Negli ultimi decenni lo studio del genere nella cultura umana è rientrato come argomento nel campo dell'antropologia. Il genere è infatti fondamentale per comprendere l'evoluzione culturale e biologica negli esseri umani. Tuttavia, alcune prospettive teoriche antropologiche, e le scienze sociali in generale, divergono dalle scienze fisiche riguardo all'importanza data alla cultura rispetto alla genetica e al loro impatto sull'evoluzione umana. Nuove teorie antropologiche di carattere sia culturale che biologico sulla co-evoluzione cercano di colmare questo divario. Il riconoscimento della doppia eredità data dalla cultura e dalla genetica è essenziale per la comprensione del genere e la nostra comprensione dell'evoluzione del genere e delle identità di genere può fornire il miglior riferimento per esplorare le implicazioni culturali di una possibile divergenza biologica umana in un futuro transumanista.
Quando Charles Sarwin propose la sua teoria sull'evoluzione, rilevò tra i maschi e le femmine di alcune specie animali notevoli differenze che apparivano in contrasto con i concetti fondamentali della selezione naturale. I maschi di alcune specie hanno evoluto le proprie armi. I maschi delle pecore bighom usano le corna per combattere potenziali rivali durante l'accoppiamento. In altre specie i maschi hanno evoluto elaborate parti del corpo utilizzate come ornamento. La coda lunga e colorata del pavone sembra attrarre le esigenti femmine alla ricerca del miglior compagno. Una coda ingombrante e dai colori vivaci però è in contraddizione con le leggi della selezione naturale. Ci deve essere quindi un processo di evoluzione che ha operato sulle differenze biologiche tra i sessi. Con Darwin ha inizio la battaglia accademica tra i sessi.
Anche se alcune peculiarità appaiono a seguito dell’addomesticamento di alcune specie e divengono ereditarie in relazione ad uno specifico sesso, non ci sono dubbi riguardo al fatto che questo resti comunque un processo naturale. Quindi si può assumere che la selezione naturale abbia agito sui due sessi in relazione alle diverse attitudini di vita, come succede a volte, o in relazione all'altro sesso, come avviene comunemente. Questo ci porta a dire qualche parola riguardo a quella che viene chiamata "selezione sessuale".
Darwin definisce la selezione sessuale come una lotta tra individui all'interno del processo di selezione di un compagno adatto alla riproduzione. Gli individui di entrambe i sessi cercano di aumentare il loro successo riproduttivo scegliendo compagni che presentino delle caratteristiche favorevoli a quei fini o esibendo tratti competitivi che permettano un migliore accesso al partner per accoppiarsi. Il successo o il fallimento riproduttivo associato a queste caratteristiche crea pressioni selettive che guidano l'evoluzione delle differenze biologiche e dei diversi comportamenti tra i sessi oltre all'evoluzione della specie nel suo complesso. Pertanto, la selezione sessuale e la selezione naturale sono processi evolutivi profondamente interdipendenti.
La brillantezza della teoria dell'evoluzione di Darwin è stata turbata dal disaccordo accademico riguardo l'importanza delle selezione sessuale nell'evoluzione biologica. Alcune delle difficoltà risiedono nel modo in cui Darwin ha inquadrato e sostenuto la sua tesi. Inserì infatti la selezione sessuale all'interno di universali comportamenti maschio-femmina che, alcuni sostengono, rappresentassero solo dei pregiudizi culturali di epoca vittoriana riguardo ai rapporto uomo-donna rispetto alla realtà estremamente diversa della nostra natura. "Universali", inoltre, implica predisposizioni innate verso un certo comportamento. A onore di Darwin, va detto che egli lasciò la porta aperta alla cultura, insistendo sul fatto che mente e corpo svolgono entrambi un ruolo nell'adattamento. Molti biologi ritengono che sia stato questo il più grosso errore di Darwin.
