Uomini
"Allora... chi di voi è l'uomo e chi la donna?"
Domanda odiosa che merita solo una risposta: "Siamo entrambi uomini e allora?"
E' una questione che ha perseguitato i gay dalla Liberazione. Per coloro che non hanno familiarità con la complessità della sessualità maschile gay, soprattutto quando si parla di sesso anale, è facile ridurre i ruoli gay maschili a qualcosa di familiare. Tuttavia il ridurre il tutto al binarismo maschio-femmina con dinamiche di Top-bottom è problematico.
Prima di tutto i gay non sono uomini e donne, maschi e femmine. Sono uomini che amano uomini, ecco perché sono gay! L'ipotesi che tutte le coppie di amanti debbano rispettare l'eteronormatività di un uomo e una donna sostiene l'idea che il rapporto vaginale sia l'unico modo per le persone di fare sesso. Supporta inoltre anche l'ingiusta ipotesi che la virilità e la mascolinità determinano la parte dominante nelle relazioni.
Rifacciamoci al vocabolario usato comunemente quando si parla di sesso gay. "Top", partner penetrativo, e "bottom", partner ricettivo. Come accade per altri aspetti che riguardano genere e sessualità, molti uomini gay ricadono su uno spettro più ampio, e questi sono i cosiddetti "versatili". Ci sono alcuni uomini, i cosiddetti "strict tops" o "power bottom" ben lieti invece di rappresentare le estremità di questo spettro. Ma presumere che ci siano solo due tipi di uomini è assurdo.
Questo assunto riflette la politica secondo cui chi penetra è maschile e dominante. Non è raro sentire gay lanciarsi insulti in base alle loro inclinazioni da "bottom". Rivolgersi a qualcuno con "power bottom" o "bossy bottom" come insulto implica che in qualche modo i bottom siano considerati inferiori, secondo la convinzione che "essere trattati come una donna" sia qualcosa di umiliante.
Sotto questa gerarchia Top-bottom c'è la realtà, che la vita sessuale degli uomini gay è troppo delineata dalle norme eterosessuali. Prendiamo, ad esempio, i ragionamenti intorno alla verginità. Un bottom, come una donna, "perde" la sua verginità, mentre un Top la "prende".
Il discorso eteronormativo ha sporcato il modo in cui gli uomini gay parlano di se stessi e della loro vita sessuale. Prendendo in prestito il modello delle relazioni eterosessuali che sostiene che l'uomo sia dominante, che lo sia il partner penetrativo, si stanno semplicemente riciclando strumenti che hanno tenuto le donne soggiogate per secoli. E' come se per alcuni uomini gay l'uomo ideale non sia affatto gay, ma un uomo etero che scopa con loro. L'omofobia interiorizzata che gira intorno a questo concetto riflette una società che stigmatizza l'effeminatezza. Piaccia o no, nel sostenere il maschile “straight-acting” Top come un ideale di ciò che significa essere un vero e attraente uomo, ci si è messi esattamente di fronte al modello di mascolinità che ha oppresso i gay per generazioni.
Secoli di politica di genere schiacciano i gay anche quando sono premuti contro il corpo nudo di un altro uomo. E' un qualcosa che dovrebbe smettere. Perché le idee eteronormative di chi ha potere a letto e di ciò che definisce un "vero" uomo dovrebbero governare la vita sessuale di tutti? Bisognerebbe riflettere sui propri desideri, su se si desidera essere Top o bottom o esplorare nuovi modi di raggiungere il piacere attraverso i ruoli.
Donne
Alla domanda riguardo Top e bottom nei rapporti tra due donne, la maggior parte delle persone risponde con affermazioni confuse del tipo "Allora una è il ragazzo e l'altra la ragazza."
Di solito la "Top" è la parte dominante, penetrativa rispetto alla parte sottomessa, ricettiva detta "bottom". Naturalmente queste definizioni sono di più complicata comprensione quando si parla di rapporti donna-donna che non hanno una diretta affinità col concetto di penetrazione.
