Finché professiamo la nostra ignoranza riguardo la nostra manifestazione come creature e non sviluppiamo il nostro potenziale energetico, dimentichiamo il punto cruciale della nostra esistenza.
Molte persone vivono oggi con un forte e crescente senso di attesa, spesso intessuto di apprensione, come se qualche rapido e radicale processo di cambiamento sia stato attivato e che comporterà una rottura radicale col passato lanciandoci in un futuro nuovo e sconosciuto.
Come soffiasse un fresco vento dello spirito, trascinandoci sempre più profondamente in tutto un nuovo inesplorato terreno, spronandoci lungo un percorso di veloce maturazione verso una visione del mondo come luogo sacro. Indubbiamente stiamo attraversando una soglia critica nelle braccia di una nuova coscienza e in questo nuovo crogiolo la natura umana sta subendo una vasta metamorfosi che non ha precedenti.
Una parte fondamentale di questa grande apertura spirituale è il risveglio del nostro senso di appartenenza indigena alla Terra. Si tratta, letteralmente, di una riassociazione, la possibilità di ricollegarsi ad essa in modo più completo, con una più matura consapevolezza del nostro ignoto spirito primordiale. La necessità è collettivamente riconosciuta dalla nostra cultura ed è quella di un più istintivo approccio alla spiritualità, insieme al bisogno soggettivo di auto-potenziamento. Queste esigenze hanno riacceso le braci della coscienza sciamanica, lasciando sfumare nel mondo occidentale gli attacchi alla religione, la scienza e l'etica senz'anima del consumismo di massa.
Molti guardano verso la spiritualità tribale e la pratica dello sciamanesimo come un modo per introdurre nella loro vita un maggiore contatto col naturale, col senso istintivo del sacro che sta dietro le nostre vite, come percorso per ripristinare o riscoprire il vitale collegamento interiore con l'universo naturale. Tuttavia, questo abbraccio deve essere temperato dal discernimento e dalla consapevolezza, soprattutto quando ci si approssima ai rituali e alle tradizioni dei popoli tribali.
Per Jürgen Kremer, psicologo, studioso e praticante sciamanico di San Francisco, la chiave della nostra riconnessione con l'universo naturale non è l'appropriarsi della spiritualità dei popoli tribali, quanto il ritrovare il "ricordo di sé' nelle loro tradizioni, il "recupero della mente indigena" di cui abbiamo bisogno di essere nutriti e nutrire le nostre tradizioni indigene.
Quale intellettuale nativo americano, John Mohawk ha commentato: "Non voglio che la gente adotti i rituali indiani perché voglio che la gente possegga i propri rituali. Voglio che vengano in possesso di esperienze che siano reali per loro. Solo così potrò celebrare con loro".
Abbiamo bisogno della "medicina del ricordo", per ricordare le nostre radici indigene. Come sottolinea Kremer: "Questo è il punto di partenza da cui tutti i metodi di guarigione possono sorgere. La guarigione viene dalla persona, dalla sua storia familiare, dalla storia, dalla comunità, in breve, dal superamento della scissione dissociativa e dal recupero della partecipazione ai fenomeni".
Di tutte le "medicine della memoria", uno dei più importanti è il ripristino dei nostri veri corpi animali. Se si vuole "salvare la Terra", il posto più vicino da dove cominciare è la propria materia vibrante, il nostro pezzo di terra senziente, attraverso la fisicità del nostro animale e animato corpo. Il nostro corpo umano è di per sé Terra. Si tratta di un corpo animale e come tale appartiene al mondo naturale.
Siamo parte della Natura. I popoli indigeni l'hanno sempre saputo e le società tribali in genere hanno abbraccialo l'animistica visione del mondo in cui l'universo è vissuto come qualcosa di vivo, animato da invisibili forze spirituali. Siamo animali umani, proprio come un gatto è un animale felino e un cane è un animale canino. E' questa consapevolezza di essere creature, la consapevolezza base del nostro sé animale e della sua presenza corporea, che può diventare una potente forza di guarigione, sia individuale che collettiva.
Nel suo più famoso libro,The Spell of the Sensuous, l'ecologista e filosofo David Abram, racconta la sua esperienza del vivere il corpo animale: "Ogni volta che ho messo a tacere le chiacchiere persistenti all'interno della mia testa, ho trovato questa silenziosa danza senza parole che è sempre in corso, questo duetto improvvisato tra il mio corpo animale e il fluido, vivo paesaggio che lo abita."