Le teorie della selezione sessuale in ultima analisi si estendono alle questioni sul comportamento umano. La cultura fornisce ancora un altro livello di complessità alla già complessa interconnessione tra selezione naturale e selezione sessuale. Questo porta al lungo dibattito su natura e cultura. I ruoli di genere emergono dalla rigida struttura genetica, oppure i ruoli di genere emergono dalle relazioni sociali mediate dalla cultura? In passato, ricercatori in scienze biologiche favorivano la genetica, mentre ricercatori in campo sociale favorivano la cultura. Questo divario può diventare castrante per le nuove teorie di genere, e comportamento umano in generale, che si stanno dirigendo verso una visione che prevede che l'evoluzione culturale e l'evoluzione biologica siano sistemi interdipendenti di eredità che, insieme, definiscono la nostra specie.
Una delle critiche più recenti e più dura sulla selezione sessuale viene dal biologo Joan Roughgarden. Nel suo libro Evolution’s Rainbows, egli esplora il suo personale interesse in fatto di genere. Sesso e genere non sono la stessa cosa. A causa della grande diversità tra le specie viventi, il sesso biologico non può essere facilmente determinato dalla forma corporea o dai comportamenti d'accoppiamento. L'unico universale metodo per definire le differenze sessuali sta nella differenza di dimensione tra le cellule riproduttive chiamate "gameti". Il sesso che fornisce gameti più piccoli (spermatozoi) viene definito come maschio. Gameti più grandi (ovuli) designano il sesso femminile. Il genere non fornisce una strada così semplice. Roughgarden definisce il genere come "l'apparenza, il comportamento e la storia di vita di un corpo sessuato". L'inclusione del "comportamento" e della "storia di vita" nella definizione del genere implica una forte influenza culturale nell'identità di genere.
Roughgarden procede poi col suo attacco alla selezione sessuale di Darwin, fornendo numerosi esempi di specie che hanno abitudini di accoppiamento non conformi agli stereotipi di genere ribaditi dai teorici darwiniani. Il modello standard degli ornamenti maschili di aggressione o per far colpo sulla femmina, sarebbe infatti una semplificazione nel caso del pavone maschio o nelle pecore bighorm. Utilizzando le abitudini di accoppiamento di alcuni pesci o uccelli, Roughgarden rifiuta la nozione universale di competitività diretta dei maschi nella selezione sessuale. Sostiene che le femmine non scelgono i loro compagni in base alla manifestazione di geni superiori, ma sulla percezione che il maschio terrà fede alla sua "promessa di cure parentali". Così, la cura parentale è più importante per il successo della prole di quanto non lo siano buoni geni. I suoi esempi tendono a intervenire con un significato di patrimonio culturale in un comportamento che potrebbe essere un po' troppo indulgente perché assegna caratteristiche umane agli animali.
Lo zoologo Richard Dawkins non è pronto a gettare la selezione sessuale, ma non prende in considerazione la selezione sessuale come perfetta e universale. "La selezione sessuale produce stravaganze, bizzarre evoluzioni che vanno in direzioni apparentemente arbitrarie, si alimenta di se stessa per generare selvatici voli di fantasia evolutiva". Esso sembra suggerire che l'arbitrarietà della scelta sessuale possa essere il meccanismo necessario alle specie per evolvere in negativo lungo il loro percorso. La selezione sessuale può portare in un loop in cui le scelte femminili e l'adattamento maschile possono guidare le femmine e i maschi di pari passo verso l'evoluzione di elementi utili quali il bipedismo o le grandi dimensioni del cervello. Da questo punto di vista, un cervello più grande è la versione umana della coda del pavone. Tuttavia, Dawkins è turbato dal fatto che il cervello umano non mostri un forte dimorfismo sessuale. Egli esplora diverse soluzioni promettenti adottate da altri ricercatori, tra cui la possibilità che la selezione sessuale operi bidirezionalmente tra maschio e femmina. Alla fine, Dawkins, rimane soddisfatto di questo aspetto dell'evoluzione umana ma incoraggia una continua discussione sul concetto di selezione sessuale.
