analisi fin qui è totalmente aneddotica, ma è apparso sul sito Scientific American un articolo, nel 2009, scritto da Jesse Bering della Queen University, il cui scopo principale era quello di fornire una panoramica, in base alle conoscenze scientifiche, di ciò che può esserci alle spalle dei ruoli sessuali assunti dagli uomini gay. Il pezzo è interessante anche se alcuni elementi a riguardo stonano.

Per iniziare, l'articolo assume un tono stranamente difensivo, come se scrivere sull'omosessualità sia qualcosa che necessita di essere giustificato. Il secondo paragrafo si apre in questo modo:

"Sono molto consapevole del fatto che alcuni lettori potrebbero pensare che questo tipo di articolo non è nello stile di questo sito. Ma la caratteristica importante di una buona scienza è che essa è amorale, obiettiva e non portata a soddisfare la corte dell'opinione pubblica. I dati non fanno rabbrividire, la gente si."

Vent’anni fa questo tipo di nervosismo non avrebbe stupito nessuno, nell'anno di pubblicazione dell'articolo appare un po' fuori luogo. A giudicare dai commenti che furono dati a caldo dopo la pubblicazione, le persone erano del tutto preparate a leggere informazioni sull'argomento su un sito scientifico. Si tiene comunque in considerazione che il campo di ricerca è in una fase iniziale e che non è sicuramente colpa dell'autore se non ci sono conclusioni definitive. Comunque, in generale, l'articolo non sembra essere stato accolto né con ostilità, né con imbarazzo.

Si parte da un documento del 2003, redatto da Trevor Hart, che rivela la cosa non particolarmente sorprendente che se chiedete ad un gruppo di uomini gay quale ruolo preferiscono tra top, bottom e versatile e poi chiedete loro di descrivervi i loro gusti sessuali a letto, i top saranno attivi, i bottom saranno passivi e i versatili entrambi. Non significa necessariamente che essi abbiano avuto esperienza in merito, semplicemente che si trovano a proprio agio pensando a quel determinato ruolo e a quel determinato tipo di attività sessuale. Per fortuna trovare questa informazione non era l'obiettivo principale della ricerca.

Lo studio è stato finanziato dal Centers for Disease Control degli Stati Uniti che stava cercando di stabilire se le etichette con cui questi uomini si auto-identificavano fossero in relazione con pratiche sessuali non sicure. Questo per la convinzione che gli uomini che si identificano come attivi siano meno propensi a praticare sesso sicuro rispetto agli uomini che si identificano come passivi, forse perché la trasmissione dell'HIV dal partner passivo a quello attivo è considerata meno probabile e quindi top che pratichino sesso non protetto sono soggetti a minori rischi personali. Lo studio ha evidenziato che non c'era nessuna chiara correlazione tra l'uso del preservativo e il ruolo sessuale dichiarato come preferito. Da notare che la ricerca si basa su un campione di persone diagnosticate come HIV positive, un gruppo cioè da cui ci si potrebbe aspettare un uso non rigoroso del preservativo prima della diagnosi rispetto alla maggior parte degli uomini gay.

Nonostante questo risultato negativo lo studio ha evidenziato altre correlazioni di per sé degne di nota. Ad esempio che gli uomini che si sono identificati come top avevano più difficoltà a descrivere se stessi come gay e avevano maggiore probabilità di aver avuto recenti incontri con donne. Questo risultato suggerisce che gli uomini che si descrivono come top hanno maggiori possibilità di essere bisessuali, ma la correlazione è complicata dal fatto rilevato che gli uomini che si definiscono come top sono anche più propensi ad ammettere sentimenti di auto-disgusto nei confronti delle loro attività o desideri omosessuali. Si potrebbe ricavare quindi che tali uomini fanno sesso anche con donne per bilanciare o mascherare questi sentimenti negativi nei confronti della propria sessualità. Si rileva anche che coloro che si descrivono come versatili sembrano godere di un senso di benessere psicologico maggiore rispetto a coloro che si definiscono esclusivamente passivi o attivi.

