giovedì 9 febbraio 2012

Tempo per se

Il BDSM oltre ad essere una forte pulsione sessuale può anche essere un modo per ritagliarsi, dalla vita quotidiana, un frammento di tempo da dedicare esclusivamente alla scoperta di se stessi. Mettere fuori dalla porta le preoccupazioni, gli impegni e tutto quanto quotidianamente ci tiene in ostaggio può diventare estremamente liberatorio, forse più delle pratiche stesse.

Lo spazio a cui si accede è uno spazio mentale prima che fisico e bisogna quantomeno aver imparato nel tempo a raggiungerlo se non a ricavarlo. Non tutti ne sono capaci, molti non staccano mai la spina forse pensando che tenere sempre tutto sotto controllo potrà fornirgli inesistenti strade per risolvere ogni problema, come se gli eventi non avessero già un loro corso indipendente dal costante controllo personale.

La sensazione ottenibile è simile a quella data dalla meditazione e come nella meditazione non si impara a raggiungerla se non con la pratica costante. A molti basta chiudere un attimo gli occhi ad altri diverse ore di preparativi, mentali e pratici, che permettano di instradarsi su un percorso alternativo a quello della vita consueta. Molti player hanno stabilito dei rituali precisi, attivarli e come premere un inesistente pulsante di un ascensore che porti in stanze mentali diverse da quelle a cui si è abituati. E così i ruoli comuni arrivano anche a ribaltarsi, un uomo abituato nella sua vita a gestire e comandare diventa un abile maggiordomo, una segretaria indossa i suoi migliori abiti in latex e afferra il più crudele frustino della sua collezione, un giovane studente diventa un ubbidiente cagnolino da accudire e a cui insegnare le buone maniere, un neurochirurgo si ritrova davanti la preziosa licra dei suoi desideri feticistici.

Come ogni cosa in ambito BDSM i rituali vanno concordati. Vengono molto dopo la conoscenza reciproca, l'aver stabilito puntualmente i limiti, l'aver pattuito una safeword. Molte coppie non convivono e i loro incontri sono quasi esclusivamente rivolti alle pratiche BDSM, in questo caso è facile stabilire che l'incontro in se sia una lunga sessione con momenti più o meno intensi e lo stesso approssimarsi all'incontro diventa il punto di innesco dei ruoli e dei giochi psicologici. Nelle coppie conviventi è più complicato stabilire il momento in cui la realtà debba lasciare il posto al gioco, sempre ammesso che lo faccia. Spesso ci sono figli da accudire, ma qualsiasi coppia dovrebbe riservarsi la possibilità di liberarsene responsabilmente per almeno un pomeriggio di tanto in tanto. Ci possono essere anche imprevisti, telefonate, visite inaspettate, in questo caso capire in anticipo come comporarsi può determinare un tranquillo proseguire del gioco e non una deludente interruzione.

Perché ricavarsi quel tempo è davvero molto importante, soprattutto nelle coppie che hanno già investito molta parte di se stessi in un rapporto familiare, di convivenza o affettivo. Ce ne manca la cultura, la cultura di trovare in se stessi e nel proprio corpo i giocattoli più appaganti. Siamo spinti al consumismo, a portarci in giro per ristoranti, palestre, sale massaggi con l'aspettativa di riunirci alla parte più profonda di noi stessi. Queste attività hanno le loro motivazioni ma ci allontanano dal coltivare la nostra intimità, attraverso il BDSM o altre forme di sessualità. Ci estraneano dal nostro corpo come se non ci appartenesse e presto non siamo più in grado di interpretarne le reazioni.

Ecco perché molti si riferiscono al BDSM come ad una 'riscoperta di se stessi', perché il più delle volte ci si approda dopo anni di mancato dialogo col proprio corpo e tutto ridiventa scoperta, come quando eravamo bambini e si scoprivano le prime cose piacevoli, sostanzialmente per caso. E tutto avrebbe avuto inizio da quel momento se l'educastrazione* non ci avesse insegnato che semplicemente "non si fa". Per fortuna però molti, in epoche più ragionevoli della propria vita, ricercano quella strada interrotta o deviata per percorrerla così come andava fatto, proseguendo nella propria crescita che coinvolge necessariamente anche la propria sessualità per renderci esseri completi e consapevoli.

* termine coniato da Mario Mieli nel suo "Elementi di critica omosessuale", identifica l'azione esercitata dalla società e che ha come obiettivo la trasformazione del bimbo, tendenzialmente polimorfo e "perverso", in adulto eterosessuale, eroticamente mutilato ma conforme alla Norma.

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