I ruoli instauratisi nelle relazioni tra donne non necessariamente rientrano nelle dinamiche butch-femme. In realtà questa associazione serve solo ad affermare un ideale di mascolinità penetrante, quindi dominante. Le donne in realtà definiscono le proprie relazioni indipendentemente dagli uomini.
Alcune desiderano rinunciare del tutto ai ruoli, sostenendo che essi limitano la loro flessibilità e la portata dei rapporti queer. Quindi piuttosto che una identificazione con esse, si preferisce che le etichette vengano superate. La mancanza di specificità è propria della natura del pensiero queer, il cui appello è: queer enfatizza il desiderio individuale su sesso e genere. Un'altra chiusura mentale però è quella che prevede che tutte siano totalmente versatili, quando in tante sono ben felici di esternare le loro preferenze in questo gioco.
Molte ragazze si identificano con specifici ruoli durante i rapporti, "big spoon" o quella che mette il braccio intorno alle spalle dell'altra, segni che ci aiutano a capire diverse situazioni senza tuttavia assegnarle a delle categorie fisse. Ma quando si arriva alla descrizione delle dinamiche sessuali, coloro che dicono "sono Top", "sono bottom" sono decisamente una minoranza. E' più probabile sentir dire "sono power bottom", "sono soft Top" o "dipende dalla partner". E ciò è molto più veritiero per i rapporti tra donne visto che non c'è necessariamente un partner penetrativo, a meno che una delle due non utilizzi sex toys, quindi si è libere di definire i ruoli in qualsiasi momento e in qualsiasi modo durante il rapporto.
Mentre la maggior parte delle persone ritiene che Top e bottom siano ruoli ben distinti, in realtà questi termini riflettono una personalità da esternarsi a letto piuttosto che una essenziale identità. Non si pensa inerentemente al sesso "Questo è quello che dovrei fare o questo è quello che avrei dovuto fare" o "Questo è quello che sono". Si fa quello che fa stare bene in quel momento.
I ruoli sessuali sono solo uno dei modi in cui si può gestire il piacere e il potere nelle relazioni. Il piacere può essere l'avere la lingua di una donna tra le gambe che ti lecca fino a farti venire. E' l'assaggiare un'altra ragazza, ottenendo accesso a lei. Potenza è controllare il suo corpo, inchiodarla a terra mentre la sua pelle risponde a ogni tocco. E' il suo avanzare verso di noi, sapendo che ci vuole. Il piacere è avere il controllo o la volontà di perderlo completamente.
I ruoli di Top e bottom semplicemente spiegano questo dinamismo della vita sessuale. Essi non riflettono quanto si è. Variano a seconda del partner, dei livelli di esperienza, anche tutte le notti. Non si ha bisogno di un pene o di una precisa definizione per sapere ciò che qualcuno vuol dire quando si descrive come "super toppy". Ma ciò non la rende sicuramente un uomo.
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martedì 10 aprile 2012
Ancora ruoli
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domenica 18 marzo 2012
Cinque cose che gli etero possono fare per me
Cinque cose che le persone etero possono fare le persone gay.
Guarda film e spettacoli queer, vai ai club queer e fai cose queer.
Guarda film e spettacoli queer, vai ai club queer e fai cose queer.
Uno dei mie compagni di stanza al college (un ragazzo etero)
mi vide guardare un episodio di Queer As Folk nel nostro salotto un giorno e si
unì a me. Un gesto molto piccolo ma che porto ancora nei miei ricordi. E' anche
bello quando la gente etero guarda film queer per conto proprio. I miei amici
etero sono anche sul punto di venire alle feste, quelle frequentate per lo più
da gente queer, o venire con me ad un bar queer (quante volte voi queer andate
ai bar etero?) o partecipare ad eventi come il Pride.
Arrabbiati per le ingiustizie nei riguardi delle persone
LGBT.
In più occasioni ho sentito i miei compagni di stanza
cominciare ad urlare indignati davanti al proprio computer dalle loro camere
perché hanno letto notizia di eventi anti-gay o anti-trans. Poi prendono su e
ne parlano presso le scuole dove insegnano o sul luogo di lavoro. Educano i
propri amici e lasciano commenti su blog e articoli.
Educati.