Hart ha anche scoperto che la distinzione tra top e bottom andava al di là della pratica anale. Ad esempio i bottom si sono rivelati più propensi a fare fellatio che a farsi fare fellatio. Un altro studio, condotto da David A Moskowitz, non solo ha confermato ciò, ma ha anche scoperto che i due ruoli sono da estendere anche a comportamenti più generali, sul piano della comunicazione ad esempio tra l'essere più assertivo o più aggressivo. Il successivo studio è stato realizzato da Matthew H McIntyre, riportato sulla rivista Archives of Sexual Behavior nel 2003. Un campione relativamente piccolo di uomini gay (44), ex studenti dell'Università di Harvard, hanno risposto ad un questionario in cui è stato chiesto loro di fornire una serie di dettagli circa infanzia, preferenze lavorative e preferenze sessuali. La tipologia di risposta è stata classificata tra lo stereotipo "femminile" e lo stereotipo "maschile". Si è rilevato che persone che hanno assunto comportamenti “femminili” durante la loro infanzia, più facilmente si sono orientati verso preferenze lavorative “femminili” e verso un ruolo passivo durante gli incontri sessuali. Analogamente persone che hanno assunto comportamenti “maschili” durante l'infanzia si sono orientati verso ruoli lavorativi da considerarsi “maschili” e verso un ruolo attivo durante il sesso.

Il modo stesso in cui certe ricerche sono state condotte, passando attraverso stereotipi di genere binario, sembra ribadire l'idea iniziale e cioè che l'omosessualità sia un surrogato dell'eterosessualità, che gli uomini gay vadano divisi in due categorie, coloro che 'agiscono come uomini' e a cui piace scopare, e coloro che 'agiscono come donne' e a cui piace farsi scopare. Ci sarebbero quindi sorprendenti somiglianze tra coppie omosessuali ed eterosessuali, ma ci sono anche molte ragioni per le quali essere cauti nel fare affidamento su certe conclusioni.

In primo luogo le associazioni risultato delle ricerche di McIntyre non sono quelle per le quali la sua ricerca era stata concepita. In secondo luogo, le persone coinvolte provenivano da un ambiente sociale molto ristretto, tutti avevano studiato alla prestigiosa (e costosa) Università di Harvard. I partecipanti a certi studi sono sempre volontari, naturalmente, ma in questo caso la risposta è stata molto ridotta: solo il 28,6% degli invitati a prendervi parte lo ha fatto. Quindi una larga parte di coloro che erano stati invitati a contribuire alla ricerca di McIntyre non erano felici di parteciparvi. Dato il disagio con l'idea molto diffusa che gli uomini gay si dividano tra virili e effeminati, è del tutto probabile che coloro che non pensano a se stessi in questi termini non abbiano interesse a partecipare a queste ricerche e questo potrebbe aver falsato i risultati di McIntyre. Inoltre l'età media dei partecipanti era piuttosto elevata (tra i 31 e i 76 anni) e ciò potrebbe aver avuto un certo impatto sulla loro propensione a definirsi in termini paradigmatici eterosessuali, ciò in quanto ormai sorpassate teorie sull'omosessualità tendevano a portare avanti un'idea secondo cui gli omosessuali erano semplicemente eterosessuali che avevano subito una deviazione dal 'normale' percorso dello sviluppo psicosessuale.

L'interesse primario di McIntyre però era quello di condurre una ricerca sui possibili collegamenti esistenti tra una misurazione fisica conosciuta come rapporto '2D:4D' e le preferenze di ruolo sessuale dell'ambiente gay maschile. Il rapporto 2D:4D è una misura standard della differenza di lunghezza tra il dito indice e l'anulare della mano, di preferenza quella destra. Uno studio del 1998 condotto da JT Manning e altri presso l'Università di Liverpool, ha portato a dire che gli uomini hanno, in media, un rapporto 2D:4D di 0,98 (il che significa che l'anulare è più lungo rispetto all'indice), mentre per le donne il rapporto medio è 1,0 (il che significa che le due dita hanno la stessa lunghezza). Lo stesso studio ci dice anche che per il 'maschio tipico' il rapporto 2D:4D (quindi il dito anulare relativamente più lungo) è collegato ad elevati livelli di testosterone, mentre nella 'femmina tipica' il rapporto 2D:4D (dito anulare relativamente più corto) è associato a più alti livelli di ormoni femminili, cosa riscontrata sia negli uomini che nelle donne. Gli autori suggeriscono (per ragioni relativamente complesse associate allo sviluppo fetale e alla genetica) che il rapporto 2D:4D rappresenti una misura indiretta dell'esposizione prenatale agli ormoni maschili e che questa esposizione precoce influenza la produzione degli ormoni sessuali negli adulti.

