In passato, le maggiori difficoltà legate ai problemi di identità di genere riguardavano il fatto che questi venivano percepiti come malattie rare e le persone che ne erano affette venivano quindi isolate e molto spesso fraintese. I transgender furono repressi, perseguitati e non presi sul serio, con la conseguenza di vedere il loro stato gravato anche dalla solitudine e dalla depressione.
Un ragazzo avrebbe potuto dire del suo sentirsi come una ragazza, ma di cose di questo tipo se ne sentiva così poco parlare che non sarebbe stato creduto o avrebbe imparato a mantenere quel segreto e a soffrirne di conseguenza. Internet ha reso il transgendersimo dei bambini molto più evidente, il che lo rende più facile da accettare e, si spera, più normale. Ma, esattamente in linea con l'ondata di notizie sensazionalistiche riguardo a bambini piccoli la cui condizione viene pubblicamente mostrata, si ha del lavoro da fare dal punto di vista culturale: la "normalità" ha bisogno di ampliare i propri orizzonti.
Durante la crescita, che si tratti di un bambino disforico o meno, l'educazione dovrebbe essere basata sull'invogliare l'espressione personale e non sull'opprimerla, cosa che invece avviene troppo spesso. Idealmente chi si occupa di un bambino disforico non dovrebbe essere né punitivo, né eccessivamente entusiasta, in quanto entrambe queste reazioni sarebbero a loro modo l'espressione di un giudizio. Un giudizio è un po' come un punto fermo e, una volta raggiunto, tendono a cessare ulteriori esplorazioni. Invece gli adulti devono lasciare esprimere l'esperienza soggettiva del bambino. Devono sforzarsi di comprendere e appoggiare i suoi sentimenti.
L'accettazione insegna ai bambini ad entrare in empatia con l'esperienza soggettiva altrui, imparando così le diverse forme di espressione personale. Se un bambino pensa di essere Batman o si identifica come una femmina pur avendo i genitali maschili, la sua esperienza dovrebbe essere onorata. Invece di solito si assume che non crescerà sicuramente pensando di essere Batman, ma che sicuramente crescerà volendo essere una ragazza, teoricamente sarebbero possibili entrambe le cose.
E' molto difficile stabilire se quel bambino desidera veramente essere una bambina o semplicemente sta vivendo un gioco passeggero. Il suo comportamento, insieme ad altri, possono essere i presupposti per una disforia di genere. I fattori determinanti sono ancora oggetto di studio e si parla di aspetti ormonali, sociali, ambientali, in qualsiasi loro combinazione. Ma è impossibile costatare subito quanto in profondità queste influenze siano radicate. Il bambino molto raramente riuscirà a spiegare ad un adulto perché preferisce essere una ragazza invece che un ragazzo. I suoi sentimenti, anche se forti, sono rudimentali e probabilmente non ancora pronti per essere trasformati in parole formando un'argomentazione complessa. Potrebbero non esserlo per lungo tempo ancora o non diventarlo mai. Sono difficoltà che hanno anche molti transessuali adulti, mettere il sentire riguardo alla disforia di genere in parole è difficile visto che le sue cause sono per lo più pre-verbali, legate all'ambiente e alla biologia. Un transessuale adulto probabilmente direbbe cose del tipo "sono una donna intrappolata in un corpo da uomo" o il contrario. Questo è un luogo comune che tende a ripetersi ma resta molto difficile trovare parole specifiche diverse e soggettive per esprimerlo.
Per molti è impossibile immaginare cosa significhi sentirsi intrappolati in un corpo che si percepisce come del sesso sbagliato. E' un sentimento così lontano dalla comune esperienza soggettiva che la prima reazione spesso porta a pensare che la disforia di genere sia una scelta che debba essere intrapresa solo in qualità di individuo adulto. Ma non è una scelta, è una condizione. E in alcuni casi è così definita che le persone disforiche desiderano modificare il proprio corpo.
Può verificarsi che la loro vita diventi addirittura più facile se i trattamenti ormonali vengono avviati prima della pubertà. I genitori che si trovassero di fronte a questa possibilità devono essere consapevoli che non è una decisione che si troveranno ad affrontare da soli. Specialisti psichiatrici e psicologici li guideranno e aiuteranno a capire come procedere in maniera esplicitamente rivolta ad ogni particolare bambino. Sebbene il fenomeno dei bambini disforici di genere sembri essere nuovo ai media popolari, un libro come "Gender Identity Disorder and Psychosexual Problems in Children and Adolescents" di Kenneth Zucker e Susan Bradley, mostra che vi è una lunga esperienza in questo campo di ricerca.
Può essere scoraggiante per un genitore il doversi adattare ad una nuova identità di genere per il loro bambino o pensare che il loro bambino potrebbe, più in là negli anni, sottoporsi alla chirurgia per cambiare il proprio aspetto esteriore al fine di sentirsi più a proprio agio. Ma non bisogna farsi travolgere dalla paura del futuro e rimanere nel presente, facendo tutto ciò che renda la vita del bambino più confortevole. Se una persona si sente compresa e accettata dalla famiglia di origine, tende a saper accettare più serenamente anche quanto le verrà dal resto del mondo.
Molto del disagio psicologico viene dal fatto che non si percepisce vicinanza degli altri riguardo a quello che è il proprio sentire interiore. La tirannia su cosa generalmente viene percepito come normale porta alcuni a sentirsi anormali. L'anormalità ha poco a che fare con l'esperienza soggettiva che un individuo ha riguardo a se stesso, ha più a che vedere con ciò che gli altri pensano lui debba essere o fare.
Spesso ci si pone le domande sbagliate. Invece di chiedersi come mai un ragazzo pensa che dovrebbe essere una ragazza, bisognerebbe chiedersi come mai la nostra cultura non ci consente di accettare che un individuo viva spontaneamente il proprio essere e la propria vita senza che si debba necessariamente patologizzare la sua situazione.
Based on Philippa Perry's article
Nessun commento:
Posta un commento