Leggi libri, riviste, blog, articoli e ricerche
scientifiche. Guarda programmi TV e film e interviste su YouTube. Partecipa a
discussioni e conferenze. Ci sono mille modi con cui si può assumere cultura.
Parla con persone queer che si rendano disponibili a questo, ciò può far parte
del tuo processo di crescita.
Prendi una posizione.
Molti miei amici hanno partecipato alla Seven Straight
Nights for Equal Rights in New York City mettendo su uno stand per
l'uguaglianza dei diritti. Altri amici hanno trovato un loro modo per prendere
una posizione. Con la volontà di farlo chiunque trova il suo modo per portare avanti
il suo contributo.
Scusati & Ripara
Anche con me i miei amici etero hanno fatto o detto cose che
hanno fatto male, a volte. Ma essi continuano ad essere forti anche nelle
reazioni ai propri errori. Si scusano, ma non copiosamente. Non chiedono che li
conforti per farli sentire Ok nonostante il loro errore. Non usano la loro
storia precedente per scusarsi. Si scusano con sincerità e rapidamente
correggendo il loro comportamento in futuro. Al momento può sembrare cosa
difficile ma in realtà è abbastanza semplice.
By B. G. Murphy
sabato 17 marzo 2012
Sette cose di cui non ho bisogno dalle persone etero
Sette cose sulle quali gli etero possono risparmiare fiato
nei confronti di una persona gay. By B. G. Murphy.
Hai mai pensato di...
Si, ci ho pensato. Questa è la mia vita. Ho pensato a tutto
e a tutto quanto tu possa immaginare. Probabilmente ogni giorno. Possibilmente
più volte al giorno. Sono sicuro che tu stia cercando di essere utile ma la
cosa migliore che tu possa fare è ascoltarmi e avere fiducia in me.
Ho un amico gay e lui...
Se hai un amico gay al quale piace quando viene chiamato
frocio o fai battute sulle sue abitudini a letto, dovrò fidarmi del tuo
rapporto con quella persona. Io non sono quella persona. Il tuo amico gay non è
la carta Esci Gratis di Prigione per le cose sgradevoli e/o problematiche che
dici e fai. E forse il tuo amico gay semplicemente non vuole combattere contro
la tua ignoranza nel tentativo di esserti amico. Prenditi un momento per
considerare che potresti non sapere tutto del tuo amico gay.
Andiamo tutti d'accordo...
Gridare all'ingiustizia non è più offensivo dell'ingiustizia
stessa. Vedo un sacco di razzismo in giro. In qualche modo "razzista"
è una brutta parola e descrivere qualcosa come razzista è peggio dell'atto in
sé. Non accontentatevi di questo. Non ditemi che sono troppo arrabbiato o che
dovrei essere paziente o che sto provocando polemiche o che ho bisogno di
mettere le persone a disagio. E' facile dire "Non è un grosso
problema" o "Andiamo tutti d'accordo". Non cercate di cambiare
il mio disagio dicendomi come comportarmi, eliminate il mio disagio eliminando
il problema.
I gay sono come gli etero...
Non ho bisogno che normalizziate la mia esperienza. Per
molti versi sono come gli etero: mangio, ho delle relazioni, un lavoro. Per
altri versi sono molto diverso: le relazioni sono intrinsecamente difficili e
quindi devo essere intenzionato su esse, la mia fede/religione/spiritualità è
messa in discussione quotidianamente e quindi la vivo intimamente, non assumo i
ruoli di genere come scontati, sono grato di una famiglia di origine e di
un'altra famiglia che mi sono scelto. Essere queer è un aspetto della mia
identità e vorrei che non ti soffermassi solo su esso, ho bisogno che tu
capisca che è un aspetto della mia identità che viene oppresso, tutto qui.
Il gay è il nuovo negro.
No, non lo è. Il negro è ancora negro. Il razzismo, l'omofobia
e la transfobia sono questioni di giustizia sociale, ma il gay non è il nuovo
negro. Ci sono sovrapposizioni e ci sono distinzioni. So che hai buone
intenzioni, ma questo concetto è più problematico di quanto sia utile.