Se la selezione sessuale è un meccanismo necessario a spiegare la grande diversità di improbabili comportamenti presenti in natura, allora come tiene conto la selezione sessuale della sessualità tra persone dello stesso sesso? Una visione puramente darwiniana sosterrebbe che l'accoppiamento è finalizzato solo alla riproduzione. La selezione sessuale sceglie solo adattamenti che portino al maggior successo nella riproduzione. Da questa prospettiva la sessualità all'interno dello stesso sesso è disadattativa. La selezione è contro ogni propensione genetica al comportamento omosessuale a causa del fallimento riproduttivo di tali tendenze genetiche.
Roughgarden sostiene che la sessualità giochi un ruolo importante nella gestione dei rapporti sociali, nonché nel facilitare la riproduzione. Di conseguenza, la sessualità tra persone dello stesso sesso ha la sua importanza adattativa, anche se non supporta la riproduzione in maniera diretta. Roughgarden rinforza la sua tesi nel descrivere i comportamenti omosessuali e transessuali presso diverse specie animali. I bonobo sono il suo esempio preferito, perché sembra che utilizzino il sesso non monogamo a scopo sociale oltre che per la riproduzione. Partecipare all'attività sessuale rinforza la socialità del gruppo. Per quanto riguarda i legami sociali, gli incontri sessuali tra membri dello stesso sesso sembrano essere importanti quanto quelli finalizzati alla riproduzione. Roughgarden conclude che il comportamento sessuale sociale è un vantaggio adattativo e quello che lui chiama un tratto socio-includente. Partecipare ai comportamenti sociali del gruppo migliora la sopravvivenza individuale, che a sua volta fornisce una pressione selettiva a favore dei tratti ereditari che promuovono il comportamento sociale. Roughgarden chiama questo processo "selezione sociale". In termini di evoluzione biologica, la selezione sociale guarda al gruppo sociale come una fondamentale unità di selezione su cui l'evoluzione opera.
La selezione di gruppo è categoricamente respinta da Dawkins. Sembra plausibile pensare che la riproduzione sia stata progettata per perpetuare la specie nel suo insieme o anche nell’ambito di un gruppo sociale limitato. Al fine di attuare la selezione naturale e favorire un gruppo, i membri del gruppo devono adottare comportamenti altruistici che promuovano la sopravvivenza del gruppo rispetto alla sopravvivenza dell'individuo. Secondo Dawkins questo non è in accordo con una stabile evoluzione. Gli individui che possiedono una propensione biologica a truffare il sistema sarebbero più efficaci a diffondere i propri geni. Mentre un sistema in cui ci siano troppi altruisti collasserebbe. L'evoluzione biologica è una forza egoista. Dawkins vede la selezione individuale come un ulteriore passo avanti nel proporre la tesi che la concorrenza selettiva si svolge a livello genetico, il più favorito è conosciuto come il "gene egoista".
Tutto ciò è interessante quando le strategie di selezione e i geni egoisti si applicano al comportamento animale, ma come si applicano invece alla grande varietà del comportamento umano? Dawkins si è posto questa domanda riguardo a molti dei comportamenti di accoppiamento umani e ha concluso che "ciò che questa straordinaria varietà suggerisce è che il modo di vivere dell'uomo è in gran parte determinato dalla cultura piuttosto che dai geni." Come ogni buon neo-darwinista farebbe, Dawkins ha tentato di inserire la cultura in un quadro evolutivo che è analogo al sistema biologico. Un meme è infatti un qualsiasi simbolo o un'idea che può replicarsi e diffondersi utilizzando gli esseri umani come ospiti. L'idea del meme come replicatore e come meccanismo di trasmissione culturale ha da allora incontrato alcune difficoltà degne di nota, ma come termine generale esso simboleggia l'eredità culturale in un quadro evolutivo.