Abram descrive chiaramente che questa consapevolezza sensoriale del corpo sta rinascendo nella nostra cultura dopo secoli di denigrazione da parte delle religioni che hanno svilito la nostra fisicità animale nella loro ricerca della purezza spirituale. "Sotto il clamore delle ideologie castranti della civiltà, una nuova percezione sta lentamente nascendo, quella che si sviluppa dall'incontro tra l'animale umano e il suo habitat elementare. Si tratta della percezione che onora l'incommensurabile diversità delle cose, il modo in cui tutto quanto nasca dalla terra supera i calcoli che possiamo effettuare su di essa, il modo in cui ogni pietra, ogni folata di vento, ogni termite, ogni tartaruga marina porta con sé una forza creativa che supera ogni definizione. Come se ci fosse un fuoco sottile che brucia in ogni presenza sensibile, un battito cardiaco unico per ogni essere..."
Nell'animale umano questa coscienza di essere creatura naturale frequentemente viene repressa come, ad esempio, nella reazione ad un trauma. Nel suo articolo sul "Reclamare il proprio corpo animale", la psicologa Tania Dolley racconta di un incidente d'auto da cui ella uscì indenne e tranquillamente e solo in seguito giunsero i sintomi ritardati dello shock subito. Invece di scaricare l'adrenalina, ci si mobilita per affrontare il pericolo, e mentre altri animali reagirebbero con brividi e agitazione, l'animale umano lascia prevalere la mente razionale, così l'energia residua viene memorizzata nel corpo manifestandosi come sintomo.
Per Tania Dolley, prendere coscienza del proprio corpo animale può creare un collegamento tangibile col sé corporeo: "L'accettazione profonda di sé cambia il rapporto che posso avere col mio io interiore o la mia anima. E' come richiamare il proprio spirito dentro il proprio corpo, suscitando una sensazione di 'giusto' dovuto ad uno spostamento interiore e al riconoscimento: 'Ah si, è così che voglio sentirmi'". "Diventare animali" ci rende più pienamente umani.
Le tecniche psico-spirituali che oggi chiamiamo sciamanesimo sono nate nelle dure e gelide notti in concomitanza con la glaciazione, quando i nostri antenati paleolitici si trovarono di fronte alla necessità di sopravvivere. Circa 73 500 anni fa, quando sull'isola di Sumatra eruppe il supervulcano Toba. E' stata una delle più grandi esplosioni vulcaniche mai avute sulla Terra. L'eruzione durò due settimane, cenere e gas raggiunsero le 30 000 miglia nell'atmosfera e avvolsero l'intero pianeta. L'inverno vulcanico durò sei anni, seguito dal più profondo gelo dall'ultima glaciazione. La popolazione umana mondiale venne ridotta a 10 000 individui e la nostra specie fu seriamente in pericolo.
Prima del ghiaccio e della notte, la mente umana primordiale non era nascosta, si trovava semplicemente all'interno del cervello. Il fluido, l'espansa consapevolezza era maggiormente pervasiva, si estendeva attraverso tutto il corpo fisico e oltre, in ogni vibrante forma naturale incontrata e anche al di là di essa, fino alla vera aura e coscienza della Terra. Ciò faceva di noi delle reali "creature coscienti".
Ma in seguito, con lo shock del ghiaccio, arrivò una compressione della coscienza, una contrazione della massa psichica e a causa di ciò la naturale apertura, innocenza e fluidità congelò e si spense. Come il più profondo gelo, la coscienza umana venne progressivamente tagliata fuori dallo spirito della Terra. All'interno di questa prolungata assenza di calore si trovano le origini dello sciamanesimo, mediante individui dotati, gli sciamani, di una naturale propensione alla trance e alla visione, sia per individuare il cibo all'esterno, sia per fornire il calore interno necessario alla sopravvivenza della tribù paleolitica.
Da allora in poi fu solo grazie a questi "tecnici della trascendenza", che misero a disposizione le loro competenze, che le tribù conservarono il loro legami coi tempi precedenti e con la consapevolezza che minacciava di perdersi negli eoni di tempo apparentemente interminabili in cui il sole fu bandito e il ghiaccio tenne nella sua morsa il cuore degli uomini.