A seguito del lavoro di Manning, una serie di altri ricercatori si è interessata alla questione del rapporto 2D:4D rilevando che potrebbe essere in relazione a una serie di fattori comportamentali che si presume facciano riferimento a caratteristiche maschili e femminili. La più importante indagine condotta riguardo al rapporto 2D:4D riguarda l'orientamento sessuale. E' stata condotta da Rchard A Lippa, pubblicata nel 2003. Lippa non ha trovato una consistente correlazione per quanto riguarda le donne. Tra gli uomini invece Lippa ha rilevato che un più alto il rapporto 2D:4D (il risultato più 'femminile') è più comune tra gli uomini gay, mentre un rapporto più basso (il risultato più 'maschile') è più comune tra gli uomini eterosessuali. Lo studio sembra ben condotto, ma sempre da prendere con le pinze.

Innanzitutto Lippa richiama l'attenzione sul fatto che si parla di differenze veramente sottili e che va considerato il fattore etnico, fattore attraverso cui lui stesso si è assicurato che la correlazione fosse verificata. Ci sono studi precedenti a questo, inoltre, condotti in maniera molto meno organizzata ed estesa di quello condotto da Lippa, che dimostravano l'esatto contrario, cioè che il rapporto 2D:4D 'tipicamente maschile' fosse più comune tra gli uomini omosessuali che non tra gli eterosessuali. Resta comunque una correlazione tra il rapporto 2D:4D e i livelli ormonali prenatali o pre-parto e tra questi e l'orientamento sessuale degli adulti.

A questo punto lo studio di McIntyre si fa più interessante perché oltre a chiedere ai suoi volontari di compilare il questionario sulle loro caratteristiche comportamentali e le preferenze sessuali, egli ha chiesto anche di fornire una fotocopia della mano destra al fine di valutare il rapporto 2D:4D. I risultati hanno dimostrato che, tra la sua coorte di uomini gay, esclusivamente coloro che avevano un basso rapporto 2D:4D (quindi risultato 'tipicamente maschile') erano più propensi ad un ruolo sessuale passivo, mentre coloro con un più alto rapporto 2D:4D (risultato tipicamente ‘femminile') preferivano un ruolo sessuale attivo. Se gli uomini più 'tipicamente maschili' preferiscono ruoli passivi mentre i più 'tipicamente femminili' preferiscono ruoli attivi, allora anche se una minore esposizione agli ormoni maschili contribuisce a determinare che un uomo sarà gay, non determina le preferenze sessuali nel modo lineare in ci si potrebbe aspettare. In altre parole, la bigotta presunzione che gli uomini gay passivi siano 'a metà strada per essere donne' non è confermata scientificamente.

Per quanto questi risultati siano interessanti e per quanto la scienza non emetta giudizi morali ed è quindi neutra, il mondo in cui certe ricerche vengono discusse e progettate spesso non lo è. La maggior parte degli scienziati che indagano l'orientamento sessuale pensano in termini di ciò che 'causa' l'omosessualità piuttosto che di ciò che 'causa' l'eterosessualità. Quindi ciò riflette ancora la prevalenza numerica degli eterosessuali rispetto agli omosessuali ed è facile passare dai concetti di 'comune/non comune' a quelli di 'normale/non normale'. Quindi chi è incline a certe prospettive può approfittare di qualsiasi accenno a genetica e/o fisiologia per ricavarne una prova che gli consenta di considerare l'omosessualità come un handicap.