Quando la cultura viene vista come un sistema ereditario separato dal patrimonio genetico, una cruciale comprensione della relazione tra questi due sistemi diventa evidente: la cultura guida l'evoluzione biologica tanto quanto l'evoluzione biologica guida la cultura. Nel definire gli esseri umani le due sono inseparabili. Ironia della sorte, l'antropologo Clifford Geertz potrebbe aver preceduto i biologi nel riconoscere questo importante rapporto. Geertz ha concluso che la visione secondo la quale gli umani prima si siano evoluti fisicamente fino allo stato moderno e solo dopo abbiano acquisito la loro cultura, deve essere accantonata. L'evoluzione della cultura ha ed ha avuto un ruolo fondamentale nell'evoluzione biologia dell'uomo.
Dawkins vede il meme come operatore potenziale nel processo di selezione sessuale. Il principio base del meme come unità di trasmissione culturale ha stimolato un intero nuovo campo di ricerca chiamato memetica. Uno degli elementi fondamentali della memetica è che l'informazione culturale è un modificatore importante nel mondo biologico. Secondo il punto di vista di Roughgarden il cervello umano come tratto di inclusione sociale, nasce dall'idea che la complessità sociale seleziona un cervello complesso secondo una "evoluzione galoppante delle dimensioni del cervello e della sua complessità". L'idea che la selezione naturale possa avvenire attraverso i geni (natura) e i memi (nutrimento), che essi possano lavorare come sistemi ereditari separati ma interdipendenti, offre nuove possibilità teoriche per esplorare l'evoluzione umana.
La teoria dell'Eredità Doppia porta avanti il punto di vista darwiniano sul cambiamento evolutivo. Shennan identifica due modi in cui l'evoluzione possa verificarsi.
(1) Attraverso la selezione naturale agente sugli individui sopravvissuti e il successo riproduttivo che può avvenire attraverso una selezione basata sulle loro tradizioni culturali.
(2) Attraverso processi di selezione culturale che possono operare anche non come risultato della selezione naturale che riguarda la sopravvivenza degli individui e il loro successo riproduttivo, bensì come risultato di un conscio o inconscio processo decisionale basato su una certa varietà di criteri.
La teoria della Doppia Eredità sostiene che il linguaggio, l'arte e i manufatti possono essere empiricamente studiati riguardo alla trasmissione a alla diffusione delle idee. La diffusione e l'evoluzione delle forme culturali possono essere confrontate e poste in relazione alla diffusione genetica e al declino delle popolazioni. Meccanismi di trasmissione culturale operano in modo diverso dai meccanismi di trasmissione biologica. L'eredità culturale e l'eredità biologica sono entrambe sistemi evolutivi, ma non obbediscono alle stesse regole. L'evoluzione biologica può benissimo provenire dalla diffusione del gene egoista, ma l'evoluzione culturale porta ad una selezione a livello di gruppo. Questa potenziale miscelazione di diversi livelli di selezione certamente complica le cose. Con la raccolta di dati empirici provenienti da entrambe i sistemi ereditari, possono essere esplorati modelli basati su somiglianze e differenze. Teorie nate all'interno di questi principi possono tentare lo studio del genere sia dal punto di vista antropologico che archeologico.
Shennan dedica un intero capitolo del suo libro “Geni, Memi e Storia Umana” al tema dei rapporti uomo-donna. Servendosi di diversi resoconti etnografici, confronta e contrappone gli elementi comuni tra le risorse, la concorrenza, la coercizione e la scelta riguardo all'investimento maschile e femminile nella prole. Shennan conclude che vi è sufficiente evidenza empirica da ricavare cinque "... possibili relazioni tra maschi e femmine... Esse nascono dai loro interessi riproduttivi indipendenti e dalle risposte... Non sono geneticamente predeterminate."
(1) Concorrenza inter-femminile, particolarmente forte in condizione di elevate differenze di ricchezza, con o senza monogamia.