Attraverso la loro capacità di viaggiare fuori dal corpo, gli sciamani trascesero i confini del ghiaccio, riportando indietro sia il calore che il nutrimento spirituale, ma anche indicazioni e consigli necessari alla sopravvivenza della tribù dal mondo degli spiriti.
Lo sciamano non viaggia mai da solo. Una caratteristica centrale ed essenziale della pratica sciamanica è lo spirito guardiano dello sciamano, il suo alleato, che aiuta lo sciamano in tutte le sue missioni e viaggi nei regni metafisici, dove egli si reca per cercare aiuto e guarigione per i membri della comunità.
Di solito l'alleato dello sciamano è un animale, il loro "power animal", animale di potere. La ricerca dello sciamano è la ricerca del potere, di una potenza universale che egli ottiene dalla sua iniziazione e immersione in mondi astrali spesso caotici e pericolosi, e che può essere usato per navigare e negoziare una volta giunti in questi mondi.
Tradizionalmente lo spirito guardiano dello sciamano assume la forma di un animale con specifici poteri di trascendenza. I Jacuti della Siberia, ad esempio, visualizzavano questo spirito aiutante sia come un animale sia come la "forza del fuoco".
"Ogni sciamano... deve avere un animale-madre o una origine-animale. Di solito questa entità è raffigurata come un alce, meno spesso come un orso. Questo animale vive indipendentemente e separato dallo sciamano. Forse può essere meglio immaginato come la forza del fuoco dello sciamano che vola sopra la terra... E' l'incarnazione del dono proferito allo sciamano... è la potenza visionaria dello sciamano, che è in grado di penetrare sia il passato che il futuro".
Il rapporto dello sciamano col proprio animale di potere è stata fondamentale per la sopravvivenza della specie umana. Osservando le incisioni e i dipinti degli animali di potere nei templi rupestri della Francia meridionale e della Spagna settentrionale, si ottiene la visione di quanto questo rapporto fosse celebrato come vitale e intimo. Prima della scoperta, nel 1994, della caverna monumentale di Chauvet, sita nel profondo delle gole rupestri dell'Archèche francese, molti hanno visto le pitture e le incisioni rupestri, di cui la maggior parte dei soggetti sono animali, come nient'altro che una visione che le culture primitive avevano della caccia e dei successi relativi ad essa.
Esempi occasionali di immagini mitiche semi-umane in altre grotte, come lo stregone di Les Trois-Frères sui Pirenei francesi, aveva già indotto però alcuni osservatori più audaci, come il mitologo Joseph Campbell, a osservare l'arte glaciale delle caverne come prodotta da una cultura sciamanica, che prevedeva che alcuni animali venissero visti come in possesso di qualità trascendentali. Con la scoperta della grotta di Chauvet e dell'abbondanza di animali poco noti per essere cacciati e mangiati come prede, venne sottolineato in modo diretto come essi venissero visti quali portatori di determinate qualità e poteri.
Come suggeriscono i due archeologi David Lewis-Williams e Thomas Dowson "Una componente significativa del Paleolitico superiore sta nell'arte... derivante da stati alterati di coscienza." In altre parole, si tratta di immagini che riportano non tanto di animali cacciati nel mondo esterno, quanto di "animali interiori". Si tratta delle raffigurazioni degli animali di potere degli sciamani, invocati durante la trance.
I due animali più frequentemente rappresentati a Chauvet sono rinoceronti e leoni, animali molto pericolosi che non figuravano sicuramente sul menù paleolitico. Come spiriti guardiani essi posseggono forza e coraggio, qualità essenziali per aiutare gli sciamani nelle negoziazioni tra il mondo visibile e quello invisibile durante epoche dure. Lasciandosi andare a stati alterati di coscienza, questi artisti-sciamani hanno potuto sperimentare la presenza degli spiriti, che per la maggior parte delle persone esistono solo nei mondi che sono al di là del nostro. L'interno delle grotte ha portato la dimensione spirituale così vicina a quella fisica che, nell'atto di ritrarli e inciderli, gli sciamani sembrano aver ricalcato qualcosa che era già lì. Nel riportare quelle immagini è stata esternata e fissata la sentita presenza dei loro animali di potere.
