Il Disturbo di Identità di Genere è una condizione di Intersessualità? La risposta breve è no, almeno secondo la definizione corrente. L'intersessualità si riferisce infatti ad una anomalia congenita del sistema riproduttivo (secondo il National Institute of Health) e non include il Disturbo di Identità di Genere (DIG) o la transessualità. Alcune persone hanno definito il DIG come una condizione di "intersessualità psicologica", ma non ha più senso che dire che l'emicrania è un "mal di stomaco psicologico".
Resta importante però capire come mai alcune persone DIG vogliano essere considerate intersessuali. Ci sono almeno un paio di motivi. Innanzitutto, il fatto che il DIG venga trattato come una patologia psichiatrica fa si che alcune persone si sentano come se tutto fosse solo nella loro testa, o se lo sentono dire, quando molte persone transessuali sentono che la loro identità di genere vada ben oltre, cioè ritengono che sia qualcosa di biologicamente concreto come le stesse parti del corpo.
Due risposte possono essere date a questa sensazione: in primo luogo, molte condizioni psichiatriche hanno davvero una base biologica, ma vengono considerate psichiatriche perché gli eventi biologici correlati si svolgono all'interno del cervello. In secondo luogo, qualcosa di biologicamente radicato non rende i transessuali simili agli intersessuali. Si potrebbe addirittura sostenere che l'intersessualità non sia biologica ma sociale, poiché non è quanto sia grande il clitoride di qualcuno a porlo nella condizione di intersessualità, bensì quanto la società pensa debba essere grande.
Molte persone pensano anche che essere riclassificati come intersessuali potrebbe fornire una maggiore accettazione delle persone transessuali e la fruibilità di maggiori servizi. In effetti, a volte le persone intersessuali in transizione da un genere all'altro in fase adulta ricevono un trattamento più favorevole rispetto ed un individuo non intersessuale che voglia fare lo stesso, il che è concettualmente ingiusto.
Allo stesso tempo, essere classificati come intersessuali fornisce un ulteriore stigma e non poche barriere. Ad esempio, ad una donna transessuale che ha scoperto il suo stato di intersessualità durante la transizione da maschio a femmina, è stato detto, da un medico, che aveva bisogno di testosterone, e non degli estrogeni che aveva chiesto, perché la sola ragione per cui lei non si sentiva come un ragazzo era perché aveva poco testosterone nel sangue. Essere intersessuali in questa società troppo spesso significa che il proprio diritto all'autodeterminazione viene normalmente trascurato o violato, che è l'ultima cosa di cui necessita una persona transessuale.
Inoltre, la stragrande maggioranza delle persone nate in condizione di intersessualità si identifica con il genere secondo cui è stata allevata, con solo una piccola (ma evidente) minoranza che sceglie di passare all'altro genere o comunque di vivere come trans o genderqueer. Gli attivisti si oppongono agli interventi chirurgici "normalizzanti", compiuti in uno stato di assoluta non consensualità, sui bambini intersessuali. In primo luogo perché si apporta un danno fisico, emotivo e sessuale, e poi perché non si può definire il sesso del bambino come "anormale".
In genere le questioni affrontate dalle persone intersessuali sono molto diverse da quelle affrontate dalle persone transgender o transessuali (anche se ci sono individui che sono sia intersessuali che transessuali). Una delle idee sbagliate che affligge il giovane movimento intersessuale è che la nozione di intersessualità riguardi solo il genere. Non è così. Per le persone intersessuali molti dei problemi da affrontare riguardano la vergogna, il segreto, l'isolamento e il ricordo del trauma sessuale vissuto in ambito medico. Quando alcune persone transessuali e i loro avvocati confondono intersessuali e transessuali, inviano un messaggio sbagliato su ciò che l'intersessualità sia e su tutto ciò per cui lottano gli attivisti in campo di intersessualità.
Naturalmente, quando la comunità medica fa diagnosi di DIG alla nascita e cerca di "fissare" il genere e di eliminare il disturbo attraverso interventi chirurgici invasivi sul cervello dei bambini transessuali, rende i problemi delle persone transessuali abbastanza simili a quelli degli intersessuali tanto da pensare di formare un movimento unitario. C'è chi spera però che ciò non diventi realtà, anche se, sia le persone transessuali che le persone intersessuali meritano di essere accettate pienamente nella società senza vergogna, segreti o tentativi di eliminazione eugenetica.
Based on Emi Koyama's article, Intersex Initiative
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