Attivisti sessuali sono molto preoccupati degli effetti negativi di questo tipo di ricerche. Vedono tutti gli sforzi per analizzare e spiegare la sessualità come tentativi di limitare la libertà personale. Certe categorie come 'gay' o 'etero' ormai mettono molti a disagio, esattamente come 'top' o 'bottom'. Si potrebbero semplicemente però lasciar sopravvivere certe categorie sociali, che pare restino valide, almeno su larga scala, ma non cercare troppo violentemente di incastrare i gusti sessuali di ognuno nelle scatole etichettate  con 'gay', 'etero' o 'bisex', anche considerando che i gusti sessuali cambiano nell'arco della vita. Inoltre l'associazione tra attributi 'femminili'e particolari preferenze sessuali proprio non regge, innanzitutto perché si continua a pensare al sesso gay in termini etero e poi perché si assume che certi comportamenti sessuali siano 'naturali' per gli uomini, mentre ce ne siano altri 'naturali' per le donne, senza pensare alla possibilità che qualcosa di così complesso, mutevole e multiforme come il comportamento sessuale umano non possa semplicemente essere espresso in termini così crudi e meccanicistici.

mercoledì 28 marzo 2012

Androginia

Uno dei fenomeni più sconcertanti riguardo ai disordini di genere è l'androginia, che è definita come la coesistenza di maschio e femmina in un solo individuo. L'androgino fisico viene indicato come un ermafrodito. Molti hanno erroneamente confuso l'androginia con la bisessualità che invece è una condizione psicologica.

Sono rari i casi di esseri umani nati con entrambi i sessi, maschile e femminile. Le stime rivelano un'incidenza dell'1% della popolazione.

Molte culture vedono l'androginia in senso mitico, di volta in volta desiderata e temuta. Ad esempio, secondo l'Enciclopedia Britannica Macropedia, la tribù dei Dogon africani seguono un mito della creazione secondo cui l'androginia viene vista come un segno di perfezione divina.

Secondo i greci i sessi sarebbero stati creati insieme e poi divisi come descritto da Platone nel "Simposio". In esso viene descritto Aristofane, caratterizzato come due esseri in uno, successivamente diviso in due metà da Zeus. Ciascuna delle metà si presentava in forma globulare, con schiena e fianchi rotondi, quattro braccia e quattro gambe, due facce ma una sola testa, su un collo cilindrico, una faccia su un lato e una sull'altro, quattro orecchie e così via con tutte le parti abbinate.

Va inoltre notato che molte divinità di numerose culture erano androgine. Il dio Indù Shiva viene spesso raffigurato come mezzo donna e mezzo uomo. Inoltre, entrambe gli ormoni maschili e femminili sono presenti in entrambi i sessi.



Questo articolo spiegherà l'origine e lo scopo dell'androginia in conformità al modello e al piano di Elohim che vede maschile e femminile dentro ogni individuo. La scienza moderna è stata in grado di spiegare perché esiste questo fenomeno. Si mostrerà anche che l'androginia simboleggia un principio spirituale che si riflette su tre diversi piani: fisico, psicologico e spirituale.

La cosa importante da capire è che tutti gli esseri umani sono androgini in riferimento alle proprie anime e c'è una componente psicologica androgena che noi tutti possiamo sviluppare se desideriamo crescere a livello spirituale.

In breve, Adamo “con Eva in sé” è il modello per tutti noi, per la nostra anima che è donna e che sta dando alla luce l'uomo-bambino Yahshua. Infine, questo articolo spiegherà come diverse culture hanno affrontato l'androginia.



Nella maggior parte delle culture, la visione dominante sul genere è quella di vedere in un individuo maschio o femmina, non entrambi. Questa è l'interpretazione tipica, soprattutto nelle culture occidentali, secondo la tradizione giudaico-cristiana, che è "arbitro" del "naturale" comportamento degli esseri umani.