I gay sono monogami / vanno in chiesa / si sposano / fanno
il militare / pagano le tasse e quindi meritano tutti i diritti...
Il tuo concetto di uguaglianza e umanità non può essere
contingente all'essere conforme a degli standard. Dammi l'uguaglianza e la
giustizia perché tutti gli esseri umani la meritano e non perché devo essere a
posto. E poi anche i queer che non sono monogami, non vanno in chiesa, non si
sposano, non fanno il militare e non pagano le tasse meritano giustizia.
Dobbiamo amare i gay perché non hanno scelto di essere gay,
perché qualcuno dovrebbe scegliere di essere gay?
La professoressa Julie Kip dell'Hope College ha espresso ciò
splendidamente quando ha detto "Lei non ha bisogno del tuo amore, ha
bisogno della tua giustizia" Non avere pietà di me ma sii orgoglioso di
me.
domenica 19 febbraio 2012
Teoria queer - parte 1/2
Dall'inizio degli anni '90, il termine 'queer' è stato utilizzato per rappresentare un movimento di opposizione ai comuni modelli sessuali, di genere e riguardanti la sessualità. Anche se questo uso del termine 'queer' procede verso un'assegnazione di nuovi valori ad un termine nato in un contesto di abusi omofobici, persiste un importante senso in qui 'queer' mantiene, anche in una mutata circostanza, la sua carica originaria di vergogna. Nonostante la sua breve storia, l'accellerato uso di 'queer' quale termine critico dimostra il significativo impatto che hanno avuto sulla formazione culturale di genere, identità sessuali e sulle pratiche, l'attivismo e i circoli accademici.
Il termine 'queer' è necessariamente indeterminato, assumendo diversi, e talvolta contraddittori, significati. Spesso viene usato come sinonimo di lesbiche o gay, per i quali diventa una comoda scorciatoia. Altre volte si riferisce ad una distinzione generazionale tra lesbiche e gay vecchio stile e quelli che ne sono fuoriusciti dando vita a nuovi movimenti. Ancora può rappresentare un'insieme di identità sessuali nonnormative, molto concettuali in realtà, che includano lesbiche, gay, bisessuali e transgender. In altri contesti denota non una identità in quanto tale ma l'adozione di una critica distanza da quelle che sono le categorie di identità della moderna sessualità, in particolare, dalla politica di identità centrali tipica delle comunità gay e lesbiche: "Invece di teorizzare queer in termini di opposizione alle identità politiche, è più esatto rappresentarlo come una incessante interrogarsi sui presupposti di identità e i loro effetti" (Jagose). Questo ultimo significato è quello adottato dagli studi in ambito queer, che usano il termine per portare l'attenzione su varie incoerenze nei rapporti apparentemente stabili e causali tra sesso, genere e desiderio sessuale.
Forse la più importante, certamente la più rispettabile, utilizzazione di queer si ritrova nel suo frequente accoppiamento con la sua teoria. Teresa de Laurentis, un accademico e critico teorico, ha coniato la frase "teoria queer". Nel 1991 pubblicò un articolo su una rivista di cultura femminista intitolato "Teoria queer: sessualità lesbica e gay". Nello spiegare il suo uso del termine, de Laurentis indica almeno tre punti critici e interlacciati: il rifiuto dell'eterosessualità come punto di riferimento di tutte le formazioni sessuali; un'attenzione sul genere capace di interrogare l'assunzione frequente che studi in ambito gay e lesbico siano un solo omogeneo progetto; e il ribadire l'esistenza di molteplici modi in cui i generi predominanti hanno condizionato la soggettività sessuale. De Laurentis suggerisce che questa triplice critica possa essere redatta all'interno della teoria queer rendendo possibile "reinventare e riformulare i termini della nostra sessualità, costruire un nuovo orizzonte discorsivo, un nuovo modo di pensare la sessualità" (de Laurentis).