(2) La forza e la forma assunta dalla concorrenza inter-femminile variano a seconda della probabilità e della necessità delle risorse della parentela maschile.
(3) Competizione inter-maschile che tende ad essere maggiormente attenuata in una società stratificata piuttosto che in una non stratificata, perché i maschi di diversi strati non sono in concorrenza tra di loro.
(4) La correlazione tra ricchezza e successo riproduttivo è più forte tra i maschi rispetto alle femmine, esattamente come la correlazione tra il successo riproduttivo del genitore e quella del figlio.
(5) La sessualità femminile sarà più fortemente controllata in situazione di forti investimenti maschili.
Shennan non considera le sue categorie come universali, piuttosto come tendenze prevedibili. Esse non riescono tuttavia a tener conto delle possibilità estremamente complesse ritrovate all'interno dei rapporti uomo-donna. Per esempio come funziona la selezione? Come sottolinea Zuk, fino a poco tempo fa la maggior parte dei matrimoni erano organizzati dalle famiglie nella prospettiva di motivazioni politiche. Le famiglie beneficiavano di buoni matrimoni che miglioravano il loro accesso a diversi status e aumentavano le loro risorse di sopravvivenza, soprattutto quando erano in gioco la ricchezza della sposa e la sua dote. Potenziali spose e sposi potevano detenere un potere di veto, ma la volontà di controllo parentale poteva essere un potente incentivo a cooperare. Shennan non affronta la selezione di gruppo a livello familiare o parentale, ma si concentra invece su più ampi gruppi. Questo è un peccato in quanto la selezione basata sulla cooperazione tra parenti potrebbe essere l'argomento più forte riguardo alla selezione di gruppo.
Il riduzionismo di Shennan in materia di rapporti uomo-donna potrebbe non sembrare in grado di riconoscere la complessità e la diversità del comportamento umano. Ma potrebbe essere anche una strategia intenzionale diretta ad una specifica metodologia utilizzata dalla teoria della Doppia Eredità. Richerson e Boyl delineano i passi fondamentali dell'analisi darwiniana:
(1) Elaborare un modello della storia della vita degli individui;
(2) Creare un modello individuale dei processi di trasmissione culturale (e genetica, se rilevante) della loro storia di vita;
(3) Decidere quali varianti culturali (o genetiche) prendere in considerazione;
(4) Creare un singolo modello che consideri gli effetti ecologici della storia vitale e delle varianti;
(5) Scalare fino a considerare i processi a livello individuale in una popolazione e reiterare prolungando nel tempo il modello andando generazione dopo generazione.
I modelli matematici basati su questi principi sono utilizzati per elaborare grandi quantità di dati generati da rilevazioni empiriche. Questo metodo richiede che la complessità e la diversità debbano essere semplificate in elementi fondamentali. Tuttavia, Richerson e Boyl sottolineano che il "riduzionismo della scienza evoluzionistica è puramente tattico, semplici modelli deliberatamente irrealistici ed esperimenti altamente controllati hanno avuto un grande valore euristico, perché sono stati in grado di catturare piccole porzioni gestibili di realismo".
Quasi tutti i lavori antropologici sono stati radicati nel passato o nel presente. L'antropologia darwiniana si sforza di comprendere come lo stato passato si sia evoluto fino allo stato presente dell'uomo. Altri paradigmi sono strettamente legati al descrivere e comprendere il comportamento umano attuale. Pochi antropologi hanno avuto il coraggio di guardare al futuro, forse per buone ragioni. Brutti ricordi del darwinismo sociale ancora si attardano col loro potente effetto, ed è giusto che sia così. Tuttavia, in una situazione di sempre più rapidi cambiamenti riguardanti la società di oggi, può essere saggio per l'antropologia guardare al futuro e porsi delle domande. La nostra sopravvivenza può dipendere da una certa comprensione antropologica.