Ora, ogni possibilità del genere umano diverso da quello maschile e femminile, secondo questa mentalità, è considerata anormale. Così, nascere come androgeno in queste culture era considerato anormale. Un bambino che nascesse con entrambi i sessi doveva far fronte a numerosi problemi. Crescere e svilupparsi era il primo problema. Ma quello principale era il dover vivere in una società che ha un proprio insieme di valori e norme dove ogni individuo o è maschio o è femmina.

La maggior parte delle culture provocavano un tale shock ai genitori del bambino, che in passato, soprattutto in Europa, questi venivano lasciati alle chiese.

Vedremo anche che in alcune culture l'androginia era vista come cattivo presagio e i bambini venivano di solito uccisi, questo soprattutto in culture con un alto grado di superstizione.

L'ironia di questa situazione è l'ignoranza profonda che l'umanità, e soprattutto i cristiani, hanno dimostrato di avere, anche riguardo alle proprie stesse scritture. Il rifiuto dell'androginia mostra che essi non ne hanno alcuna comprensione. Se i cristiani avessero capito il concetto di Adamo, ed Eva in lui (Gn 1,27), allora avrebbero trattato l'androginia con amore spiegandosi lo scopo per cui fosse stata creata.

La scienza non può motivare la nascita di esseri umani di entrambe i sessi, ma può spiegare l'androginia in termini di alcune anomalie nei cromosomi sessuali maschili e femminili. Molte persone credono che gli androgini siano scherzi della natura.

Ma non ci sono errori possibili nella creazione di Elohim. In effetti, come può una creatura dalla comprensione molto limitata sulla creazione, dire qualcosa riguardo a quanto non comprende dell’opera del suo Creatore? Né scienza né uomo potranno mai capire questo fenomeno perché rifiutano l'esistenza dello Spirito e dei principi che sono all'interno della Bibbia. L'androginia fisica è un riflesso dell'androginia spirituale (Rom. 1:19-20) o come la "Legge di Corrispondenza" dice: "come sopra così sotto".



Un annosa questione su cui gli uomini hanno sempre dibattuto: è nato prima l'uovo o la gallina? Allo stesso modo: quale dei due sessi è arrivato prima? Molti credono fosse l'uomo. La verità sulla questione è che Adamo è stato creato con entrambe i sessi, maschio e femmina, poi la donna è stata tolta da Adamo (Gn 2,22-23).

Ciò che non deve essere dimenticato è che Adamo è stato creato a immagine e somiglianza di Elohim, il Creatore. Ciò significa che il corpo umano manifesta molti degli attributi spirituali del corpo spirituale di Elohim.

Il corpo spirituale di Elohim è sia maschile che femminile in linea di principio, quindi il corpo di Adamo doveva necessariamente riflettere questo. In sostanza il corpo spirituale di Elohim è costituito da nove attributi quali intelligenza, saggezza, conoscenza, amore, bellezza, giustizia, fondazione, potenza e forza. In realtà ognuno di questi attributi è sia maschile che femminile.

Ciò significa che tutti gli attributi spirituali hanno sia una parte femminile che una maschile. Ad esempio, l'intelligenza e la saggezza hanno un genere. Solomon si riferisce a ciò quando vi assegna un genere femminile. Scrive: "La sapienza non grida ella? E l’intelligenza non fa ella udire la sua voce?" (Pro. 8:1).

Il lato maschile dell'intelligenza e della saggezza è la logica e il pensiero critico, mentre il lato femminile è più intuitivo e premuroso. Entrambi sono necessari per il processo creativo. Non vi è alcun dominio di uno degli elementi sull'altro, perché entrambi sono uguali o esistono come re e regina. Chiaramente questo è un modello di perfezione o di androginia ed è l'equilibrio del principio che racchiude in sé maschile e femminile.

Ora i sessi sono stati separati di modo che l'umanità possa comprendere il funzionamento dei principi e delle caratteristiche che Elohim, il Creatore, che è spirito, possiede (Gv. 4:24). Senza le due controparti maschile e femminile, non c'è modo di capire il funzionamento dell'invisibile, dello spirituale e del processo creativo del concepimento. Da questi opposti, maschile e femminile, viene creata una nuova creatura. Molte delle antiche scuole greche compresero l'importanza degli opposti.