Nel suo monumentale studio del profondo passato, Prehistoric Belief, l'archeologo e praticante sciamanico Mike Williams, sottolinea la realtà dell'esperienza dei nostri antenati glaciali: "Queste non sono più le immagini degli spiriti delle persone, ma degli spiriti stessi."
Forse per la prima volta nella storia umana si è avuta la necessità di questo tipo di sentimento e di espressione, quella di dare una forma permanente alla realtà spirituale divenuta inaccessibile alla normale coscienza umana. Gli sciamani del Paleolitico superiore sono stati in grado di raggiungere una dimensione vitale che in precedenza era stata percepita dai loro antichi antenati come intrinseca sostanza della Terra stessa. Impegnandosi nei rituali, mediante la loro pittura rupestre e le incisioni, si è espresso un urgente bisogno religioso, necessario a ricongiungersi con l'animato spirito della Terra che permea tutta la vita.
Nel XXI secolo siamo arrivati ad un punto della nostra evoluzione in cui non abbiamo più bisogno di fare affidamento su elaborati rituali e cerimonie del passato o pesanti psicologismi astrali per vedere o muoversi nel "mondo al di là". I progressi della nostra comprensione della fisica moderna hanno già precisato che lo spirito, la materia e la coscienza sono tutte forme di energia.
La materia viene vista come spirito condensato, una densa forma di energia che vibra più lentamente rispetto ad altri livelli dello spirito, ma resta comunque una forma di energia spirituale. Il mondo materiale è visto come una miriade di regni di esistenza o di esperienza compenetrati in uno sconfinato, intricato universo. Da questo punto di vista il mondo fisico che vediamo, sentiamo, tocchiamo, annusiamo o assaggiamo è il mondo al di là, solo che viene 'stranamente' percepito attraverso i sensi. Non c'è bisogno di spingersi fuori dal corpo fisico o di librarsi lontano dalla Terra per percepire il calore del nostro centro eterno, la fiamma viva o lo spirito. Tutto ciò è proprio qui.
Ken Carey ci trasmette la sua saggezza dicendo: "C'è il più bel velo tra noi e la percezione completa della realtà, uno schermo tra noi e il nostro eterno sé. Non si ha bisogno di nessuna elaborata tecnica o rituale per liberarsi da questo velo. Basta aprirsi alla corrente organica della consapevolezza che in ogni momento scorre dalla sorgente della vita."
L'animale di potere è un aspetto di quella 'corrente organica della consapevolezza'. Può essere visto come lo spirito della Terra che si configura per l'individuo. Il vitale respiro della Terra assume una forma che entra nella nostra consapevolezza, in modo che si possa sperimentare di persona e pienamente l'appartenenza a questo pianeta, di modo che diventi veramente la nostra casa.
Nello sciamanesimo tradizionale, l'animale di potere non si manifesta fisicamente. Può assumere una presenza forte, ma resta un abitante trascendente, una manifestazione del 'mondo al di là'. Con la trasformazione dell'umana coscienza oggi possibile il rapporto con la Terra può passare ad un nuovo livello di manifestazione e di intimità, portando con sé una più profonda dose spirituale nel mondo fisico.
Così come l'elefante o la giraffa o qualsiasi altra creatura, porta la maestà e la dignità della propria specie, così i membri della specie umana possono crescere nella dignità e nella maestà della propria natura e incarnazione. Come riscoprire il 'senso del giusto' degli esseri umani, che, una volta trascendente, può ora esprimersi fisicamente diventando immanente. Attraverso la nostra 'manifestazione come creatura', i nostri sensi, il nostro corpo animale diventano il nostro alleato più vicino e la nostra guida più tangibile. Il nostro corpo fisico diventa il nostro animale guardiano, il nostro vero animale di potere.
La comprensione di ciò, che l'animale umano può diventare l'animale di potere, entra a far parte di una nuova visione, una nuova mitologia, con cui la tribù umana può espletare il bisogno di aprire il proprio cuore, espandere la propria coscienza e sperimentare la 'corrente organica della consapevolezza' che in essa scorre, fino ad arrivare ad una più attiva e maestosa esperienza dell'essere vivi.
References
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9. Ibid.
10. Williams M. (2010). Prehistoric Beliefs: Trance and the Afterlife, Brimscombe Court, Stroud: The History Press.
11. Carey K. (1991). Starseed, The Third Millennium: Living In The Posthistoric World. New York: HarperCollins.
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