Il caso Roughgarden sul riconoscimento dei generi alternativi e l'importanza della diversità, ha robuste basi politiche, sia per i nostri tempi attuali che per il nostro futuro. Si è d'accordo sulla necessità di comprendere e trattare equamente le persone di tutti i generi e identità personali. Tuttavia, c'è da considerare che la teoria secondo cui il futuro progresso tecnologico sia una minaccia per la diversità umana sembra infondato. La storia ha dimostrato che il progresso tecnologico ha sempre portato a un maggiore potere individuale di scelta di espressione culturale. Nelle società tecnologicamente avanzate oggi l'individuo medio detiene un potere di scelta per molti versi superiore a quello della regalità di solo pochi secoli fa. In quali culture tradizionali un individuo ha la possibilità di modificare o cambiare la propria identità di genere sia sul piano sociale che biologico?
Il genere è un argomento di discussione estremamente importante nel nostro tempo presente, perché è la questione sulla personalità che maggiormente si avvicina alle nostre definizioni di umanità. Che cosa significa essere umani? Geertz, Dawkins e la maggior parte degli studiosi di evoluzione, sono giunti alla consapevolezza che l'Homo Sapiens sia un animale incompiuto. L'evoluzione non si ferma con noi come obiettivo finale. Inoltre, quasi quarant'anni fa, Geertz ha avuto l'intuizione straordinaria che l'uomo sia un artefatto culturale. La nostra identità biologica è in parte il risultato della nostra creatività culturale. Fino ad ora, la cultura è stata solo in grado di deviare le traiettorie dell'evoluzione umana modellando l'ambiente in cui si verifica l'adattamento. Con l'avvento dell'ingegneria genetica si avrà il potere di dirigere l'evoluzione dell'uomo.
I transumanisti prevedono e promuovono un futuro in cui gli individui possano scegliere di estendere le proprie capacità fisiche e mentali al di là dei limiti naturalmente evoluti della condizione umana. Essi sostengono che le tecnologie genetiche e molecolari necessarie per sfuggire ai limiti della natura sono al massimo a pochi decenni di distanza dal diventare reali. Predire il futuro è uno sforzo precario. Tuttavia, se una qualche versione di questo futuro transumanista dovesse divenire realtà, i nostri concetti di personalità e identità, la stessa umanità, saranno messi in discussione. Indicatori culturali attuali riguardo l'identità, come l'alterazione cosmetica, il body building, l'applicazione di ornamenti, potranno diventare marcatori biologici geneticamente potenziati di identità. Il potenziale di divergenza biologica sarà solo limitato dalla diversità immaginabile dalla creatività umana e dal potere di scelta individuale. L'analogia più vicina che abbiamo oggi a disposizione di tali identità umane potenzialmente divergenti riguardano le identità culturalmente e biologicamente collegate di genere. Le idee transumaniste possono sembrare fantascienza, ma le premesse tecnologiche fondamentali sostenute dal transumanesimo vengono prese ora seriamente in considerazione dai ricercatori di quasi ogni campo scientifico.
Darwin ci ha dato l'idea di selezione naturale e selezione sessuale. Geertz e altri hanno analizzato il potere sottile della selezione culturale. Si potrebbe presto essere in grado di scegliere personalmente di implementare direttamente la propria selezione individuale. Nel caso di una emersione di un futuro transumamo, l'antropologia transumanista dovrà far fronte a nuovi livelli di complessità e di diversità rappresentati dalla bio-cultura transumana. Gli studi di genere possono fornire il miglior punto di partenza per esplorare questi regni stimolanti di nuove identità, di diversità e di scelta. Così come la natura umana diventa sempre più accurata, l'antropologia deve elaborare nuovi metodi per studiare e comprendere le traiettorie diverse ma collegate riguardanti l'evoluzione culturale e l'evoluzione biologica. La teoria della Doppia Eredità può fornire un possibile strumento. La sfida dell'antropologia nei prossimi decenni non sarà solo capire come ci siamo evoluti, ma tenere il passo e capire come ci stiamo evolvendo.
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