Ma è stato solo negli ultimi duecento anni che la filosofia ha messo in evidenza l'importanza di questi opposti in ogni processo creativo. Il filosofo tedesco Friedrich Hegel (1770-1831) sviluppò una filosofia chiamata appunto hegelismo. Questa filosofia afferma che ogni idea esistente di fatto appartiene a una mente che tutto abbraccia, in cui ogni idea e situazione (tesi) evoca il suo opposto (antitesi) e questi due risultati racchiusi in un insieme unitario (sintesi) diventano una nuova tesi.



In alcune culture gli androgini sono stati uccisi a causa della superstizione. In Androgyny The Opposites Within, libro di June Singe, si cita Mircea Eliade che ha sottolineato la difficile situazione dell'androginia "... se il bambino mostrava alla nascita segni di ermafroditismo, esso veniva ucciso dei genitori. In altre parole l'anatomia ermafrodita era considerata un'aberrazione della natura o un segno della collera degli dei..." (p.14). In queste culture l'androginia non ha dovuto subire il disprezzo e l'ostracismo della società, proprio perché gli esponenti sono stati uccisi. Questo a ulteriore prova della mancanza di comprensione e dell'ignoranza.

In Isrlaele non c'erano leggi che hanno affrontato il tema dell'androginia. Con tutta probabilità però ci sono stati dei nati tra gli israeliti. Il problema dell'androginia in Israele doveva essere quello che essi non sarebbero stati in grado di riprodursi con prole.

Questo con ogni probabilità avrebbe impedito loro di sposarsi. Era molto importante per Israele, in particolare per i maschi, avere un seme in Israele. Se il marito fosse deceduto prima di avere un figlio, era dovere del fratello prendere sua moglie e metterla incinta in nome della sua stirpe (Deu. 25:5-6).

Il modo in cui Israele si è comportato nei confronti dell'androginia può essere paragonato al modo in cui si è comportato nei confronti degli eunuchi. Mosè scrisse: "Colui che è ferito nelle pietre, o ha il membro tagliato, non deve entrare nella congregazione del Signore" (Deu. 23:01, vedi Isaia 56:3-5). Possibile comunque che, proprio come gli eunuchi, essi servissero altre funzioni.

Ci sono molti casi documentati nella storia che rivelano la condizione dell'androginia. F. Gonzales-Crussi nel suo libro Three Forms of Sudden Death ha scritto un capitolo sull' "Indifferenziazione sessuale" dove discute la situazione di Marguerite Malaure, un androgeno, cresciuto come una ragazza. Nata nel 1655 in Francia, i genitori l'hanno ceduta alla chiesa cattolica romana perché venisse cresciuta ed educata come orfana. Venne messa al servizio di una donna molto importante come cameriera. Purtroppo Marguerite si ammalò e venne trasportata semicosciente all'ospedale di Tolosa.

Il dottore rimase scioccato nello scoprire che Marguerite non era una femmina, poiché aveva entrambi gli organi sessuali. Marguerite aveva vissuto 31 anni come donna. I medici, dopo averla esaminata, pensarono che fosse maggiormente orientata verso una scelta maschile. Le autorità civili chiesero che non si vestisse come donna ma che apparisse come uomo. La gente della città, nella loro ignoranza e superstizione, costantemente la insultarono e umiliarono mentre procedeva per le strade.

Lasciò la città di Tolosa e andò a Bordeaux, dove ancora una volta venne scoperta e arrestata. Il giudice chiese di cambiare il suo nome in uno maschile e che indossasse sempre abiti maschili. Se non si fosse conformata alle disposizioni, sarebbe stata frustata. Divenne indigente da quando aveva preso a lavorare come domestica e per tale ragione venne radiata da questa professione.