E' importante ricordare l'elaborazione speculativa con cui de Laurentis ha coniato il termine dal momento che la rapida istituzionalizzazione della teoria queer tende a nascondere il fatto che, in quanto essa abbraccia un insieme non sistematico di principi, non ha un unico fondamento logico o un carattere coerente, non si tratta di una teoria a tutti gli effetti. In ogni caso il rifiuto della teoria queer di specificare se stessa è stato ampiamente riconosciuto come uno dei suoi punti di forza tattici. Resistendo a definire se stessa in relazione a qualsiasi contenuto materiale specifico, la teoria queer potrebbe essere pensata come "una zona di possibilità in cui la realizzazione del soggetto può sperimentarsi diversamente" (Edelman). L'opposizione queer alla norma è una delle sue caratteristiche fondamentali, ha il potenziale di inventare se stessa all'infinito, qualunque sia la riformulazione delle conoscenze che costituiscano la base per la comprensione della sessualità.
Non è possibile tracciare una cronologia storica della teoria queer senza forzarne la molteplicità di origini e influenze. Una singola, lineare narrazione incontra una certa difficoltà a catturare il senso delle energie a volte rudimentali dei vari interventi politici e accademici che ne hanno reso possibile la nascita, considerata necessaria e forse addirittura inevitabile. Il rischio di raccontare la storia della teoria queer come se fosse l'ultima svolta critica agli studi sulla sessualità, è quello che le forze vitali che contribuiscono alla teoria siano ridotti a concetti superati, anacronistici o irrilevanti. Resta importante raccontare la nascita della teoria queer invece in termini di critica nei confronti di vari contesti culturali, incluso il femminismo, i movimenti radicali di gente di colore, il movimento lesbico e gay, varie sottoculture su pratiche sessuali come il sadomasochismo o lo stile butch-femme, il post-strutturalismo, il postcolonialismo e l'attivismo legato all'AIDS.
Per esempio, le strategie messe a punto in relazione all'attivismo negli anni '80 e '90 riformularono molte conoscenze assiomatiche della sessualità in modi che furono significanti per lo sviluppo parallelo della teoria queer. Di fronte alle risposte omofobiche governative alla crisi sanitaria (in particolare nel Nord America), gli attivisti lavorarono per contestare le dominanti rappresentazioni dell'HIV/AIDS come malattia gay e per sviluppare e fornire programmi di formazione sul sesso sicuro ad una popolazione dispersa senza una comune identità sessuale. Nel contesto dell'attivismo legato all'AIDS, significati comuni riguardo a conoscenza, potere, identità e comunità furono radicalmente riveduti in modo da coincidere con la denaturalizzazione della sessualità tipica della teoria queer. I progressi nell'educazione al sesso sicuro spostarono l'attenzione dal concetto di popolazione a rischio a quella di pratica a rischio, riconvertendo la sessualità meno in termini di identità sessuale e più in termini di atti sessuali e consentendo significative discrepanze tra l'essere sessuale e le sue pratiche. Inoltre alcune caratteristiche dell'attivismo legato all'AIDS come la decentralizzazione, la messa a punto di azioni costruite ad hoc e dirette, portarono ad una coalizione piuttosto che ad una politica separatista e ciò permise di considerare l'identificazione in termini di affinità piuttosto che di essenza. Così l'urgente negoziazione su epidemiologia, sanità pubblica e ricerca scientifica causarono un'implicita contestazione della comune rappresentazione dell'AIDS dimostrando che la sessualità è un importante punto nodale nella rete del potere e della sua opposizione.
Un'altro modo in cui l'attivismo politico ha storicamente influenzato la teoria queer può essere visto nelle influenti critiche alle identità politiche che sono tradizionalmente alla base di movimenti sociali di sinistra. A questo proposito, la critica queer all'identità di lesbiche e gay si svolge in un contesto più ampio che comprende anche, ad esempio, problematizzazioni postcoloniali di "razza" e problematizzazioni riguardanti il "genere" come categoria fondante del femminismo. Una delle critiche più importanti rivolte alla politica lesbica e gay si riferisce al suo insistere sull'orientamento sessuale come il più importante indice di identità personale e la sua conseguente incapacità di contestualizzare la sessualità all'interno di una rete di relazioni produttrici di molteplici e conflittuali effetti identitari. Uomini e donne di colore radicali, per esempio, hanno sottolineato che il modello di identità politica dei movimenti gay e lesbici ha relegato ogni analisi di razza ed etnia ad un piano secondario rispetto alla sessualità. Esponendo sia il razzismo palese che occulto nelle tradizionali comunità lesbiche e gay, hanno sostenuto l'importanza di riflettere sugli inestricabili modi in cui la razza influisce sulla sessualità e viceversa, un punto di vista che continua ad alimentare e sfidare la teorizzazione queer.
Nella misura in cui si presume che la sessualità sia determinata principalmente o unicamente dal genere che ogni soggetto sessuale sceglie, politiche identitarie lesbiche e gay hanno legittimato il sistema predominante di classificazione sessuale e la sua incondizionata dipendenza dalle mercificate categorie di eterosessualità e omosessualità. Questo modello è stato contestato dalla prospettiva di varie identità e pratiche sessuali nonnormative che erano state ulteriormente patologizzate dalla legittimizzazione dai paradigmi lesbici e gay. Nel sostenere la validità e il significato di varie identità e pratiche sessuali emarginate quali bisessualità, travestitismo, transessualismo, pornografia e sadomasochismo, tali critiche hanno spinto al riconoscimento di ciò che Gayle Rubin descrive come "una pluralistica etica sessuale" organizzata intorno "al concetto di benigna variazione sessuale" (Rubin).
Dal punto di vista della gente di colore e dei soggetti con sessualità nonnormativa, si può osservare che i processi di stabilizzazione, consodilazione e riconoscimento di massa che hanno permesso a gay e lesbiche di rappresentare se stessi come comunità relativamente coerenti e unite, hanno generato malcontento tra altre popolazioni che si sono di recente sentite private della legittimità di lottare per i propri diritti sessuali. Le limitazioni o addirittura i fallimenti di identità, molto dibattuti intorno agli anni '80, in gran parte dipendono dall'inevitabile inadeguatezza di ogni singola categoria di descrivere la complessa struttura affettiva che costituisce l'identità. Abbastanza spesso la prima richiesta per il riconoscimento di marginali o plurali categorie di identità è stata articolata a partire dall'insoddisfazione di identificarsi nelle categorie già esistenti. Questa questione sull'efficacia delle categorie di indentità per intervento politico è stata una importante fonte di ispirazione per la teoria queer.
L'autocomprensione dell'identità è stata profondamente messa in discussione nel pensiero poststrutturale con il suo decentramento del soggetto Cartesiano, l'individuo razionale e autonomo, la sua enfasi sulla pluralità di interpretazione, e la sua insistenza sul fatto che non c'è nulla al di fuori delle strutture discorsive che possa produrre un significato culturale. Destabilizzando l'assuzione comune che l'identità sia una naturale ed evidente caratteristica di ogni soggetto umano, il poststrutturalismo è un significante contesto intellettuale per la critica anti-identitaria della teoria queer.
Il termine 'queer' è necessariamente indeterminato, assumendo diversi, e talvolta contraddittori, significati. Spesso viene usato come sinonimo di lesbiche o gay, per i quali diventa una comoda scorciatoia. Altre volte si riferisce ad una distinzione generazionale tra lesbiche e gay vecchio stile e quelli che ne sono fuoriusciti dando vita a nuovi movimenti. Ancora può rappresentare un'insieme di identità sessuali nonnormative, molto concettuali in realtà, che includano lesbiche, gay, bisessuali e transgender. In altri contesti denota non una identità in quanto tale ma l'adozione di una critica distanza da quelle che sono le categorie di identità della moderna sessualità, in particolare, dalla politica di identità centrali tipica delle comunità gay e lesbiche: "Invece di teorizzare queer in termini di opposizione alle identità politiche, è più esatto rappresentarlo come una incessante interrogarsi sui presupposti di identità e i loro effetti" (Jagose). Questo ultimo significato è quello adottato dagli studi in ambito queer, che usano il termine per portare l'attenzione su varie incoerenze nei rapporti apparentemente stabili e causali tra sesso, genere e desiderio sessuale.