Essendo costantemente perseguitata dalle persone della città, andò a Parigi in cerca di due chirurghi di fama, che pensava di contattare per un intervento chirurgico che rimediasse alla sua situazione. Ottenne di potersi presentare davanti al re e la sua situazione venne esaminata. Dopo aver valutato tutte le prove, la commissione decise che era una donna. La vita di Marguerite è stata un inferno a causa dell'ignoranza e della superstizione delle masse, della chiesa e dei medici. Il suo è stato un famoso e purtroppo tipico caso di androginia.



Molte culture nel corso della storia dell'umanità hanno inteso l'androginia in doppia forma: fisica e mitica. Spesso l'androginia fisica è stata vista come un cattivo presagio degli dei, ma si è arrivati a comprendere che l'androginia mitica fosse un modello ideale cui l'uomo dovrebbe sforzarsi di anelare. Mircea Eliade nel suo libro Mephistophele Androgini, citato anche da June Singer nel suo Androgyny, afferma "... l'ermafrodito rappresenta nell'antichità una condizione ideale che gli uomini hanno cercato di raggiungere con mezzi spirituali e riti...".

Questo punto di vista è confermato anche nel rinascimento europeo, nel il sito internet intitolato "Hermaphrodites: Gender Transgression, or Gender Transcendence?" viene precisato: "L'ermafrodito rinascimentale non era affatto necessariamente clinicamente androgino, ma piuttosto un fenomeno figurativo più che letterale e fisico: l'unione, sia perversa che divina, dei due sessi".



In realtà, androgini o ermafroditi sono concetti da ampliarsi su tre livelli: fisico, psicologico, spirituale. Ora gran parte di questo articolo si indirizza all'androginia fisica ma il lettore deve tener presente che l'androginia fisica è solo un riflesso fisico dello stesso principio spirituale.

In molti oggi stanno affrontando l'androginia psicologica nel loro tentativo di integrarsi nel proprio complesso. Questo è un risultato che riguarda entrambi i sessi, maschi e femmine, e sta nel rendersi conto che ognuno ha caratteristiche psicologiche del sesso opposto che non sono pienamente sviluppate perché la società ha definito quale ruolo deve essere attribuito alle donne e quale agli uomini e le caratteristiche che ognuno deve manifestare. Ad esempio, June Singer sottolinea nel suo libro, che se si chiede ad un gruppo di persone di elencare alcune caratteristiche di maschi e femmine, molti darebbero il seguente elenco di attributi:

Maschio            Femmina

Aggressività       Passività
Dominio            Sottomissione
Durezza             Dolcezza
Logica               Intuitività

June Singer spiega le implicazione dell'androginia psicologica come segue: "L'androginia affronta il problema notando che il primo vero cambiamento inizia all'interno della struttura psichica dell'individuo... i cambiamenti generati dall'androginia sono soprattutto di natura intrapsichica. L'androginia accetta consapevolmente l'interazione degli aspetti maschili e femminili della psiche individuale. Uno è il complemento dell'altro, nello stesso modo in cui il principio attivo, dello sperma, è il complemento del principio passivo, dell'ovulo in attesa di concepimento. I due principi così combinati nell'individuo, cioè la natura attiva e passiva, coesistono tutto l'arco della vita." E' abbastanza evidente che per maschi e femmine, al fine di maturare, c'è bisogno di sviluppare attributi del sesso opposto. Ad esempio, gli uomini stanno cominciando a saggiare il vantaggio dell'intuitività femminile e vogliono sviluppare questo attributo. Le donne vedono un vantaggio nella logica maschile e si sforzano di sviluppare questo attributo. Così noi tutti diventiamo psicologicamente androgini.

Infine, la maggior parte delle persone prive di una comprensione spirituale percepiscono maschio e femmina in senso letterale. Questo impedisce loro di vedere la realtà spirituale dell'androginia. E' la componente spirituale dell'androginia quella che tutti dovremmo cercare per avere la vita eterna. Tutti infatti sanno che è necessario il principio maschile e quello femminile per la nascita della vita.




By Dr. Lee Warren, B.A., D.D. (c) 1999 PLIM REPORT, Vol. 8 #3
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