Forse la più importante, certamente la più rispettabile, utilizzazione di queer si ritrova nel suo frequente accoppiamento con la sua teoria. Teresa de Laurentis, un accademico e critico teorico, ha coniato la frase "teoria queer". Nel 1991 pubblicò un articolo su una rivista di cultura femminista intitolato "Teoria queer: sessualità lesbica e gay". Nello spiegare il suo uso del termine, de Laurentis indica almeno tre punti critici e interlacciati: il rifiuto dell'eterosessualità come punto di riferimento di tutte le formazioni sessuali; un'attenzione sul genere capace di interrogare l'assunzione frequente che studi in ambito gay e lesbico siano un solo omogeneo progetto; e il ribadire l'esistenza di molteplici modi in cui i generi predominanti hanno condizionato la soggettività sessuale. De Laurentis suggerisce che questa triplice critica possa essere redatta all'interno della teoria queer rendendo possibile "reinventare e riformulare i termini della nostra sessualità, costruire un nuovo orizzonte discorsivo, un nuovo modo di pensare la sessualità" (de Laurentis).
E' importante ricordare l'elaborazione speculativa con cui de Laurentis ha coniato il termine dal momento che la rapida istituzionalizzazione della teoria queer tende a nascondere il fatto che, in quanto essa abbraccia un insieme non sistematico di principi, non ha un unico fondamento logico o un carattere coerente, non si tratta di una teoria a tutti gli effetti. In ogni caso il rifiuto della teoria queer di specificare se stessa è stato ampiamente riconosciuto come uno dei suoi punti di forza tattici. Resistendo a definire se stessa in relazione a qualsiasi contenuto materiale specifico, la teoria queer potrebbe essere pensata come "una zona di possibilità in cui la realizzazione del soggetto può sperimentarsi diversamente" (Edelman). L'opposizione queer alla norma è una delle sue caratteristiche fondamentali, ha il potenziale di inventare se stessa all'infinito, qualunque sia la riformulazione delle conoscenze che costituiscano la base per la comprensione della sessualità.
Non è possibile tracciare una cronologia storica della teoria queer senza forzarne la molteplicità di origini e influenze. Una singola, lineare narrazione incontra una certa difficoltà a catturare il senso delle energie a volte rudimentali dei vari interventi politici e accademici che ne hanno reso possibile la nascita, considerata necessaria e forse addirittura inevitabile. Il rischio di raccontare la storia della teoria queer come se fosse l'ultima svolta critica agli studi sulla sessualità, è quello che le forze vitali che contribuiscono alla teoria siano ridotti a concetti superati, anacronistici o irrilevanti. Resta importante raccontare la nascita della teoria queer invece in termini di critica nei confronti di vari contesti culturali, incluso il femminismo, i movimenti radicali di gente di colore, il movimento lesbico e gay, varie sottoculture su pratiche sessuali come il sadomasochismo o lo stile butch-femme, il post-strutturalismo, il postcolonialismo e l'attivismo legato all'AIDS.
Per esempio, le strategie messe a punto in relazione all'attivismo negli anni '80 e '90 riformularono molte conoscenze assiomatiche della sessualità in modi che furono significanti per lo sviluppo parallelo della teoria queer. Di fronte alle risposte omofobiche governative alla crisi sanitaria (in particolare nel Nord America), gli attivisti lavorarono per contestare le dominanti rappresentazioni dell'HIV/AIDS come malattia gay e per sviluppare e fornire programmi di formazione sul sesso sicuro ad una popolazione dispersa senza una comune identità sessuale. Nel contesto dell'attivismo legato all'AIDS, significati comuni riguardo a conoscenza, potere, identità e comunità furono radicalmente riveduti in modo da coincidere con la denaturalizzazione della sessualità tipica della teoria queer. I progressi nell'educazione al sesso sicuro spostarono l'attenzione dal concetto di popolazione a rischio a quella di pratica a rischio, riconvertendo la sessualità meno in termini di identità sessuale e più in termini di atti sessuali e consentendo significative discrepanze tra l'essere sessuale e le sue pratiche. Inoltre alcune caratteristiche dell'attivismo legato all'AIDS come la decentralizzazione, la messa a punto di azioni costruite ad hoc e dirette, portarono ad una coalizione piuttosto che ad una politica separatista e ciò permise di considerare l'identificazione in termini di affinità piuttosto che di essenza. Così l'urgente negoziazione su epidemiologia, sanità pubblica e ricerca scientifica causarono un'implicita contestazione della comune rappresentazione dell'AIDS dimostrando che la sessualità è un importante punto nodale nella rete del potere e della sua opposizione.
Un'altro modo in cui l'attivismo politico ha storicamente influenzato la teoria queer può essere visto nelle influenti critiche alle identità politiche che sono tradizionalmente alla base di movimenti sociali di sinistra. A questo proposito, la critica queer all'identità di lesbiche e gay si svolge in un contesto più ampio che comprende anche, ad esempio, problematizzazioni postcoloniali di "razza" e problematizzazioni riguardanti il "genere" come categoria fondante del femminismo. Una delle critiche più importanti rivolte alla politica lesbica e gay si riferisce al suo insistere sull'orientamento sessuale come il più importante indice di identità personale e la sua conseguente incapacità di contestualizzare la sessualità all'interno di una rete di relazioni produttrici di molteplici e conflittuali effetti identitari. Uomini e donne di colore radicali, per esempio, hanno sottolineato che il modello di identità politica dei movimenti gay e lesbici ha relegato ogni analisi di razza ed etnia ad un piano secondario rispetto alla sessualità. Esponendo sia il razzismo palese che occulto nelle tradizionali comunità lesbiche e gay, hanno sostenuto l'importanza di riflettere sugli inestricabili modi in cui la razza influisce sulla sessualità e viceversa, un punto di vista che continua ad alimentare e sfidare la teorizzazione queer.
Nella misura in cui si presume che la sessualità sia determinata principalmente o unicamente dal genere che ogni soggetto sessuale sceglie, politiche identitarie lesbiche e gay hanno legittimato il sistema predominante di classificazione sessuale e la sua incondizionata dipendenza dalle mercificate categorie di eterosessualità e omosessualità. Questo modello è stato contestato dalla prospettiva di varie identità e pratiche sessuali nonnormative che erano state ulteriormente patologizzate dalla legittimizzazione dai paradigmi lesbici e gay. Nel sostenere la validità e il significato di varie identità e pratiche sessuali emarginate quali bisessualità, travestitismo, transessualismo, pornografia e sadomasochismo, tali critiche hanno spinto al riconoscimento di ciò che Gayle Rubin descrive come "una pluralistica etica sessuale" organizzata intorno "al concetto di benigna variazione sessuale" (Rubin).
Dal punto di vista della gente di colore e dei soggetti con sessualità nonnormativa, si può osservare che i processi di stabilizzazione, consodilazione e riconoscimento di massa che hanno permesso a gay e lesbiche di rappresentare se stessi come comunità relativamente coerenti e unite, hanno generato malcontento tra altre popolazioni che si sono di recente sentite private della legittimità di lottare per i propri diritti sessuali. Le limitazioni o addirittura i fallimenti di identità, molto dibattuti intorno agli anni '80, in gran parte dipendono dall'inevitabile inadeguatezza di ogni singola categoria di descrivere la complessa struttura affettiva che costituisce l'identità. Abbastanza spesso la prima richiesta per il riconoscimento di marginali o plurali categorie di identità è stata articolata a partire dall'insoddisfazione di identificarsi nelle categorie già esistenti. Questa questione sull'efficacia delle categorie di indentità per intervento politico è stata una importante fonte di ispirazione per la teoria queer.
L'autocomprensione dell'identità è stata profondamente messa in discussione nel pensiero poststrutturale con il suo decentramento del soggetto Cartesiano, l'individuo razionale e autonomo, la sua enfasi sulla pluralità di interpretazione, e la sua insistenza sul fatto che non c'è nulla al di fuori delle strutture discorsive che possa produrre un significato culturale. Destabilizzando l'assuzione comune che l'identità sia una naturale ed evidente caratteristica di ogni soggetto umano, il poststrutturalismo è un significante contesto intellettuale per la critica anti-identitaria della teoria queer.
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